sabato 4 agosto 2007

La Buona Battaglia


di Gìanpaolo Barra

Pubblichiamo il testo della conversazione che Gianpaolo Barra, direttore de "Il Timone" ha tenuto a Radio Maria il 18 marzo 1999, durante la "Serata Sacerdotale" condotta da don Tino Rolfi. Conserviamo lo stile colloquiale e la divisione in paragrafi numerati, utilizzata per i suoi appunti dall'autore.

Oggi tenteremo di riflettere su un aspetto della storia, sulla chiave di lettura della storia. Intendo tanto la nostra storia personale quanto la storia in generale.Possiamo prendere a prestito una nota espressione biblica, "la buona battaglia" per dire che noi cristiani siamo chiamati a condurre a buon fine la "buona battaglia", come scrive san Paolo a Timoteo.
Anche chi si occupa di apologetica, come ogni cristiano, è chiamato a combattere la buona battaglia, ad essere soldato. Un soldato speciale, ovviamente, un soldato di Cristo. E il Catechismo della Chiesa Cattolica ci insegna che noi lo diventiamo con il Sacramento della Cresima.
Oggi, chi si occupa di apologetica viene visto come un soldato. Un uomo che si adopera per difendere la verità della fede, per promuovere la cultura che ne deriva, per apprezzare e far conoscere la storia gloriosa della Chiesa, per difendere la Chiesa stessa dalle contestazioni. È comprensibile che qualcuno si domandi: che bisogno c'è di "soldati" ? Per di più di "soldati di Cnsto" ? Non è forse questa un'espressione bellicosa, un modo di parlare un po' datato, d'altri tempi ?
Proviamo a rispondere. Cristo ha bisogno di "cavalieri", la Chiesa ha bisogno di "militanti", il mondo ha bisogno di soldati di Cristo perchè la vita di ogni uomo, dopo il peccato originale, commesso da Adamo ed Eva, è una vita vissuta in guerra.
Questa verità forte, che oggi spaverità non pochi credenti, emerge in primo luogo dalla Parola di Dio. Essa ci fa comprendere di quale guerra si sta parlando. Sentiamo il libro del Genesi. Dopo aver ceduto alla tentazione del serpente, il Signore Dio si rivolge a satana con queste parole, illuminanti per il tema che stiamo trattando: "Allora il Signore Dio disse al serpente: poiché tu hai fatto questo, su tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche, sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe, questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno" (Gn 3,14-15)
Ecco la prima verità sul senso della storia che stiamo vivendo: a causa del peccato originale, Dio ha posto una inimicizia tra la donna e il serpente, tra la stirpe della donna e la stirpe del serpente. La Chiesa ha sempre insegnato che la donna è Maria Santissima, la Madre di Dio, ma non sbaglia chi crede che la donna sia anche la Chiesa. Ne consegue che stirpe della donna è - in primo luogo - suo Figlio, Gesù. Ma stirpe della donna, della donna-chiesa è anche l'insieme dei fedeli - dei cattolici -, quindi ciascuno di noi. Il serpente è satana e la sua stirpe è l'insieme degli angeli ribelli e degli uomini che scelgono liberamente di servirlo in odio a Dio.
Se diamo ascolto alla Parola di Dio, essa ci svela che noi siamo nati in mezzo ad un combattimento che, iniziato prima di Adamo ed Eva, ai tempi della rivolta degli angeli ribelli, dura fino ai nostri giorni.
In questa guerra è impegnata, con tutte le sue forze, che gli vengono dal suo Capo che è Cristo, la Chiesa Cattolica, quindi ciascuno di noi.
Ora, io so bene che questo modo di ragionare è fuori moda. Viviamo nell'epoca del buonismo, del tutti siamo fratelli, del "volemose bene" ad ogni costo e ricordare quello che ci insegna la Parola di Dio, e cioè che, dopo il peccato originale, siamo in guerra, può impressionare qualcuno. Ma le cose stanno proprio così.
Andiamo avanti. Questa verità cosi forte è sempre stata insegnata dalla Chiesa.
San Paolo scrive ai cristiani di Efeso parole che possiamo considerare rivolte a noi: "Rivestitevi dell'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne ma contro i Principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo, contro gli spinti del male che abitano le regioni celesti" (Ef 6,11-12)
Poniamoci una domanda: "Chi di noi può sentirsi escluso da questo invito rivoltogli dall'Apostolo delle genti a "rivestirsi dell'armatura di Dio" ?
Tutta la vita di san Paolo fu dedicata al combattimento per la Gloria di Dio e la salvezza delle anime. A Timoteo scrive: "Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia. Ho terminato la mia corsa, ho conservato la Fede" (2 Tm 4,6-7)
Poco prima, aveva scritto: 'Questo è l'avvertimento che ti do, figlio mio Timoteo - ascoltiamo questo avvertimento come rivolto a ciascuno di noi - in accordo con le profezie che sono state fatte a tuo riguardo, perchè fondato su di esse, tu combatta la buona battaglia con fede e buona coscienza." (1 Tm 1,18)
Anche San Pietro ci invita alla resistenza di fronte al maligno "Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede." (1 Pt 5,8-9)
È tempo di una prima conclusione. Sono sufficienti queste verità emerse dalla Parola di Dio per avvisarci del senso generale della storia e della nostra storia personale. Siamo immersi in una battaglia, in una situazione di "inimicizia" tra la donna e il serpente.
Sulla scorta dell'insegnamento biblico e dell'illuminante esempio dei suoi santi (ricordiamo s. Agostino, s. Ignazio di Loyola, s. Massimiliano Kolbe), la Chiesa cattolica ha sempre insegnato che ogni suo figlio e chiamato ad essere "Miles Christi", soldato di Cristo.
Nella Costituzione Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II, la Chiesa ci ricorda "Tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre, lotta incominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, nè può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio." (GS 37,2)
Ora, proseguiamo nella nostra riflessione. Diventa fondamentale, se non vogliamo soccombere, sapere dove si sta svolgendo questa battaglia, in quale campo si affrontano i due eserciti, quello di Dio e quello di satana. Quello della Donna e quello del serpente
Il terreno privilegiato di combattimento è l'anima dell'uomo, è l'uomo stesso.
Poiché il demonio non può nuocere a Dio, che odia, ma del Quale conosce bene la superiorità infinita, allora rivolge la propria azione distruttiva verso l'opera di Dio, la creazione e - nella creazione - verso la creatura più eccellente: l'uomo.
E tra il genere umano, il demonio ha un odio particolare verso la creatura più eccelsa: Maria Santissima. Ma anche nei suoi confronti non può fare nulla, quindi si rivolge, odiandoli, contro i suoi figli diletti.
Andiamo avanti. Se il terreno privilegiato di questo combattimento è l'anima dell'uomo, la posta in gioco in questa battaglia è la vita eterna che ci aspetta dopo la morte.
Se non sapremo vincere, se per colpa nostra il demonio dovesse renderci suoi schiavi, la vita eterna che ci aspetta sarà quella disperata e tragicamente dolorosa dell'inferno.
Al contrario, se con l'aiuto della Grazia di Dio, risultassimo vincitori, la vita eterna che ci aspetta è quella del Paradiso, della gioia eterna senza fine.
Le armi che usa il serpente e coloro che lo servono in schiavitù sono le armi della menzogna, dell'omicidio e della tentazione.
Le nostre armi sono quelle della fede, di cui parleremo più avanti.
Noi abbiamo visto all'opera le armi del nemico Soprattutto nel XX secolo, quando il progetto di costruire un mondo nuovo, abitato da un uomo superbamente convinto di poter fare a meno di Dio si è avvicinato alla sua realizzazione.
E abbiamo visto la tragedia delle guerre mondiali e delle guerre nazionali, i campi di concentramento, il totalitarismo comunista e l'arcipelago GuLAG
E vediamo la silenziosa carneficina di bambini innocenti uccisi con l'aborto ancora prima di vedere la luce del sole. In questi ultimi 30 anni, in 173 Paesi del nostro mondo, oltre 1.000.000.000 (un miliardo) di bambini è stato sterminato con l'aborto.
Vogliamo provare a leggere "teologicamente" questo fatto ? Vogliamo avere il coraggio di dire che l'aborto costituisce un sacrificio umano gradito a satana ? Vogliamo avere il coraggio di dire che satana, scimmiottando Dio, vuole i suoi sacrifici e niente gli è più gradito del sacrificio di vittime innocenti, le più innocenti, le più vicine alla innocenza di Gesù ?
Parlando del nemico. Pio XII scriveva agli Uomini di Azione Cattolica d'Italia parole che non hanno perso la loro attualità: "Esso [il nemico] si trova dappertutto e in mezzo a tutti, sa essere violento e subdolo. In questi ultimi secoli ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell'unità nell'organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia, la ragione senza la fede, la libertà senza l'autorità, talvolta l'autorità senza la libertà. È un "nemico" divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo si, Chiesa no. Poi Dio si, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto, anzi non è mai stato" (12-10-1952)
Stando ad un altro grande pontefice, Papa Paolo VI, si direbbe che oggi il nemico sia penetrato da qualche fessura anche nella Chiesa.
In un celebre discorso pronunciato nel 1972, Papa Paolo VI diceva: "Il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio."
Al suo grande amico Jean Guitton, Paolo VI rivelava: "Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia" (Jean Guitton, Paolo VI segreto, pp 152-153)
I risultati di quest'azione sono sotto gli occhi di tutti. In sintesi potremmo enumerarli cosi. In primo luogo confusione dottrinale, offuscamento della verità. Poi sfiducia dei Pastori. Alcuni di essi sono stanchi e sfiduciati. Quindi i fedeli, e gli uomini in generale, hanno perduto il senso del peccato. Non si ha più la consapevolezza che vi sono parole, opere, pensieri e omissioni che offendono Dio e che sono, talvolta, peccati mortali. Anzi, nemmeno si conosce la distinzione tra peccato mortale e peccato veniale. In quarto luogo si è perso lo spirito missionario, il dovere di portare il Vangelo, e non altre dottrine, in tutto il mondo, si è persa la sete di conquistare anime alla causa del Vangelo e della Chiesa.
I nemici di Dio operano per distruggere quello che resta del Cristianesimo e noi abbiamo deposto le armi, convinti che la guerra fosse finita.
Se questa è la situazione, si capisce bene - e cosi rispondiamo alla domanda con la quale abbiamo aperto la nostra riflessione apologetica - perchè Cristo, la Chiesa e il mondo hanno bisogno di soldati.
E c'è bisogno dell'apologetica, cioè della proposizione chiara e semplice delle verità della Fede, della cultura che ne deriva e c'è bisogno di difendere questa verità dalle contestazioni.
Questa è la "buona battaglia".
Quali sono, dunque, le armi che dobbiamo utilizzare ?
Ricordiamo che questa è una guerra speciale, non convenzionale. San Paolo dice che combattiamo "non contro creature fatte di sangue e di carne", ma contro "i dominatori di questo mondo, contro gli spiriti del male".
La preghiera è la prima arma. La frequenza ai sacramenti, alla Confessione e alla santa Comunione, perchè la Grazia di Dio fortifichi la nostra anima e la renda inaccessibile agli attacchi del Nemico. Poi, esercizio e pratica delle virtù.
La seconda arma è la formazione. Dobbiamo conoscere le ragioni della nostra Fede e saperle proporre al prossimo. Dobbiamo conoscere gli errori e le strategie del Nemico per poterle smascherare e denunciare.
Infine, la terza arma è quella dell'apostolato concreto, efficace.
Consapevoli che Gesù ha vinto il mondo e che le porte degli inferi non prevarranno, restiamo fedeli al Vangelo, al Papa e alla Chiesa per ottenere anche noi la vita eterna.
Bibliografia:
Plinio Correa De Oliveira, Rivoluzione e contro-rivoluzione. Cristianità, Piacenza 1977.
Sant'Agostino, La città di Dio. Rusconi, III ed., Milano 1992.
Hubert Jedin, La storia della Chiesa è teologia e storia. Vita e Pensiero, Milano 1968.
Roberto De Mattei, Il crociato del XX secolo. Plinio Correa de Oliveira. Piemme, Casale Monf.to (AL) 1996.
Andrea Sciffo, La cerca senza tempo. Tracce dell' Ordine cristiano. II Cerchio, Rimini 1999.