martedì 27 novembre 2007

Uccidiamo Babbo Natale! Babbo natale, santa Klaus,natale, coca cola e multinazionali


Questo articolo potrebbe benissimo essere intitolato BABBO NATALE CONTRO GESU' BAMBINO leggendo scoprirete il perchè. Quello che però occore ri-affermare, ai cultori del dio panettone, del dio babbo natale, del dio grinch, del dio " lo spirito del natale", è che Gesù Cristo è un avvenimento storico, così come ce lo raccontano i Vangeli così come dimostra l'esperienza della fede. Occorre fare memoria di questa Presenza che nasce per noi, nonostante certe furbate commerciali, nonostante molti il 25 dicembre lo spenderanno pensando solo ai panettoni e ai saldi degli iper-mega super mercati. E' nato, nasce e continuerà a nascere nei secoli dei secoli. Noi intanto Lo preghiamo che abbia misericordia di noi.

di Francesco Mario Agnoli

Santa Klaus ... aveva già fatto la sua apparizione negli States al servizio dell'ufficio marketing della Coca-Cola, che nel 1931 l'aveva commissionato ad un tale Haddon Sundblom. Questo pittore svedese-americano, ispiratosi per il volto e la figura ad un suo amico camionista, aveva in quell'anno soddisfatto nel migliore dei modi le esigenze del committente anche col sostituire al tradizionale vestito verde del vecchio ed innocuo Santa Klaus, uno bianco e rosso: i colori della Coca-Cola.
Scopro in un sito web che in Austria opera il Verein pro Christuskind (http://www.pro-christkind.org/), cioè una lega o circolo che si propone di riportare al centro del Natale, festa della famiglia, il Bambino Gesù, espellendone quel barbuto grassone vestito di rosso, in sospetto di ubriachezza per le guance rubizze, che, usurpando il nome di Santa Klaus e, nei paesi latini, di Natale (babbo Natale, pére Noel et similia), l'ha degradato a festa dei regali. Il comando delle operazioni è in Austria, ma il campo di battaglia ha gli stessi confini dell'opulento Occidente e comunque dell'Europa, perché si tratta anche di mantenere (o recuperare) le nostre tradizioni natalizie (Wir mochten unsere Tradition des Christkinds erhalten, ohne dabei andere Traditionen zu verdrangen, si legge nella manifesto programmatico dell'associazione) e, difatti, le prime operazioni hanno avuto luogo in quei paesi nei quali al Bambino Gesù i genitori affidavano il compito di portare piccoli doni ai bambini nella Notte Santa: Austria, Svizzera e Germania (in quest'ultimo un sacerdote di Francoforte, Eckard Bieger, che presumo collegato alla società austriaca, ha preso esempio dai manifesti contro l'energia atomica e ha diffuso un gran numero di adesivi con la scritta This is a Santa-free zona).
Quando sono nato Santa Klaus (versione consumistica di quel San Nicola da Bari, che in alcune zone d'Europa legate a questa tradizione, dall'estremo nord all'estremo sud, la notte del 6 dicembre di ogni anno percorreva le campagne lasciando qualche dolcetto nelle scarpe o negli zoccoli dei bambini buoni) aveva già fatto la sua apparizione negli States al servizio dell'ufficio marketing della Coca-Cola, che nel 1931 l'aveva commissionato ad un tale Haddon Sundblom. Questo pittore svedese-americano, ispiratosi per il volto e la figura ad un suo amico camionista, aveva in quell'anno soddisfatto nel migliore dei modi le esigenze del committente anche col sostituire al tradizionale vestito verde del vecchio ed innocuo Santa Klaus, uno bianco e rosso: i colori della Coca-Cola.
In realtà, pur se non sono esattamente coetaneo di quel barbuto clone di un peraltro innocente camionista statunitense poco ci manca. Ciò non toglie che quella piccola differenza di età e le distanze geografiche e culturali, all'epoca, con la globalizzazione appena in fasce, assai più rilevanti e decisive di oggi, abbiano salvato le mie notti di Natale, pur cariche di attesa per i doni da trovare al mattino davanti al presepe, dalla ingombrante presenza del ciccione rosso-vestito.
Debbo purtroppo confessare la mia ignoranza circa le antiche ed autentiche tradizioni bolognesi a proposito di strenne (posso soltanto supporre, prendendo spunto dalla tuttora esistente e vivace fiera che porta il suo nome, che a Bologna, dove sono nato, la benefattrice dei bambini buoni fosse, in occasione della sua ricorrenza, il 13 dicembre, la giovane martire siracusana Lucia). Nella borgatella della collina romagnola di mia madre i bambini dipendevano in tutto e per tutto per i regali dalla nostrana, rustica Befana, che, nel primo decennio del secolo XX, non ancora iscritta d'autorità al partito fascista, appendeva alla cappa del camino calzerotti riempiti (in genere parsimoniosamente) con cioccolatini e caramelle oppure (in città, in campagna queste raffinatezze erano sconosciute), per i meno buoni, con pezzi di carbone, una specie di antracite, che tuttavia, dopo la prima delusione quasi sempre si rivelava commestibile e composta di zucchero mascherato. Mio padre, rimasto orfano di entrambi i genitori in tenerissima età, non aveva probabilmente nemmeno conosciuto le tradizioni natalizie della sua Liguria. Di conseguenza, il mondo del Natale nel quale si riconosceva, per effetto dei suoi studi e dei periodi trascorsi in Germania, era quello tedesco anche se cattolicamente corretto con la preferenza per il presepio in luogo del sempre verde Tannenbaum. Fatto sta che a portarmi i doni era, come per i bambini del Verein pro Christuskind, lo stesso Gesù Bambino, adeguatamente rifornito dalle officine e dalle pasticcerie, dove lavoravano centinaia di biondi angioletti (conservo ancora, nella versione italiana, La cucina del cielo, un libriccino che descriveva, in versi ed immagini, le laboriose operazioni degli angeli pasticcieri, pubblicato nel 1933 a Monaco dall' editore Joseph Mueller).
Del resto, quali che fossero le tradizioni locali, non ero il solo a trovarmi in questa situazione. La maggior parte dei bambini di mia conoscenza che condividevano con me il privilegio di ricevere regali non solo per l'Epifania (questo ormai accadeva a tutti o quasi, perché alla Befana casalinga si era adesso aggiunta o sostituita quella iscritta al PNF, che si presentava in carne ed ossa alla locale Casa del Fascio) ma anche nella notte di Natale, li attendevano dal Bambino Gesù.
E' vero che un moralista potrebbe avere da ridire su questa mescolanza di sacro e profano e trovare qualcosa di riduttivo e addirittura di pericoloso nell'attribuire a Gesù, sia pure bambino, un ruolo che non gli compete e che in effetti non svolge, come i destinatari dei suoi doni necessariamente scoprivano non appena usciti dalle favolose nebbie della prima infanzia. Tuttavia non mi risulta che nessuno abbia perso la fede per avere scoperto che non era stato Gesù Bambino a lasciare i doni davanti al presepio o sotto l'albero e la giocosa bugia (se bugia la si vuole definire) aveva comunque il pregio di collocarlo unico protagonista al centro della festa natalizia senza sostituirlo o accompagnarlo col falso-sorridente servitore di Mammona, padrone rigoroso ed esclusivo, che non può essere servito assieme a Dio.
Con questi precedenti e con l'antica avversione per il consumismo in genere e per quello natalizio in particolare la mia adesione all'iniziativa austriaca non può essere che totale.
E allora togliamolo di mezzo questo clone di camionista, questo pseudo-santo pubblicitario, che, oltre tutto, per meglio svolgere i suoi compiti pubblicitari da qualche tempo ha cominciato a riprodursi in una variegata schiera di doppi, alcuni dei quali di sesso femminile, dotati delle allettanti sembianze di veline e letterine..
Il modo più semplice e sbrigativo per liberarsene sarebbe di sparargli un colpo di pistola dritto al cuore, fare un falò della sua slitta e mandare libere per le tundre della Lapponia o le foreste di betulle della Finlandia le renne costrette a servirlo.
Purtroppo questa procedura spiccia è resa impossibile dal fatto che nonostante gli sforzi della Walt Disney Babbo Natale non possiede un cuore. Di conseguenza è necessario scegliere metodi più lenti, ma, si spera, ugualmente efficaci. Sforacchiarlo con mille piccoli colpi, come, appunto, gli adesivi che lo pongono al bando, attraverso quel suo ridicolo vestito rosso in modo da praticargli migliaia di forellini dai quali possa defluire, invece di sangue, il gas o il nulla che lo gonfiano e lo fanno svolazzare per i cieli come uno zeppelin pubblicitario.
Soprattutto si dovrà fare attenzione a non lasciarsi commuovere dalle lagrime dei bambini. Ricordarsi che si tratta d'innocenti ingannati, di piccoli consumatori che, proprio grazie al doppio oscuro di San Nicola, vengono allevati e ingrassati per formarne le future mandrie da sacrificare sulle are non del commercio, ma dei bisogni indotti, delle necessità superflue, dei desideri stravaganti ed insaziabili., che appena soddisfatti si riproducono moltiplicati per fare girare la cosiddetta macchina del progresso, il cui moto verso la finale, immancabile rovina si accelera di giorno in giorno grazie anche a macchinisti folli e incompetenti come il bianco barbuto Babbo Natale.
Wir mochten, dass auch unsere kinder die Chance haben, unsere Traditionen kennen zu lernen, scrivono i membri dell'austriaco Verein e, difatti, la sparizione di Babbo Natale non toglierà l'ansia festosa dell'attesa dai loro occhi, né il sorriso dalle loro labbra, ma, al contrario, li renderà più sereni, più veri, più capaci di resistere alle ingiurie del tempo e della vita, perché si fonderanno in un unico completo e vero universo le due dimensioni ora tenute separate e contrapposte, e, ai fini di quell'attesa e di quel sorriso, il più modesto dei doni avrà, grazie alle piccole mani portatrici di amore e di pace da cui simbolicamente proviene, esattamente lo stesso valore del più grande.
Noi che abbiamo la fortuna di averlo provato abbiamo il dovere (io ho cercato di adempierlo coi miei figli, adesso, a loro volta, padri e madri) di liberare i genitori delle generazioni che ci hanno seguito e i loro figli dalle catene solo apparentemente dorate dell'omino che, a dispetto del sorriso bonario, al posto del cuore ha una macchina calcolatrice e una postazione bancomat perennemente in funzione.

Il Presepe è un segno di cultura e di fede



VATICANO - Papa: il presepe è un segno di cultura e di fede

2 Dicembre 2004 - da www.asianews.it

Nei giorni scorsi in Italia ha fatto scalpore la notizia che in alcune scuole non si prepara il presepio per rispetto verso studenti di altre religioni, in particolare musulmani. Nel dibattito che ne è sorto , molti musulmani si sono dichiarati a favore del presepio, dato che l’Islam venera Gesù come profeta. Personalità ecclesiastiche hanno precisato che chi vuole cancellare il presepio dalle scuole è in realtà mosso non da rispetto verso i musulmani, ma da idee laiciste, che confondono la tolleranza con il relativismo delle idee.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Giovanni Paolo II riafferma il valore del presepe. Parlando prima dell’Angelus, il papa ha definito la rappresentazione della natività di Gesù come “un elemento della nostra cultura e dell’arte, ma soprattutto un segno di fede in Dio, che a Betlemme è venuto ‘ad abitare in mezzo a noi’ (Gv 1,14)”.In piazza san Pietro erano presenti ragazzi e ragazze di Roma per la tradizionale benedizione della statuetta del “Bambinello”, che verrà posta nel presepio.
Nei giorni scorsi in Italia ha fatto scalpore la notizia che in alcune scuole non si prepara il presepio per rispetto verso studenti di altre religioni, in particolare musulmani. Nel dibattito che ne è sorto , molti musulmani si sono dichiarati a favore del presepio, dato che l’Islam venera Gesù come profeta. Personalità ecclesiastiche hanno precisato che chi vuole cancellare il presepio dalle scuole è in realtà mosso non da rispetto verso i musulmani, ma da idee laiciste, che confondono la tolleranza con il relativismo delle idee.
Ecco quanto ha detto il papa prima della preghiera mariana:
“Si avvicina la festa del Natale e in molti luoghi è già in allestimento il presepe, come qui in Piazza San Pietro. Piccolo o grande, semplice o elaborato, il presepe costituisce una familiare e quanto mai espressiva rappresentazione del Natale. È un elemento della nostra cultura e dell’arte, ma soprattutto un segno di fede in Dio, che a Betlemme è venuto "ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14).
Come ogni anno, tra poco benedirò i Bambinelli, che nella Notte Santa verranno collocati nei presepi, dove si trovano già san Giuseppe e la Madonna, silenziosi testimoni d’un sublime mistero. Con il loro sguardo d’amore essi ci invitano a vegliare e pregare per accogliere il divino Salvatore, il quale viene a recare al mondo la gioia del Natale.
Questa stessa gioia ci esorta a pregustare l’odierna terza domenica di Avvento, chiamata domenica "Gaudete". Domandiamo alla Vergine dell’attesa che sia vivo nei cristiani e in tutti gli uomini di buona volontà il desiderio di incontrare il Signore ormai vicino”.Copyright © 2003 AsiaNewsTutti i diritti riservati

25 dicembre è data storica


di Tommaso Federici

tratto da 30 Giorni, anno XVIII, novembre 2000, p. 63-68.

Non fu una scelta arbitraria per soppiantare antiche feste pagane. Recenti scoperte avvalorano l’attendibilità storica della data del Natale. Quando la Chiesa celebra la nascita di Gesù nella terza decade di dicembre, attinge all'ininterrotta memoria delle prime comunità cristiane riguardo ai fatti evangelici e ai luoghi in cui accaddero. Tommaso Federici, professore emerito di teologia biblica, fa il punto su indizi e recenti scoperte che confermano la storicità della data del Natale Un preambolo In genere si assumeva e si assume senza discutere la notizia già antica secondo cui la celebrazione del Natale del Signore nella prima metà del secolo IV fu introdotta dalla Chiesa di Roma per motivi ideologici. Infatti sarebbe stata posta al 25 dicembre per contrastare una pericolosa festa pagana, il Natale Solis invicti (fosse Mitra, come è probabile, o fosse una titolatura di un imperatore romano). Tale festa era stata fissata al solstizio invernale (21-22 dicembre), quando il sole riprendeva il suo corso trionfale verso il suo sempre maggiore risplendere. Quindi in ambito cristiano, risalendo di 9 mesi, si era posta al 25 marzo la celebrazione dell'annuncio dell'Angelo a Maria Vergine di Nazareth, e la sua Immacolata Concezione del Figlio e Salvatore. In conseguenza, sei mesi prima della nascita del Signore si era posta anche la memoria della nascita del suo precursore e profeta e battezzatore Giovanni. D'altra parte, l'Occidente cristiano non celebrava l'annuncio della nascita di Giovanni al padre, il sacerdote Zaccaria. Che invece, e da lunghissima data, è commemorato nell'Oriente siro alla prima domenica del "Tempo dell'Annuncio (Sûbarâ)", che comprende in altre cinque domeniche l'annunciazione a Maria Vergine, la visitazione, la nascita del Battista, l'annuncio a Giuseppe, la genealogia del Signore secondo Matteo. L'Oriente bizantino, e sempre da data immemoriale, celebra invece al 23 settembre anche l'annuncio a Zaccaria. Si hanno in successione quattro date evangeliche che inseguendosi si intersecano, ossia I) l'annuncio a Zaccaria e II) sei mesi dopo l'annunciazione a Maria, III) rispettivamente nove e tre mesi dopo le prime due date, la nascita del Battista, e IV) rispettivamente sei mesi dopo quest'ultima data, e naturalmente nove mesi dopo l'annunciazione, la Nascita del Signore e Salvatore. Il referente per così dire "liturgico" di tutto questo sarebbe quindi il Natale del Signore, al 25 dicembre, sulla cui base, si assume, furono disposte le feste dell'annunciazione nove mesi prima, e della nascita del Battista sei mesi prima. Gli storici e i liturgisti su questo svolgono diverse ipotesi più o meno accolte. Il problema è che già nei secoli II-IV erano state avanzate diverse datazioni, che tenevano conto di computi astronomici, o di idee teologiche. Una data "storica" esterna, ossia che non fosse biblica, patristica e liturgica, e che portasse una conferma agli studiosi, non era ancora conosciuta. Un riferimento: l'annuncio a Zaccaria Luca ha una certa sua cura di situare la storia. Così ad esempio cita "l'editto di Cesare Augusto" per il lungo censimento di Quirino (circa il 7-6 a. C.), durante il quale avvenne la nascita del Signore (Lc 2, 1-2). Inoltre rimanda all'anno quindicesimo di Tiberio Cesare (circa il 27-28 d. C.), quando Giovanni il Battista cominciò la sua predicazione preparatoria del Signore (Lc 3, 1). E annota: "E lo stesso Gesù era cominciante [il suo ministero dopo il Battesimo, Lc 3, 21-22] quasi di anni 30" (Lc 3, 23), di fatto avendo circa 33 o 34 anni. Secondo la sua suggestiva narrazione evangelica, lo stesso Angelo del Signore, Gabriele, sei mesi prima dell'annunciazione a Maria (Lc 1, 26-38), alla conclusione della solenne celebrazione sacrificale quotidiana aveva annunciato nel santuario all'anziano sacerdote Zaccaria che la sua sposa, sterile e anziana, Elisabetta, avrebbe concepito un figlio, destinato a preparare un popolo a Colui che doveva venire (Lc 1, 5-25). Luca si preoccupa di situare questo fatto con una precisione che rimanda a un dato conosciuto da tutti. Così narra che Zaccaria apparteneva alla "classe [sacerdotale, ephêmería] di Abia" (Lc 1, 5), e mentre gli appare Gabriele "esercitava sacerdotalmente nel turno [táxis] del suo ordine [ephêmería]" (Lc 1, 8). Così rimanda a un fatto generale senza difficoltà, e a uno specifico e puntuale, che presenta un problema. Il primo fatto, noto a tutti, era che nel santuario di Gerusalemme, secondo la narrazione del cronista, David stesso aveva disposto che i "figli di Aronne" fossero distinti in 24 táxeis, ebraico sebaot, i "turni" perenni (1 Cr 24, 1-7.19). Tali "classi", avvicendandosi in ordine immutabile, dovevano prestare servizio liturgico per una settimana, "da sabato a sabato", due volte l'anno. L'elenco delle classi sacerdotali fino alla distruzione del tempio (anno 70 d. C.) secondo il testo dei Settanta era stabilito per sorteggio, così: I) Iarib, II) Ideia, III) Charim, IV) Seorim, V) Mechia, VI) Miamin, VII) Kos, VIII) Abia, IX) Giosuè, X) Senechia, XI) Eliasib, XII) Iakim, XIII) Occhoffa, XIV) Isbaal, XV) Belga, XVI) Emmer, XVII) Chezir, XVIII) Afessi, XIX) Fetaia, XX) Ezekil, XXI) Iachin, XXII) Gamoul, XXIII) Dalaia, XXIV) Maasai (l'elenco, in 1 Cr 24, 7-18). Il secondo fatto è che Zaccaria quindi apparteneva al "turno di Abia", l'VIII. Il problema che pone questo è che Luca scrive quando il tempio è ancora in attività, e quindi tutti potevano conoscere le sue funzioni, e non annota "quando" stava in esercizio il "turno di Abia". Inoltre, non dice in quale dei due avvicendamenti annuali Zaccaria ricevette l'annuncio dell'Angelo nel santuario. E sembra che lungo i secoli nessuno abbia avuto cura di riportare la memoria, o di fare qualche ricerca. La stessa Comunità madre, la Chiesa di Gerusalemme, giudeo-cristiana di lingua aramaica, che tradizionalmente (almeno per due secoli) era guidata dai parenti di sangue di Gesù, Giacomo e i suoi successori, non sembra che si curasse di questo particolare, che per i contemporanei andava da sé. Il "turno di Abia" con data certa Nel 1953 la grande specialista francese Annie Jaubert, nell'articolo «Le calendrier des Jubilées et de la secte de Qumran. Ses origines bibliques», in «Vetus Testamentum», Suppl. 3 (1953) pp. 250-264, aveva studiato il calendario del Libro dei Giubilei, un apocrifo ebraico assai importante, che risaliva alla fine del sec. II a.C. Ora numerosi frammenti di testo di tale calendario, ritrovati nelle grotte di Qumran, dimostravano non solo che esso era stato fatto proprio dagli Esseni che lì vivevano (circa sec. II a. C.-sec. I d. C.), ma che esso era ancora in uso. Detto calendario è solare, e non dà nomi ai mesi, ma li chiamava con il numero di successione. La studiosa aveva pubblicato poi su questo diversi altri articoli importanti; vedi anche la sua voce "Calendario di Qumran", in "Enciclopedia della Bibbia" 2 (1969) pp. 35- 38. E in una celebre monografia, "La date de la Cène, Calendrier biblique et liturgie chrétienne", Études Bibliques, Paris 1957, aveva anche ricostruito la successione degli eventi della settimana santa, individuando in modo convincente (salvo dissensi di qualcuno) al martedì, e non al giovedì, la data della cena del Signore. Da parte sua, anche lo specialista Shemarjahu Talmon, dell'Università Ebraica di Gerusalemme, aveva lavorato sui documenti di Qumran e sul calendario dei Giubilei, ed era riuscito a precisare lo svolgersi settimanale dell'ordine dei 24 turni sacerdotali nel tempio, allora ancora in funzione. I suoi risultati erano consegnati nell'articolo "The Calendar Reckoning of the Sect from the Judean Desert. Aspects of the Dead Sea Scrolls", in "Scripta Hierosolymitana", vol. IV, Jerusalem 1958, pp. 162-199; si tratta di uno studio accurato e importante, ma, si deve dire, passato pressoché inosservato dal grande circuito, ma non ad Annie Jaubert. Ora, la lista che il professor Talmon ricostruisce indica che il "turno di Abia (Ab-Jah)", prescritto per due volte l'anno, ricorreva così: I) la prima volta, dall'8 al 14 del terzo mese del calendario, e II) la seconda volta dal 24 al 30 dell'ottavo mese del calendario. Ora, secondo il calendario solare (non lunare, come è l'attuale calendario ebraico), questa seconda volta corrisponde circa all'ultima decade di settembre. Come annota anche Antonio Ammassari, "Alle origini del calendario natalizio", in "Euntes Docete" 45 (1992) pp. 11-16, Luca, con l'indicazione sul "turno di Abia", risale a una preziosa tradizione giudeo-cristiana gerosolimitana, che da narratore accurato di storia (Lc 1, 1-4) ha rintracciato, e offre la possibilità di ricostruire alcune date storiche. Così il rito bizantino al 23 settembre fa memoria dell'annuncio a Zaccaria, e conserva una data storica certa, e pressoché precisa (forse con un decalco di uno o due giorni). Date storiche del Nuovo Testamento La principale datazione storica sulla vita del Signore verte sull'evento principale: la sua resurrezione nel resoconto unanime dei quattro Evangeli (e del resto della Tradizione apostolica del Nuovo Testamento, vedi 1Cor 15, 3-7) avvenne all'alba della domenica 9 aprile dell'anno 30 d.C., data astronomica certa, e quindi quella della sua morte avvenne circa alle 15 pomeridiane del venerdì 7 aprile del medesimo anno 30. Secondo i dati ricavati dall'indagine recente come sopra accennata, viene un intreccio impressionante di altre date storiche. Il ciclo di Giovanni il Battista ha la data storica accertata (circa) del 24 settembre del nostro calendario gregoriano dell'anno 7-6 a. C. per l'annuncio divino concesso a suo padre Zaccaria. Nel computo attuale, sarebbe nell'autunno dell'1 a. C., ma si sa che dal VI secolo vi fu un errore di circa sei o cinque anni sulla data reale dell'anno della nascita del Signore. La nascita di Giovanni il Battista nove mesi dopo (Lc 1, 57-66), (circa) il 24 giugno, è una data storica. Ma allora, nel ciclo di Cristo Signore, che Luca pone in forma di un dittico speculare con quello del Battista, l'annunciazione a Maria Vergine di Nazareth "nel mese sesto" dopo la concezione di Elisabetta (Lc 1, 28) risulta come un'altra data storica. E in conseguenza, e finalmente, è una data storica la nascita del Signore al 25 dicembre, ossia 15 mesi dopo l'annuncio a Zaccaria, nove mesi dopo l'annunciazione alla Madre sempre vergine, sei mesi dopo la nascita di Giovanni il Battista. La santa circoncisione otto giorni dopo la nascita, secondo la legge di Mosè (Lev 12, 1-3), è una data storica. E così, quaranta giorni dopo la nascita, il 2 febbraio, la "presentazione" del Signore al tempio sempre secondo la legge di Mosè (Lev 12, 4-8), che segna l'hypapantê, l'Incontro con il suo popolo, è una data storica. "Problemi liturgici" La data del Natale ha intorno un nugolo di problemi. Anzitutto viene il fatto che in alcune Chiese si cumulò e talvolta si confuse il 25 dicembre con il 6 gennaio, giorno che cumulava la memoria degli eventi che contornavano la nascita del Salvatore. Poi, soprattutto, la non chiara distinzione tra memoria di un fatto, che può durare generazioni, la devozione intorno a questo fatto, che si può esprimere con un culto non liturgico, e l'istituzione di una festa "liturgica" con data propria e con una vera e propria ufficiatura, che comprende la liturgia delle ore sante e quella dei divini misteri. Qui va tenuto conto, come invece in genere si trascura, dell'incredibile memoria delle comunità cristiane quanto a eventi evangelici, e ai luoghi che videro il loro verificarsi. L'Annunciazione, ad esempio, era entrata nella formulazione di alcuni "Simboli battesimali" più antichi già nel secolo II. Essa nella medesima epoca fu rappresentata nell'arte cristiana primitiva, come nella catacombe di Priscilla. A Nazareth stessa, come ormai ha dimostrato splendidamente l'archeologia, il luogo dell'Annunciazione fu conservato e venerato senza interruzione dalla comunità locale, e fu visitato da un ininterrotto afflusso di pellegrini devoti, che lungo i secoli lasciarono anche graffiti e scritte commoventi, fino ai giorni nostri. Quando si avviò il culto "liturgico" della Madre di Dio, nel V secolo inoltrato, si ebbe la grande festa "liturgica" dell'Euaggelismós, l'annunciazione a Maria. Questa acquistò tale straordinaria risonanza che in Occidente i Padri la annoverarono tra i "primordi della nostra redenzione" (con il Natale, i Magi e le nozze di Cana), e in Oriente fu considerata così solenne e quasi soverchiante, che la sua data nel rito bizantino abolisce la domenica e perfino il giovedì santo, cede solo al venerdì santo, e se cade alla domenica della Resurrezione divide la celebrazione così che si celebra metà del Canone pasquale e metà del Canone dell'Annunciazione. A Betlemme già prima della costruzione della Basilica costantiniana (primo trentennio del IV secolo), la comunità cristiana aveva conservata la memoria e la venerazione ininterrotte del luogo della nascita del Signore. In Egitto la Chiesa copta conserva con ininterrotta devozione la memoria dei luoghi dove la santa famiglia sostò nella sua fuga (Mt 2, 13-18), dove furono costruite chiese ancora officiate. Si può parlare qui dei luoghi santi della Palestina, in specie quelli di Gerusalemme: dell'Anástasis, la Resurrezione (così riduttivamente chiamato "santo sepolcro") e del Golgota, del Cenacolo, del "Monte della Galilea" che è quello dell'Ascensione, del Getsemani, di Betania, della piscina probatica (Gv 5, 1-9), dove fu costruita una chiesa, del luogo della "Dormizione" della Madre di Dio nel Cedron, e così via. Su tutti questi luoghi esiste una documentazione preziosa, impressionante e ininterrotta lungo i secoli fino a noi, dei pellegrini che li visitarono sempre con gravi sacrifici e pericoli, e lasciarono descrizioni e resoconti scritti della venerazione di cui erano oggetto, e degli usi della devozione degli abitanti e degli altri visitatori. Il problema di grande interesse qui è la scelta delle date per le celebrazioni "liturgiche" vere e proprie. Quanto alla celebrazione "liturgica", nel senso visto sopra, del Signore, della sua Madre sempre vergine, di Giovanni il Battista, si trattò di scelte arbitrarie, provenienti da ideologie o da calcoli ingegnosi? Non pare. Il 23 settembre e il 24 giugno per l'annuncio e la nascita di Giovanni il Battista, e il 25 marzo e il 25 dicembre per l'annunciazione del Signore e per la sua nascita, non furono arbitrarie, e non provengono da ideologie di riporto. Le Chiese avevano conservato memorie ininterrotte, e quando decisero di renderle celebrazioni "liturgiche" non fecero che sanzionare un uso immemoriale della devozione popolare. Va tenuto conto anche del fatto poco notato che le Chiese si comunicavano le "date" delle loro celebrazioni, e così ad esempio quelle delle "deposizioni dei martiri", che chiamavano il "natale dei martiri" alla gloria dei cielo. Per le grandi ricorrenze, come le feste del Signore, degli apostoli, dei martiri, dei santi vescovi delle Chiese locali, e dal secolo V anche di quelle della Madre di Dio, le Chiese adottarono volentieri le proposte delle Chiese sorelle. In pratica, pressoché tutte le grandi feste del Signore e della Madre di Dio vengono dall'Oriente palestinese, e, furono accettate con grande entusiasmo dalle Chiese dell'Impero, e prima dei grandi scismi del V secolo, anche dall'immensa cristianità dell'Impero parto. Il Natale, come sembra, venne da Roma, e fu accettato, sia pure con qualche esitazione, da tutte le Chiese. Con questo, si vuole dire che le Chiese avevano la possibilità di controlli e di verifiche, e va detto che gli antichi padri nostri non erano affatto creduloni, ma spesso giustamente diffidenti, così da respingere ogni tentativo illecito e illegittimo di culto "non provato". L'evangelista Luca in tutto questo ha una parte non piccola, quando con opportuni e abili accenni rimanda a luoghi ed eventi e date e persone.

La cultura dominata. Le ideologie del '900 e le loro radici anticristiane



Ciclo di incontri “La Cultura Dominata”.

Venerdì 30 Novembre, ore 21.00,presso la sala della chiesa di San Martino I Papa,via Veio 37, zona San Giovanni, Roma; incontro sul tema:

LE IDEOLOGIE DEL ‘900 E LE LORO RADICI ANTICRISTIANE
Interverrà:- Adolfo Morganti, storico e saggista.


Tema dell’incontro:“La storia del ‘900 è stata in gran parte la storia di quelle ideologie che,con la scusa di cancellare Dio, hanno cancellato e imprigionato l’uomo e la sua natura. Una vicenda fatta di utopie e di sangue, di sogni prometeici e di macabre realtà, che va capita nella sua logica lucida e delirante.Per non dimenticare”.



- Ass. Cult. “Identità Europea area Lazio” (http://www.identitaeuropea.org/)

- Casa Editrice “Il Cerchio” (http://www.ilcerchio.it/)

- Libreria Caffè Letterario “Aquisgrana” (www.aquisgrana.org)

domenica 21 ottobre 2007

Contro Halloween: la macabra festa delle zucche vuote




Ancora pochi giorni e le strade della nostra città, la notte di Ognissanti, si riempiranno di diavoli, streghe e teschi. Insomma c'è da stare tranquilli!!! Riproponiamo qui di seguito alcuni testi utili per un giusto discernimento su cosa sia in realtà Halloween. Abbiamo molti motivi per riflettere su questa strana festa:
1) La passività sociale che vige in nome del divertimento alienante. E la passività anche cristiana difronte a simili manifestazioni
2) Lo svilimento della solennità di Tutti i Santi e della commemorazione dei fedeli defunti. Halloween trasforma la solennità liturgica da festa di luce a festa dell'ombra e della magia evocatrice. Come il Babbo Natale ed il ferragosto inaugura così una festa ideologica ridotta a pura esteriorità.
3) Povertà spirituale e pericolosità simbolica evocatrice.
4) Crescita in modo drammatico di stregoneria, paganesimo e satanismo soprattutto fra le classi più giovani.
5) Festa indirizzata all'immaginario infantile con sponsor che vanno dalla Coca-Cola al McDonalds fino alla Disney.
Di fronte a questo rispondiamo nelle nostre parrocchie e diocesi con l'invito che ha fatto Padre Gabriele Amorth:
1) celebrare la Santa Messa per offrire al Signore attraverso l’Eucarestia, una riparazione a questa “orrenda” festa, e di accostarsi tutti a prendere l’Eucarestia;
2)Recitare il Rosario, meglio se in Famiglia, in Parrocchia, anche attraverso l’ascolto di Radio Maria (per gli orari della recita del Rosario vai su www.radiomaria.it). Se proprio siete impossibilitati, recitatelo da soli;
3) Alla fine della Santa Messa recitare la Coroncina della Divina Misericordia, per chiedere perdono al Signore.
Difendiamo la nostra tradizione da queste forme perverse.
Federico Intini
Ass. Studi Cavallereschi San Giuseppe da Leonessa
Halloween festa anticristiana
a cura di Don Guglielmo Fichera
HALLOWEEN: FESTA DELL’IGNORANZA E DELLA SUPERSTIZIONE
"NO" ALLA RIDICOLA FESTA DELLE ZUCCHE... VUOTE!!

Non è più giusto e più rispettoso della fede cristiana almeno spostare la data di questa festa di Halloween, non farla cioè coincidere con le due significative feste cristiane di tutti i Santi e dei fedeli defunti?
UNA PREMESSA
Non basta affermare con superficialità: "È solo un modo di divertirsi... è come se fosse un altro carnevale", senza valutare bene le sue radici culturali, le sue implicazioni esoteriche, il suo clima ambiguo e la sua risultante di apertura, più o meno dichiarata, alla mentalità magica.
1) Possibile che non ti sembra assurdo mettere sullo stesso piano maschere come quelle di Pulcinella, Arlecchino, Colombina, il dottor Balanzone, ecc. che hanno alle spalle una letteratura, una storia dell’arte e una storia del teatro significativa e positiva, con maschere che mirano solo ad esaltare un clima negativo, un clima macabro, fatto di horror, di stregonesco, di occulto, agganciandosi e diffondendo una pericolosa e deleteria cultura magica?
2) Possibile che tutti quei simboli dell’Horror (pipistrelli, streghe, fantasmi, vampiri, morti che tornano, ecc.) non hanno suscitato in te almeno una giusta perplessità?
3) Possibile che l’unico modo per divertirsi è riesumare LA FIERA DELL’HORROR? Bisogna per forza divertirsi (sic!) solo con diavoli, fantasmi, streghe, pipistrelli, e quanto altro di lugubre viene propinato?
Halloween, per esplicita ammissione dei suoi sostenitori è una festa pagana a cui sono stati aggiunti elementi tratti dalla cultura esoterica, magica, stregonesca, il tutto mascherato ipocritamente (e con studiata doppiezza) sotto la forma della festa, del divertimento, delle mangiate godereccie e delle frenesie di gruppo; in modo che quando qualcuno, meno "addormentato", punta il dito contro gli sconcertanti "aspetti horror" e magici di questo rito che ci è stato imposto, i fanatici della festa (a chi?) con un sorrisetto sarcastico e malizioso si giustificheranno dicendo: "Ma è solo un po’ di divertimento!" Noi ci chiediamo e vi chiediamo: qual è la necessità di riesumare una festa pagana? A cosa mira questo ritorno al paganesimo, che non è unico nella nostra società? Per quale motivo bisogna legare un sano divertimento ad un deleterio horror, ad una festa esoterica, magica, stregonesca, con tanto di travestimenti da diavoli, streghe, fantasmi, pipistrelli? Quando in una società cala (o si fa calare) il cristianesimo, sale lo spazio occupato dalla SUPERSTIZIONE!
A) Noi pensiamo che come esiste nella cultura normale, una "introduzione alla filosofia", una "introduzione alla sociologia", ecc., questi riti di massa, (non solo Halloween, ma anche altri, in altri modi e in altri campi) sono un tentativo di introduzione nell’opinione pubblica di un atteggiamento favorevole alla mentalità magico-esoterica. Quindi fanno da apripista per successive manipolazioni. B) È necessario contestualizzare questa pseudo-festa. Halloween non è un tentativo di "colonizzazione" magica, isolato. Questa pseudo-festa è solo uno degli svariati modi con cui si tenta di introdurre questa mentalità esoterica, estranea ed ostile al cristianesimo, nella nostra cultura e nei nostri costumi. Per realizzare questa strategia vengono utilizzati più mezzi, come la letteratura, i films e persino pubblicazioni specializzate che si vendono ora, addirittura in edicola. Contemporaneamente, nella società, pullulano "santoni" e "sensitivi". C) Naturalmente, tutti questi svariati modi, compreso Halloween, sono solo una "rete gettata", con cui si introducono occasioni, che possono prestarsi a successivi coinvolgimenti nella mentalità magica. Noi pensiamo che coloro che intendono diffondere questa mentalità magico-esoterica nell’opinione pubblica, procedano per gradi e per tentativi successivi. Si comincia con lo scherzo, col romanzo-fumettone che fa sognare, col film divertente e accattivante. Se si imbattono in UN CRISTIANESIMO AUTENTICO, VIGILE E VIGOROSO, si fermano e rimandano alla prossima occasione e modalità. Se invece trovano un CRISTIANESIMO ANNACQUATO, SECOLARIZZATO, MODERNISTA, CULTURALMENTE FRAGILE E COMPROMESSO, allora diffondono apertamente e in modo molto esteso, le loro forme "alternative" al cristianesimo e ben presto passano alla più grave tappa successiva. Halloween, per altro, è diventata anche un colossale business economico, con un giro enorme di soldi che arricchisce speculatori e mestieranti. Per tutti questi motivi messi insieme e per tutte le argomentazioni registrate in questo volantino, diciamo "NO!" a questa festa dell’ignoranza e della superstizione.

PRUDENZA CONTRO GLI INGANNI
Esiste in atto un tentativo di introdurre e diffondere in vari modi, una contro-cultura alternativa fondata sulla mentalità magica ed esoterica. Si mira allora in vari modi a creare un atmosfera di simpatia intorno alla magia, a farla apparire buona, utile, addirittura… divertente, per spingere ad abbassare la guardia e la prevenzione naturale e giusta che l’opinione pubblica ha nei suoi riguardi. Questa cosiddetta "festa di Halloween" è solo uno dei modi (non certamente il solo) per realizzare queste finalità. La mentalità e la prassi magica o para-magica è il modo superstizioso, modernista e secolarizzato di sostituire la vera religione. Esistono in atto tentativi di introdurre gusti, mentalità e spirito magico in vari modi cercando di non destare sospetti, con tatticismi e accorgimenti furbeschi, per ingannare se fosse possibile anche coloro che hanno conservato un sano ... buon senso. Questa tattica del "doppio gioco" viene dichiarata esplicitamente da una loro rivista uscita per l’occasione: "I costumi più tipici sono quelli raffiguranti creature magiche pericolose, o ritenute tali dai Babbani (N.d.R. = i Babbani sono le persone di buon senso che si tengono lontane dalla magia = N.d.R.) come vampiri, lupi mammari, fantasmi, ecc. 1) Se frequentiamo insediamenti completamente magici, non ci sono limitazioni riguardo ai costumi. 2) Se invece progettiamo di fare un giretto, magari ad una festa in maschera babbana, dobbiamo osservate alcune semplici norme come: A) L’uso di incantesimi per creare i costumi deve essere molto scarso. B) Niente zanne o pelo troppo realistici, i Babbani potrebbero insospettirsi. Attrezziamoci quindi con pazienza e tentiamo di limitare al massimo l’utilizzazione della magia!" (Gazzetta dei Maghi e delle Streghe, Anno I, N. 10, 2004 - Edizione Straordinaria – HALLOWEEN - Magie e segreti della Notte più Misteriosa, p. 3).

PRIMA DI AGIRE, CONOSCI SIMBOLISMI ED OCCULTO
Il 31 ottobre, è una data importante non soltanto nella cultura celtica, ma anche nel satanismo. E uno dei quattro sabba delle streghe. I primi tre segnavano il tempo per le stagioni "benefiche": il risveglio della terra dopo l’inverno, il tempo della semina, il tempo della messe. Il quarto sabba marcava l’arrivo dell’inverno e la "sconfitta" del sole, freddo, fame e morte. La festa cattolica di Tutti i Santi non ha niente a che vedere con quella di Halloween. Essa è stata instaurata da Papa Gregorio IV nell’anno 840. Originariamente si celebrava nel mese di maggio e non il 1° novembre.
Fu nel 1048 che Odilo de Cluny decise di spostare la celebrazione cattolica all’inizio di novembre al fine di detronizzare il culto a Samhain. Una volta, dunque, le feste pagane venivano sostituite, negli stessi giorni da feste cristiane; oggi si assiste al tentativo contrario: in coincidenza con le feste cristiane di tutti i Santi e dei fedeli defunti, si cerca di diffondere nella cultura e nei costumi, una festa pagana estranea e ostile al clima e al contesto di preghiera e di vera fede delle due feste cristiane. Non era più giusto e più rispettoso almeno spostare la data di questa festa di Halloween, non farla cioè coincidere con queste due significative feste cristiane?

1. IL SIGNIFICATO
Halloween è la forma contratta dell’espressione inglese "All Hallows Eve" che letteralmente significa vigilia d’Ognissanti. Halloween, nonostante non lo si dica come invece si dovrebbe, è una ricorrenza magica. Il mondo dell’occulto cosi lo definisce: "È il giorno più magico dell’anno, è il capodanno di tutto il mondo esoterico, è la festa . più importante dell’anno per i seguaci di satana".
Nell’ultima pagina pubblichiamo il rituale magico per la festa di Halloween, stampato, su carta intestata; da un centro di magia nel foggiano.

2. PERCHÉ SI FESTEGGIA LA NOTTE DEL 31 OTTOBRE?
Le origini di Halloween risalgono dunque agli antichi druidi celti, e quindi a circa 2000 anni fa. I Celti vivevano in un vasto territorio che oggi è occupato dalla Francia, l’Inghilterra, il Galles e la Scozia, l’Irlanda, e celebravano la vigilia del nuovo anno, il 31 ottobre, in onore di Samhain, il principe della morte. Siccome il loro sostentamento principale era l’agricoltura, nella notte del 31 ottobre (la notte di fine estate) i Celti festeggiavano Samhain, una divinità oscura che i mortali ringraziavano per i raccolti estivi. Si trattava del "Trinox Samhain" o capodanno celtico. Quindi è evidente l’origine pagana della festa. Samhain era il Signore degli Inferi che, con l’arrivo dell’inverno, cancellava la potenza del dio sole, suo eterno rivale. Samhain venne così tradizionalmente identificato con il dio dei morti, o semplicemente con la luna, che spesso appare nell’iconografia di Halloween. Samain è anche il nome gaelico del mese che corrispondeva suppergiù a novembre. Il giorno di Samhain segnava dunque l’inizio invernale della metà dell’anno, e fu chiamato per questo il giorno in mezzo agli anni.
L’essere "in mezzo agli anni" veniva considerato un momento magico: le barriere tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti si assottigliavano tanto da permettere a questi ultimi di tornare sulla terra comunicare con i vivi. I Celti credevano che in questo giorno gli spiriti malvagi dei morti, ritornavano per creare confusione e caos fra i viventi. La festa doveva placare Samhain e gli spiriti dei defunti. All’inizio, in questa giornata, si onoravano tutti i morti, compresi i primi santi cristiani, ma con il passare del tempo, incredibilmente, questi spiriti assunsero un connotato diabolico e malvagio. Fu così che, durante le celebrazioni per Halloween, apparvero rappresentazioni di fantasmi, scheletri, simboli della morte, del diavolo e di altre creature maligne, come le streghe. Pipistrelli, gatti neri, la luna piena, streghe, fantasmi, ecc. questi simboli hanno poco a che vedere con la iniziale e celtica vigilia di Samhain. Qualcuno li ha aggiunti abusivamente. Nella cerimonia celtica però era già presente un particolare che ha fatto da apripista all’inglobamento di simboli esoterici: i partecipanti dovevano vestirsi con pelli e teste d'animali, al fine di acquistare la forza dell’animale rappresentato e spaventare (sic!) così gli spiriti malvagi che erano presenti.

3. LA LEGGENDA
L’antica leggenda irlandese racconta che Jack, un fabbro malvagio, perverso e tirchio, una notte d’Ognissanti, dopo l’ennesima bevuta viene colto da un attacco mortale di cirrosi epatica. Il diavolo nel reclamare la sua anima viene raggirato da Jack (sic!) e si trova costretto ad esaudire alcuni suoi desideri, tra i quali quello di lasciarlo in vita, giungendo ad un patto con cui rinunciava all’anima del reprobo. Jack, ignaro dell’effetto della malattia, muore un anno dopo. Rifiutato in Paradiso, Jack non trova posto nemmeno all’inferno a causa del patto con diavolo. A modo di rito il poveraccio intaglia una grossa rapa mettendovi all’interno della brace fiammante, a luogo della dannazione eterna. Con questa lanterna, Jack, fantasma, torna nel mondo dei vivi. Gli irlandesi, colpiti dalla carestia, immigrarono in America verso il 1850. Approdati nel nuovo mondo, trovarono un enormità di zucche che, a differenza delle piccole rape indigene, erano sufficientemente grandi da essere intagliate. Così le zucche sostituirono le rape e divennero le Jack o lantern, utilizzate la notte d’Ognissanti perché si pensava di tenere lontani gli spiriti inquieti dei morti che tentavano, come Jack, di tornare a casa. I bambini oggi si travestono e fanno visita alle famiglie guidati dalla lanterna-zucca e ottengono dolci in cambio della loro "benevolenza". "Trick - or - treat" è l’usanza del "dolcetto o scherzetto" [...], il significato originale è: "maledizione o sacrificio". Questa festa, affermatasi e diffusasi negli U.S.A., è stata importata dagli Stati Uniti in Europa e quindi in Italia.

4. FATTI STORICI
Alcuni secoli prima di Gesù Cristo, una setta segreta teneva sotto il suo impero il mondo celtico. Ogni anno, il 31 ottobre, giorno di Halloween, essa celebrava, in onore delle sue divinità pagane, un festival della morte. Gli anziani della setta andavano di casa in casa reclamando offerte per il loro "dio" e capitava che esigessero sacrifici umani. In caso di rifiuto, proferivano delle maledizioni di morte sulla casa: da qui è nato il "trick or treat".

5. PERCHÉ CI SI METTE IN MASCHERA?
Halloween è la festa--dei mostri, degli spiriti, degli esseri malvagi, e di tutti quei personaggi che tradizionalmente, nell’immaginario comune, incarnano il concetto del male, opponendosi agli eroi buoni. Quindi le maschere più azzeccate sono quelle che rispettano questa tendenza malefica: pirati, streghe, vampiri, diavoli, con tutte le varianti moderne estrapolate dal cinema, dai cartoons, dai fumetti (quanti bambini, quest’anno, si travestiranno ancora da nemici di Spiderman?). Nell’Irlanda celtica si credeva che in questa data gli spiriti tornassero indietro in cerca di un corpo da possedere. Per difendersi (sic!) da questa minaccia ci si mascherava in modi spaventosi, e si sfilava per le strade sperando così di scacciare i fantasmi vagabondi fuori dalla città.


6. PERCHÉ LE MELE SONO IL FRUTTO PROTAGONISTA?
Per la notte delle streghe si fanno feste durante le quali vengono distribuiti vari tipi di dolci come la mela caramellata, tradizionale dolce della notte di Halloween. Inoltre si organizzano giochi come quello della mela, che consiste nel cercare di mordere una mela messa in una bacinella d'acqua, tenendo le mani dietro alla schiena. Ma da dove arriva l’abitudine di usare le mele in occasione di Halloween? La tradizione popolare riferisce che per venerare Samhain, la terribile divinità della notte, si praticavano riti divinatori che riguardavano previsioni del tempo, matrimoni e la fortuna per l’anno venturo, e che avevano tutti per protagonista la mela. In particolare vi erano due riti: 1) quello dell’immersione delle mele 2) e quello della spellatura della mela. Il primo era una divinazione per un matrimonio: la prima persona che mordeva una mela si sarebbe sposata l’anno seguente. Invece sbucciare la mela era una divinazione sulla durata della vita: più lungo era il pezzo di mela sbucciato senza romperlo, più lunga sarebbe stata la vita di chi la sbucciava. Naturalmente non è la mela caramellata che - di per sè - trasforma in... streghe! Come non sono i pipistrelli, i ragni e i gatti neri che - di per sé - fanno la magia. In questi riti di massa, si aprono delle "finestre", sì introducono delle occasioni che gettano una rete favorevole che può preparare la strada a possibili intromissioni, da parte di esponenti della mentalità magica.


7. PERCHÉ LE ICONE ANIMALI SONO PIPISTRELLO, GUFO, RAGNO E GATTO NERO?
Tutti e quattro questi animali sono stati associati, a partire dal Medioevo, alle streghe, di cui si credeva che fossero servitori demoniaci, chiamati famigli. Quando le streghe cominciarono a essere collegate ad Halloween, anche i famigli ne divennero delle icone.
Pipistrello. Simbolo molto popolare di Halloween. Il pipistrello è connesso alla stregoneria e alla morte in molte culture diverse: questa associazione nasce dall’usanza di volare di notte e di dimorare in caverne e rovine. Il sangue di pipistrello era anche usato (soprattutto nella magia nera) per la preparazione di pozioni magiche e unguenti.
Ragno. La superstizione vuole che il ragno sia portatore di cattive vibrazioni, capace di fare del male a uomini e animali anche solo con la vicinanza.
Gufo. Ancora oggi c è chi pensa che sentire un gufo nel buio della notte indichi morte o cattivi presagi. Durante il Medioevo si credeva che nella notte di Halloween demoni in forma di gufi viaggiassero assieme alle streghe e ai loro gatti a bordo di manici di scopa per andare al Sabba delle Streghe. Addirittura si temeva che fossero streghe travestite, ragion per cui vedere o sentire un gufo era fonte di paura. Anche nell’antica Roma il gufo era uccello di malaugurio: la sua presenza indicava sfortuna (infatti il gufo era chiamato strinx dai romani, cioè strega).
Gatto. Infine, il gatto nero: quanti di voi tuttora fanno tre passi indietro quando un gatto nero taglia la strada? Per qualcuno, ancora oggi, i gatti neri sono creature sinistre portatrici di sfortuna. Ed è ancora una volta nell’epoca medievale che il gatto nero divenne simbolo del diavolo. I gatti neri vengono associati alle streghe per superstizione: si credeva infatti che le streghe potessero trasferire il loro spirito in un gatto, e per questo ne avevano sempre uno.

8. ALCUNE CONSIDERAZIONI
1) A parte che è solo ridicolo pensare che ci siano degli spiriti dei morti che tentano di tornare a casa! Dopo la morte, col giudizio particolare, l’anima di ogni uomo va in Paradiso, oppure in Purgatorio o all’Inferno, e quindi è per sempre, solo nelle mani di Dio. È solo ridicolo pensare che l’anima può decidere di farsi una passeggiata, di andare a trovare una casa dove abitare per il futuro, di fare scampagnate o di passare una serata con gli amici! 2) La leggenda di Jack è solo sconcertante e assurda: A) quando uno muore, il Giudizio si compie davanti a Dio e non davanti al diavolo; B) il diavolo non ha il potere di far tornare in vita una persona dopo che è morta: questo potere compete solo a Dio; C) se si fa un patto col diavolo, l’Inferno accoglie a braccia aperte il contraente; la storiellina, invece, racconta assurdamente che a causa del patto col diavolo addirittura Jack non trova posto nemmeno all’inferno; D) inoltre la storiellina sviluppa e accredita credenze e pratiche magiche: chiedere al diavolo l’esaudimento dei propri desideri, fare un patto col diavolo, ecc. E) È veramente ridicolo pensare di tenere lontano questi presunti spiriti dei morti, di spaventare e scacciare i fantasmi, solo con delle lanterne. È superstizioso pensare di allontanare realtà spirituali, soprannaturali, solo con una zucca, cioè solo con mezzi naturali!! F) Infine va sottolineato con forza l’atteggiamento negativo verso la morte e verso i defunti che questa "festaccia" induce, come se i morti fossero solo qualcosa di ostile da cui difendersi. Per i defunti si va al cimitero a pregare, si fanno offrire Messe, comunque vanno pensati e accostati con affetto e familiarità, non certo con timore e diffidenza. Il culto e l’affetto per i morti è segno di civiltà e scaturisce dall’amore. "E stato il cristianesimo a rivoluzionare il rapporto con i defunti: i pagani seppellivano i morti lontano dalle città perché ne avevano timore e li sentivano in qualche modo contaminanti; invece, i cristiani cominciarono subito a venerare i corpi dei santi, costruendoci sopra le chiese e i villaggi. Furono i giacobini, ufficialmente per motivi "igienici" (ma in realtà neopagani), a ripristinare le necropoli extraurbane, che Napoleone si preoccupò di esportare, facendo infuriare, come si sa dalla scuola dell’obbligo, il suo ammiratore Foscolo" (Rino Camilleri). Si vuole esorcizzare la morte, facendone la caricatura. Ma questo non è un modo di esorcizzare la morte, ma di profanarla, banalizzarla, ridicolizzarla, renderla superficiale, come un genere di consumo. Questa festa di Halloween getta sicuramente un’ombra blasfema sulla festa di tutti i Santi, lasciando strascichi anche nel giorno dei defunti.

9. ATTENZIONE: HALLOWEEN È SOSTANZIALMENTE MAGIA
Giovani o meno giovani, dobbiamo essere sempre ben accorti a non farci avvinghiare dal mondo esoterico attraverso i rituali di massa che, nelle feste come quelle dedicate ad Halloween, ci vengono proposti. Halloween, quando e dove è celebrata nel significato oggi assunto, insieme ad altri modi e stimoli simili (presenti ad esempio nella letteratura, nel cinema, ecc.) sono tutte porte aperte sulla mentalità magica, sulla cultura esoterica, in alcuni casi - e dove vi si accede - anche sul mondo del paranormale.
Lo scopo è di far familiarizzare l’opinione pubblica e di farle prendere dimestichezza con queste mentalità esoteriche e magiche, estranee e ostili alla cultura cristiana. Una parte del cinema - ad esempio - ha contribuito non poco al dannoso influsso di Halloween, sponsorizzandola e promuovendone stili, contenuti e costumi. In ogni caso bisogna sempre vigilare che attraverso i gesti e i simboli posti durante questa festa non si cada o non ci acceda ai deleteri significati da essa - oggi - sottesi e veicolati. Non c’è dubbio che nel mondo dei satanisti, Halloween è una grande festa magica e che, in alcuni loro settori più depravati ai nostri giorni si sa che in questa notte alcuni di loro arrivano anche a praticare dei sacrifici umani. A causa delle sue radici e della sua essenza occulta Halloween può aprire una porta all’influsso occulto nella vita delle persone. L’enfasi di Halloween è sulla paura, sulla morte, sugli spiriti, sulla stregoneria, sulla violenza, sui demoni.
Commercianti e venditori, abbiamo il coraggio di dire "NO" a promuovere articoli che, dietro l’apparenza della mascherata, diffondono e creano, mentalità esoterica. Molti oggetti venduti tra i prodotti di consumo sono amuleti, o loro riproduzioni, usati nelle pratiche di stregoneria.
Non dimentichiamo che le disastrose conseguenze dell’inalazione magica non sono immediate, ma si manifestano a distanza di anni in depressioni, crisi e violenze. S’impone un irremovibile presa di posizione riguardo a tutto ciò che ci viene propinato da Halloween, dal mondo e dalla mentalità magica in genere. Consideriamo che le parole che proclamiamo, i gesti che facciamo, la mentalità che seguiamo e i simboli che poniamo, non sono realtà neutre o prive di significato, ma costruiscono e richiamano un mondo e una mentalità; significano e introducono la realtà spirituale che rappresentano. Genitori, stiamo attenti a permettere che i nostri ragazzi si abituino, o ancor peggio, si educhino all’occulto. Insegnanti, informiamoci sulle verità nascoste dietro questo rito di massa. Potremmo trasmettere ai giovani - a nostra e a loro insaputa - monete false e deleterie aperture a mentalità magico-esoteriche.

UNA TESTIMONIANZA IN PRIMA PERSONA
In un liceo di Foggia l’insegnante di religione ha parlato a lungo di questa festa, delle sue implicazioni, del suo significato, delle sue origini pagane, delle sue implicazioni magiche, esoteriche, stregonesche, ecc. Durante il dialogo con i ragazzi, due ragazze hanno chiesto la parola per testimoniare che tutto quanto riportato in questa documentazione risponde a verità. L’anno precedente infatti hanno partecipato ad una di queste feste di Halloween, pensando che si trattasse solo di un po’ di divertimento con punte di macabro, ma alla fine della festa alcuni ragazzi hanno chiesto loro di partecipare ad una seduta spiritica.

"NON PARTECIPATE ALLE OPERE INFRUTTUOSE DELLE TENEBRE, MA DENUNCIATELE APERTAMENTE" (Ef 5,11)
Giovanni Paolo II: "Oggi diverse forme di esoterismo dilagano anche presso alcuni credenti, privi del dovuto senso critico" (Fides et Ratio, n. 37).
Molti gruppi, movimenti, associazioni cattoliche, la notte del 31 ottobre si riuniranno in preghiera o organizzeranno feste cristiane alternative con la partecipazione di gruppi, cantanti o cantautori della musica cristiana contemporanea dei vari generi musicali e particolarmente, in quella occasione, di Lode e Adorazione contemporanea.
La festa della zucca si è rivelata in realtà, la festa di chi ha poca... zucca. È la festa di chi ha poca conoscenza delle. sue radici e delle sue implicazioni. Essa è la festa delle zucche vuote: ma non di quelle che si portano in mano! La zucca veramente vuota è costituita - in realtà - dalla mentalità pagana, superficiale e superstiziosa - estranea ed ostile al nostro cristianesimo - che lo spirito attuale di questa festa richiama e cerca di introdurre.
Halloween festa anticristiana
di don Lorenzo Biselx n.1(49) di LA TRADIZIONE CATTOLICA (nuova serie - anno XIII - 2002),
Indubbiamente Halloween è entrato nel paesaggio della nostra "civiltà" odierna. Però devo confessare che dieci anni fa non avevo ancora mai sentito questo strano vocabolo. Lo scoprii durante il mio primo anno di seminario a Flavigny-sur-Ozerain, vedendo con sorpresa una sera una zucca con dentro una candela accesa, deposta davanti alla porta di alcune case. Qualcuno mi spiegò allora che si trattava di una nuova festa: Halloween. Penso che è stato più o meno così per tutti voi. D'altronde possiamo constatare che perfino le grandi enciclopedie come l'Enciclopedia cattolica (1948-1954), il Grande Dizionario enciclopedico (1935), il Grande Dizionario della lingua italiana (1972) o anche la Grande Enciclopedia universale Atlantica (1982) non contengono affatto questo nome. Soltanto l'Encyclopedia britannica vi consacra un articolo. Internet ovviamente ci fornisce oggi molti dettagli sulla storia di questa "festa" leggendaria.


Le origini
Il 1 novembre era il giorno più solenne dell'anno per i Celti che solevano fare le loro celebrazioni più importanti durante la notte dal 31 ottobre al 1 novembre, chiamata la notte di Samhaim, il quale era il "Signore della morte, il Principe delle Tenebre". I Druidi credevano infatti che, la veglia di questa festa, i morti dell'anno precedente tornassero sulla terra in cerca di nuovi corpi da possedere. Mentre i contadini spegnevano il focolare per allontanare questi spiriti, i Druidi si radunavano su una collina in mezzo alle querce per compiere la grande cerimonia notturna in cui, tra le danze e i canti, si offrivano dei sacrifici per fare paura agli "spiriti cattivi". Il mattino, dopo aver acceso il fuoco nuovo, i druidi facevano il giro delle case portando le ceneri ardenti del fuoco presso le famiglie affinché tutti potessero riaccendere il focolare familiare. In questa occasione chiedevano delle offerte per il loro dio e proferivano delle maledizioni in caso di rifiuto. Donde il "trick or treat" (offerta o maledizione), e le famose rape (oggi zucche) nelle quali bruciava il fuoco sacro.
E l'usanza moderna di travestirsi nel giorno d'Halloween?
Viene dai tre giorni di festa che succedevano alla notte dei sacrifici: durante questi giorni, i Celti si mascheravano con le pelli degli animali uccisi "per esorcizzare e spaventare gli spiriti. Vestiti con queste maschere grottesche, ritornavano al villaggio illuminando il loro cammino con lanterne costituite da cipolle intagliate in cui erano poste le braci del Fuoco Sacro".
In epoca moderna questo rito celtico s'intrecciò con la leggenda di Jack o'Lantern. Jack era un uomo dissoluto e un alcolizzato impenitente. Quando una notte il diavolo venne a cercare la sua anima, negoziò e ottenne ancora un anno di vita. Dopo questo anno riuscì a ottenere dal demonio di non essere mai mandato all'inferno. Così, quando morì, non potendo né entrare in Cielo a causa della sua impenitenza né in inferno a causa del suo commercio col diavolo, fu condannato a girovagare sulla terra, illuminando il suo cammino grazie ad una lanterna formata da un rapa (americanizzata poi in zucca) contenente una brace dell'inferno regalata dal diavolo.
Morte e demoni
Ovviamente, Halloween ci riporta in pieno paganesimo, un paganesimo mai sparito e che approfittò dello sconvolgimento religioso della Riforma per ritornare in "superficie": il 31 ottobre, vigilia della festa di Ognissanti (All Hallows' e'en in vecchio inglese), alcuni solevano festeggiare gli spiriti cattivi, lodando quanto si opponeva alla bontà, alla bellezza di Dio, alla vita eterna...
La Riforma protestante, portando con sé la perdita della fede e sopprimendo molte feste cattoliche (tra le quali la festa di Ognissanti), aveva deviato la pietà e quindi creato le condizioni favorevoli per tali cerimonie sacrileghe. Peggio ancora, la notte del 31 ottobre, capodanno dei Celti, è rimasta come il capodanno degli stregoni, perché è l'inizio di quanto è "cold, dark and dead..." (freddo, buio e morto...) e uno dei loro principali sabba ("Black Sabbath")7. Può ahimè essere anche un'occasione speciale per i sacrifici, perfino umani, e le messe nere.
Halloween ha seguito i coloni anglosassoni (soprattuto irlandesi) nella loro conquista del continente americano e si è sviluppato nel Nuovo Mondo dove, nell'ultimo secolo, ha fatto la felicità di alcuni grandi negozianti, ai quali mancava, tra le vacanze estive e Babbo Natale, un'occasione per sfruttare lo spirito consumistico dei bambini. Ovviamente la Vecchia Europa non poteva rimanere a lungo senza adottare il nuovo "culto"; così vediamo diffondersi sempre di più da noi Halloween con il suo corteo di articoli adorni in modo macabro (con immagini di teschi8, scheletri, streghe... ). Ho sotto gli occhi una tessera di "demone ufficiale 2000"; il bambino vi è invitato a firmare la seguente dichiarazione: "Faccio parte dei demoni della festa di Halloween 2000 e mi impegno a fare e dire tantissime cose mostruose". Poi viene la risposta: "Adesso che sei demone ufficiale, impara il linguaggio degli orrori e svela il tuo lato demone!" Ecco la demonopedagogia! I bambini sono poi invitati a girare nella città, "con maschere e costumi mostruosi e terrificanti", bussando alle porte chiedendo spiccioli o dolcetti. Se le persone rifiutano, possono giocare loro qualche brutto scherzo, "come svuotare la pattumiera nel giardino"10.
Così, astutamente, i fanciulli vengono invitati a travestirsi da strega, fantasma, morto vivente o demone in un nuovo carnevale, molto peggio del vecchio (perché per un bambino vestirsi da orso o da principessa può essere un gioco innocente). Qui si tratta di mirare direttamente al laido, al male, per partecipare, inconsapevolmente, alla celebrazione di una specie di festa liturgica neo pagana e addirittura satanica. I bambini vengono così resi più vulnerabili di fronte al tenebroso fascino del rock satanico che forse incontreranno una volta adolescenti. Noisy Mag, rivista specializzata nel "rock estremo", consacrava nel 2000 un dossier "Special Halloween" nel quale venivano condannati i tentativi fatti negli USA da "potenti lobbies affiliate alla destra ultraconservatrice" per vietare la celebrazione di Halloween. Noisy Mag affermava poi che, accanto alle processioni di bambini travestiti che bussano alle porte, Halloween continua ad "avere un'importanza tutta particolare presso i satanisti". Quindi l'articolista di questa rivista "hard rock" proseguiva con una descrizione dei riti luciferiani propri della "festa" chiamata da loro "Samhain".
Secondo l'Encyclopodia Britannica, la Chiesa tentò nel Medioevo di sradicare Halloween: tale fu lo scopo dello spostamento, ad opera di Gregorio IV, nell'834, della festa di Ognissanti dal 13 maggio al 1 novembre. L'introduzione nel X secolo della festa di tutti i fedeli defunti avrebbe anche dovuto aiutare la sparizione della "festa delle streghe". Abbiamo visto che purtroppo questo scopo non fu totalmente raggiunto e adesso è necessaria una vigilanza particolare perché, per molti cristiani di nome, Halloween rischia di fare forte concorrenza alle belle e consolanti feste cristiane del 1 e 2 novembre.
Basta con Halloween
di Cecilia Gatto Trocchi tratto da Avvenire del 26 Ottobre 2002
Da alcuni anni si è diffusa in Italia la moda di celebrare Halloween, festa semi-carnevalesca, legata impropriamente alle streghe. Le maestre elementari fanno a gara a proporre spettri, maghi, vampiri e mostri. Ma Samain o Samuin è il nome gaelico di un mese che corrisponde più o meno a novembre: la festa è citata ma non descritta per la prima volta in un testo irlandese detto prosaicamente "La mucca grigia" del 1100. Altro che preistoria! Ognissanti è una festa cristiana, portata negli Stati Uniti dagli irlandesi e dagli scozzesi. Si ricordavano nella notte di Halloween i martiri, in una celebrazione che anticipava la festa del 2 novembre, quando ogni famiglia ricordava i propri defunti. Il cristianesimo ha rivoluzionato il rapporto coi defunti: mentre i pagani seppellivano i morti lontano dalla città, in quanto ne avevano timore e li sentivano contaminanti, i primi cristiani hanno venerato i corpi dei santi, costruendo su di essi gli altari e poi le chiese e i villaggi. Il ricordo dei defunti è stato posto dai Padri della Chiesa nel periodo autunnale, quando anche la natura sembra appesantita da un sonno mortale e i giorni si accorciano fino al solstizio d'inverno.
Le tradizioni popolari collegano al periodo autunnale riti propiziatori. È certo che in ambito celtico e gallico si celebravano i defunti e si consacrava un giorno alla loro rievocazione, anche se non esistono testimonianze storiche scritte. I riti riguardavano la natura, il cosmo e la comunità dei vivi e dei morti. I bambini indossavano maschere rappresentando, nel grande dramma cosmico e sociale, la continuità della vita. Ecco il perché delle maschere spettrali: i bambini impersonano per un giorno i "poveri, pallidi morti" come dice una ballata irlandese: in nome dei defunti chiedono i dolcetti che nell'Italia centro-meridionale si chiamano espressamente "ossa di morto" o "fave di morto". Le zucche illuminate, utilizzate fin dalla remota romanità, simboleggiano sia la fecondità (per via dei numerosi semi, che alludono alla rinascita) sia la luce che guiderà i morti nel loro ritorno nel regno dell'Ade.
In Sicilia è viva la tradizione secondo cui sono i defunti a portare regali ai bambini. Durante la "fiera dei morti", tra riti e celebrazioni, si vendono i dolci che i bambini troveranno ai piedi del letto il 3 novembre. Perché allora oggi si celebra Halloween in discoteche fracassone, si evocano streghe e demoni, vampiri e spettri?
Si tratta di un vero e proprio processo di "desacralizzazione" che l'ambiente consumistico e materialista americano sta imponendo da vari anni. Va ricordato che il neo-protestantesimo americano nega il culto dei santi, lo combatte e lo demonizza. Nell'Ottocento, dimenticato il rapporto coi santi, obliato il ruolo delle maschere legate alla rievocazione dei defunti, resta un pasticcio neo-stregonesco, un'evocazione ambigua di forze maligne, una moda horror, sulla spinta del romanticismo deteriore. A tutto questo da almeno 10 anni si è sovrapposto il revival della magia paganeggiante, della stregoneria New Age, dell'occultismo e del satanismo. È quindi accaduto che una festa cristiana sia diventata pagana e non viceversa. Non a caso i fondatori della neo-stregoneria inglese ed americana hanno "scippato" alla cristianità la festa di Ognissanti per farne una ricorrenza dei Sabbah. Si tratta di un'invenzione bella e buona, dato che in nessun testo di magia storicamente corretto risultano rituali magici eseguiti il 1° novembre.
Secondo le tradizioni di moltissimi popoli primitivi, i morti vanno pacificati e mai evocati inutilmente. Ma alcune zelanti maestrine e capi-condominio fanno a gara a evocare streghe e spettri. Adesso anche la Sisal ha inventato una lotteria legata ad Halloween. Per non parlare delle discoteche che lucrano su diavoli, streghe, fantasmi. Non a caso i satanisti celebrano i loro riti ad Halloween. La festa così concepita si configura inconsapevolmente come un sortilegio laico, una sorta di rituale di necromanzia mercantile molto kitsch. È un folklore da fast food, condito con salse piccanti e dolciastre e corredato da un mostriciattolo di plastica.
È giusto chiederci: che ne sarà della salute mentale e digestiva dei nostri bambini? Non sarebbe meglio mangiare i dolci caserecci di mandorle e recitare "I Sepolcri" di Ugo Foscolo, monumento perenne alle glorie italiche?
di padre Gabriele Amorth
L'ESORCISTA DELLA SANTA SEDE: HALLOWEEN E' UN OSANNA AL DIAVOLO
''Penso che la societa' italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l'uso della ragione e sia sempre piu' malata. Festeggiare la festa di Halloween e' rendere un osanna al diavolo. Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidi''. La condanna e' dell'esorcista della Santa Sede, gia' presidente dell'associazione internazionale degli esorcisti, il modenese padre Gabriele Amorth.
I macabri mascheramenti, le invocazioni apparentemente innocue altro non sarebbero, per l'esorcista, che un tributo al principe di questo mondo: il diavolo. ''Mi dispiace moltissimo che l'Italia, come il resto d'Europa, si stia allontanando da Gesu' il Signore e, addirittura, si metta a omaggiare satana'', dice l' esorcista secondo il quale ''la festa di Halloween e' una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco. L'astuzia del demonio sta proprio qui. Se ci fate caso tutto viene presentato sotto forma ludica, innocente. Anche il peccato non e' piu' peccato al mondo d'oggi. Ma tutto viene camuffato sotto forma di esigenza, liberta' o piacere personale. L'uomo - conclude - e' diventato il dio di se stesso, esattamente cio' che vuole il demonio''. E ricorda che intanto, in molte citta' italiane, sono state organizzate le 'feste della luce', una vera e propria controffensiva ai festeggiamenti delle tenebre, con canti al Signore e giochi innocenti per bambini.
di don Tullio Rotondo
Carissimi, riguardo alla festa di Halloween ritengo importante riportarequanto segue, tratto dalla Encyclopedia Britannica del 1960. Sintetizzoal massimo il testo ma metto in evidenza i dati per noi più decisivi Ilnome, come detto significa vigilia della festa di tutti i santi.Studiosi del folklore trovano in Halloween delle tracce del druidismo edella festa romana di Pomona e ciò a causa dell'uso di noci e mele e difigure di streghe, gatti neri e scheletri. Il collegamento al druidismoè reso evidente dal fatto che precisamente il 31 ottobre finiva l'annoceltico , era la vigilia di Samahain : per i druidi Samahain era insiemela fine dell'estate e la festa della morte Gli spiriti dei trapassati siriteneva che visitassero i loro cari i quali cercavano caloreavvicinandosi l'inverno. A Sam. venivano praticati la divinazione e gliauguri (pratiche magiche) riguardanti l'anno entrante. Era l'occasionein cui streghe e altri personaggi del genere terrorizzavano lapopolazione. Venivano accesi fuochi per guidare gli spiriti.Questi fuochi rimasero in Scozia fino al 1800.Probabilmente le due ricorrenze cattoliche di Tutti i santi e tuttii defunti furono fissate al 1 e 2 novembre precisamente per sradicare lapersistenza di queste feste pagane. Si noti che inizialmente la festadi tutti i santi era celebrata il 13 maggio. La commemorazione deifedeli defunti fu introdotta significativamente a Cluny e di qui intutta la Chiesa probabilmente anche per aumentare la cancellazione dellefeste pagane che permanevano. Il culto satanico che sopravviveva allaintroduzione della fede trovava appunto nell'Halloween un giornoparticolare in cui si celebrava appunto un importantissimo Sabbhats.
Alla fine del Medioevo la festa di tutti i santi era diffusa in tuttaEuropa ma con la riforma protestante e il mancato loro riconoscimentodi importanti solennità tra cui appunto tutti i santi, ritornarono leantiche, pagane, usanze che permangono tuttora.Dunque .... giudicate voi che festa è ....... Un ritorno di satana consette altri spiriti peggiori di lui.
Preghiamo
Signore sappiamo che queste feste tu non le vuoi , noi lo crediamo ma pergli altri non è chiaro tutto questo; hanno bisogno di segni potenti: mandalio Signore, secondo la tua santa volontà sicché la gente capisca chiaramenteche Halloween così come appare è una festa satanica . Manda quello che tu vuoi, accettiamotutto ma fa capire a tutti, con forza e chiarezza, che Halloween è una festasatanica nella quale si pratica la magia e fa che in Europa e in America si abbandoni questa festa. Te lo chiediamo per la tua dolorosissima Passione. Si compia la tua volontà in tutto Amen
3 Pater, Ave e Gloria
si concluda con
San Michele Arcangelo difendici nel combattimento, sii tu la nostra difesacontro la malizia e le insidie del demonio Che Dio eserciti il suo dominiosu di lui, te ne preghiamo supplichevoli; e tu Principe delle miliziecelesti con la potenza divina ricaccia nell'inferno satana e gli altrispiriti maligni che vagano nel mondo per perdere le anime. Amen
HALLOWEEN: LE ZUCCHE VUOTE di Arrigo Muscio
SIMBOLISMI ED OCCULTO - Il 31 ottobre, è una data importante non soltanto nella cultura celtica, ma anche nel satanismo. E' uno dei quattro sabba delle streghe. I primi tre segnavano il tempo per le stagioni "benefiche": il risveglio della terra dopo l'inverno, il tempo della semina, il tempo della messe. Il quarto sabba marcava l'arrivo dell'inverno e la "sconfitta" del sole, freddo fame, morte. La festa cattolica di Tutti i Santi non è legata ad Halloween, è stata instaurala da Papa Gregorio IV nell'anno 840, originariamente si celebrava nel mese di maggio e non il 1° novembre. Fu nel 1048 che Odilo de Cluny decise di spostare la celebrazione cattolica all'inizio di novembre al fine di detronizzare il culto a Samhain. In inglese la vigilia si chiama "All Hallowed Eve", che divenne poi Halloween.
"Halloween è un fatto di cultura, è una forma di colonizzazione economica del nostro paese (e di tutti gli altri), è un espediente commerciale, e voglia di divertirsi, è la notte dove tutto è permesso, è un modo per intrattenere i bambini, quindi... HAPPY HALLOWEEN! Con queste espressioni o con chissà quali altree con questo augurio ci si accinge ad addobbare negozi, organizzare feste, insegnare l'inglese ai bambini in mododivertente, o improvvisare qualche mascherata a scuola, o in ufficio". Intanto, "il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza" (Osea 4,6), come accade per la magia e tuttoquanto gli ruota intorno tra cui anche la new e next age (pranoterapia, fiori di bach, piramidi, profumoterapia, musicoterapia, corsi reiky, ecc): la maggior parte delle personeanche cattoliche, non sanno che si viola l'A.B. delle regole fondamentali del rapporto con Dio: il 1° Comandamento: "Non avrai altro Dio all'infuori di me".PRIMA DI AGIRE, CONOSCI!1. IL SIGNIFICATO - Halloween è la forma contratta dell'espressione inglese "All Hallows'Eve day" che letteralmentesignifica vigilia d'Ognissanti.2. LA RICORRENZA - Halloween, nonostante non lo si dica come invece si dovrebbe, e una ricorrenza magica (di fatto, la magia e esercitare potere, in modo occulto, nei confronti di qualcuno). II mondo dell'occulto cosi lo definisce: "E' il giorno più magico dell'anno, e il capodanno di tutto il mondo esoterico, è la festa più importante dell'anno per i seguaci di satana".
La Bibbia invece afferma: "Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro"(Isaia 5,20).3. LA LEGGENDA - L'antica leggenda irlandese racconta che Jack, un fabbro malvagio, perverso e tirchio, una notte d'Ognissanti, dopo l'ennesima bevuta viene colto da un attacco mortale di cirrosi epatica. Il diavolo nel reclamare la sua anima viene raggirato da Jack e si trova costretto ad esaudire alcuni suoi desideri, tra i quali di lasciarlo in vita, giungendo al patto di rinunciare all'anima del reprobo. Jack, ignaro dell'effetto della malattia, muore un anno dopo. Rifiutato in Paradiso, Jack non trova posto nemmeno all'inferno a causa del patto con diavolo. A modo di rito il poveraccio intaglia una grossa rapa mettendovi all'interno della brace fiammante a luogo della dannazione eterna. Con questa lanterna, Jack, fantasma, torna nel mondo dei vivi.4. LA TRADIZIONE - Gli irlandesi, colpiti dalla carestia, immigrarono in America verso il 1850. Approdati nel nuovo mondo, trovarono un'enormità di zucche che, a differenza dellepiccole rape indigene, erano sufficientemente grandi da essere intagliate. Così le zucche sostituirono le rape e divennero le Jack o'lantern. Utilizzate la notte d'Ognissanti perchè si pensava di tenere lontani gli spiriti inquieti dei morti che tentavano, come Jack, di tornare a casa. I bambini oggi si travestono da spiriti inquieti, che non trovano "pace" all'interno del Paradiso e fanno visita alle famiglie guidati dalla lanterna zucca e ottengono dolci in cambio della loro "benevolenza ". "Trick-or-treat" è l'usanza del"dolcetto o scherzetto". Trick or treat letteralmente significa:"trucco o divertimento", "stratagemma o piacere", ma che ha il significato originale di "maledizione o sacrificio".5. FATTI STORICI - La cupa leggenda di Jack occulta dei fatti storici e, in modo magico, mira a rievocarli. Alcuni secoli prima di Gesù Cristo, una setta segreta teneva sotto il suo impero il mondo celtico. Ogni anno, il 31 ottobre, giorno di Halloween, questa celebrava, in onore delle sue divinità pagane, un festival della morte. Gli anziani della setta andavano di casa in casa reclamando offerte per il loro dio e capitava che esigessero sacrifici umani. In caso di rifiuto, proferivano delle maledizioni di morte sulla casa, da qui è nato il "trick or treat".6. Considerazioni riguardo la...LEGGENDA: questa è montata sulla duplice menzogna che l'uomo può essere più furbo del diavolo e che le porte degli inferisi chiudono a qualcuno. Inoltre si sviluppa secondo pratiche sataniche: chiedere al diavolo l'esaudimento di desideri, fare unpatto col diavolo, il mandato satanico a manifestarsi agli uomini, ritualità esoterica.TRADIZI0NE: il fenomeno Halloween, nella tradizione, nei costumi e nel commercio, è un insieme di rituali e una pratica di stregoneria sia per chi lo faccia consapevolmente o no.STORIA: la storia rivela come dietro il fenomeno Halloween ci siano stati rituali e sacrifici satanici. Ai nostri giorni sappiamoche i satanici praticano dei sacrifici umani durante questa notte.7. Attenzione: HALLOWEEN E' SOSTANZIALMENTE MAGIA.S'impone un'irremovibile presa di posizione riguardo tutto ciò che ci viene propinato di Halloween e di magico in genere.Consideriamo che le parole che proclamiamo, i gesti che facciamo, gli sguardi che diamo non sono neutri ma significano la realtà spirituale che rappresentano.
Genitori, stiamo attenti a permettere che i nostri bambini si abituino, o ancor peggio, si educhino all'occulto.
Insegnanti, informiamoci sulle verità nascoste dietro la macabra creatività, potremmo scandalizzare, a nostra e a loro insaputa,gli alunni che ci stanno davanti.Certe filastrocche che i bambini devono imparare sono evocazioni dello spirito di morte.
Giovani e meno giovani, siamo accorti a non avvinghiarci al mondo esoterico attraverso i rituali di massa che, nelle feste come quelle dedicate ad Halloween, ci vengono proposti. Alcuni balli di gruppo sono rituali di iniziazione satanica.
Commercianti e venditori, abbiamo il coraggio di dire NO a promuovere articoli che, dietro l'apparenza della mascherata,diffondono e creano mentalità esoterica. Molti oggetti venduti tra i prodotti di consumo sono amuleti, o loro riproduzioni, usati nelle pratiche di stregoneria.
Cristiani, non lasciamoci fuorviare da apparenti tradizioni e mode, ma teniamo alta la vittoria che ha sconfitto il mondo, la nostra Fede (cfr 1 Giovanni 5,4).Non dimentichiamo che le disastrose conseguenze dell'inalazione magica non sono immediate, ma si manifestano a distanza di anni in depressioni, crisi e violenze.8. I SIMBOLI - Pipistrelli, gatti neri, la luna piena, streghe, fantasmi... questi simboli hanno poco a che vedere con la vigiliadi Samhain. Si tratta però di simboli usati nel mondo dell'occulto che hanno trovato un posto "naturale" alla "festa di Halloween".Le notti di luna piena sono il momento ideale per praticare certi riti occulti. I gatti neri vengono associati alle streghe per superstizione, si credeva infatti che le streghe potessero trasferire il loro spirito in un gatto, e per questo ne avevano sempre uno. Ai pipistrelli vengono attribuite capacità occulteperchè hanno caratteristiche di uccello (che nel mondo occulto sono simbolo dell'anima) e di demonio (perchè vivono nelle tenebre). Nel medioevo si credeva che spesso il diavolo si trasformava in pipistrello. Diviene cosi chiara la ragione per cui il pipistrello è diventato parte di Halloween. Le origini di Halloween sono strettamente connesse alla magia, alla stregoneria e al satanismo. Gli adepti del satanismo e della magia riconoscono nel 31 dicembre uno dei giorni più importanti dell'anno: la vigilia di un nuovo anno per la stregoneria. A causa delle sue radici e del la sua essenza occulta Halloween apre una porta all'influsso occulto nella vita delle persone. L'enfasi di Halloween è sulla paura, sulla morte, sugli spiriti, la stregoneria, la violenza, i demoni. E i bambini sono particolarmente influenzabili in questo campo. Molti simboli sono chiarissimi in diversi prodotti anche alimentari, in questo periodo: svastiche, diavoli, ecc.
La Parola di Dio, gli insegnamenti di tutta la Tradizione Cattolica, dalle primecomunità cristiane fino ad oggi sono chiarissimi, 150 sono i passi della Sacra Scrittura che dall'Antico (mai abolito da Gesù Cristo!) al Nuovo Testamento, vietano il ricorso più o meno inconsapevole a pratiche magiche, esoteriche, occultistiche, spiritiche e via dicendo. Ad esempio il Deuteronomio, ai capitolo 18, versetti 9-14 dice: "Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti, non imparerai a commettere gli abomini delle nazioni che vi abitano.Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi faccia incantesimi, né chi consulta gli spiriti e gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore... Tu sarai irreprensibile verso il Signore tuo Dio, perchè le nazioni di cui tu vai ad occupare in paese, ascoltano gli indovini e gli incantatori, ma quanto a te, non cosi ti ha permesso il Signore tuo Dio".In sostanza nella notte di Halloween, chi partecipa ai vari "festeggiamenti" che in un modo o in un altro più o meno inconsapevolmente sono veri e propri riti che mettono in contatto con gli spiriti, che altro non sono che gli angeli decaduti: i demoni. La struttura spirituale che circonda l'uomo, comecreatura, infatti è molto semplice: c'è Dio, il Figlio unigenito Gesù Cristo, lo Spirito Santo (Dio uno e Trino), gli Angeli (nelle varie gerarchie) e gli angeli decaduti, cioè i demoni con il loro capo:Lucifero, poi divenuto satana. Poi ci sono le anime dei Reati-Santi; purganti e quelle dannate, all'inferno. L'uomo e uno spirito incarnato, composto da tre componenti distinte: anima, corpo e spirito.9. LA SPERANZA - Nonostante l'amara realtà di fenomeni come quello di Halloween, dobbiamo dire della grande speranza cheviene dalla Fede cristiana: la sua Chiesa articolata in tante realtà anche nuove ed emergenti, lo Spirito Santo sta anche suscitando la nascita, la formazione e la crescita di comunità cristiane in seno alla Chiesa Cattolica. Comunità che collaborano con Parrocchie portando nuova vitalità evangelica.Sempre più giovani, anche se questo i notiziari non lo dicono, ma www.papaboys.it si, stanno scoprendo e accogliendo Gesù, Signore Salvatore e Messia e vogliono dedicare a Lui la loro vita.Sempre più famiglie, dopo aver fatto esperienza dello Spirito Santo, desiderano vivere esperienze dove trovare nutrimento allafame di comunione che oggi, il mondo denuncia.
La Fede è necessaria per vivere l'Amore di Dio ma non è sufficiente, ci vuole la Comunità, la Chiesa nelle sue articolazioni e varietà dicarismi e chiamate."Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, piuttosto denunciatele apertamente". I papaboys vogliono fare la volontà di Dio e quindi fanno questa opera di informazione, doverosa, e crediamo utile, anche per le strutture stesse della Chiesa,spesso ignare di quanto sopra illustrato. Anche diversi vescovi nelle Diocesi italiane stanno diffondendo le informazioniriportate.Molti gruppi, movimenti, associazioni cattoliche, la notte del 31 ottobre si riuniranno in preghiera o organizzeranno feste cristiane alternative con la partecipazione di gruppi, cantanti o cantautori della musica cristiana contemporanea dei vari generi musicali e particolarmente, in quella occasione, di Lode e Adorazione contemporanea.

Halloween come la costituzione Ue (Mario Mauro Vice Presidente del Parlamento Europeo)
Il Giornale, edizione Liguria, 06 novembre 2005, p.2Nella sua omelia per la solennità di Tutti Santi il Cardinale Tarcisio Bertone ha saggiamente evidenziato il ruolo esagerato che viene dato alla cosiddetta festa di Halloween. È davvero deplorevole che anche le istituzioni pubbliche, come il Comune di Genova e la Circoscrizione Centro Est, abbiano favorito un tale evento, effimero e meramente commerciale. Questo spunto ci fornisce un importante spunto di riflessione sui compiti delle istituzioni e sull’importanza delle nostre radici. Guardiamo alla Costituzione europea. Il problema del nostro continente è il cemento su cui costruire l'integrazione europea. Il problema è una costituzione figlia di una generazione di politici che temono tutto e il contrario di tutto, perché piegati alla logica del consenso e dell'esercizio del potere fine a se stesso, privo di grandi ideali. Segno evidente del fatto che il problema più grande consiste nell'incapacità di restituire dignità all'Europa dei popoli. Per troppo tempo tutto è stato sacrificato all'Europa di burocrazie molto più diffuse e pervasive che non la sola burocrazia di Bruxelles. Burocrazie inguaribilmente nemici dei propri popoli, tanto da tollerarne la desertificazione culturale e morale. Per le istituzioni, ad ogni livello di governo, si ripropone imperativamente il dovere di rispondere alla domanda «in cosa crede l'Europa?». L'Europa non è un continente pienamente afferrabile in termini geografici, ma un concetto culturale e storico. L'uomo deve prendere coscienza sul senso ultimo delle cose. Si tratta di una battaglia di libertà, della battaglia del nostro tempo per fare della nostra società una società libera rispetto ai modelli fondamentalisti e relativisti verso cui ci stiamo pericolosamente avvicinando.06/11/2005

sabato 20 ottobre 2007

Conferenza venerdì 26 ottobre a Roma :Maschera e volto del Risorgimento Italiano


Il Risorgimento è un momento fondamentale della storia del nostro paese. Ma dietro la facciata delle celebrazioni e delle rievocazioni un'altra storia si nasconde: una storia fatta di ambiguità, una storia scomoda e poco conosciuta dominata da poteri occulti e da ideologie.
Interviene Paolo Gulisano ( storico e saggista)
Venerdì 26 ottobre
Presso la parrocchia di S. Martino Papa
Via Veio, 37 ( S. Giovanni) Roma
Info: 349/0707557

lunedì 15 ottobre 2007

LA CULTURA DOMINATA. LA MODERNITA' E L'ATTUALITA', ALLA LUCE DELL'EVENTO CRISTIANO


Ciclo di incontri:"LA CULTURA DOMINATA". Secondo anno,2007-2008 "La modernità e l'attualità alla luce dell'evento cristiano".
Per il secondo anno consecutivo, "La Cultura Dominata" propone un percorsoattraverso i temi e le problematiche più attuali e affascinanti, inun'otticarealmente alternativa alla cultura dominante". Luogo e orario degli incontri:- Tutti gli incontri si terranno alle ore 21.00; presso la chiesa di S.Martino I Papa, Via Veio n.37 - (zona S.Giovanni), Roma.


- La partecipazione prevede un contributo libero perle spese d'organizzazione- Per ulteriori informazioni contattare ilnumero: 3490707557


Calendario degli incontri:

Venerdì 26 Ottobre2007: MASCHERA E VOLTO DEL RISORGIMENTO ITALIANO (Paolo Gulisano,storico esaggista)-


Venerdì 30 Novembre 2007: LE IDEOLOGIE DEL NOVECENTO E LE LORO RADICI ANTICRISTIANE (Adolfo Morganti, storico esaggista)-


Venerdì 25 Gennaio 2008: L'ALTRA FACCIA DELLA MODERNITA: L'OCCULTISMO DALLA MASSONERIA ALLA NEW AGE (Gianluca Marletta, storicoe saggista)-


Venerdì 29 Febbraio 2008: IL DARWINISMO: DAL FALLIMENTO SCIENTIFICO AL SUCCESSO IDEOLOGICO(Giovanni Monastra, Biologo)-


Venerdì 28 Marzo 2008: OGNI IMPULSO E' UN DIRITTO? L'IDEOLOGIALIBERTINA DAL MARCHESE DE SADE AL GAY PRIDE (Adolfo Morganti,psicologo)-


Venerdì 18 Aprile: FONDAMENTALISMI: PARODIE MODERNE DELLA RELIGIONE (Luigi Copertino, giornalista e saggista)-


Venerdì 9Maggio: INFORMAZIONE O MANIPOLAZIONE? I MASS-MEDIA E LA COSCIENZA DI MASSA (Mauro Mazza, Direttore del Tg2)


A cura di:- Ass. Cult."Identità Europea area Lazio" (http://www.identitaeuropea.org/)-

Casa Editrice"Il Cerchio" (http://www.ilcerchio.it/)-

Libreria Caffè Letterario"Aquisgrana" (www.aquisgrana.org)

domenica 7 ottobre 2007

Fede cattolica, laicità e laicismo (adversus G. Zagrebelsky)



Di Cosmo Intini
(Terza parte)




La peggiore blasfemia del laicismo consiste forse proprio in questo: nel negare alla Chiesa di operare nella verità “del nome di”, e quindi “della fede per” Cristo Gesù! Ecco come Essa viene ancora criticata: “Se i suoi uomini (della Chiesa) si attribuiscono il pieno possesso dello spirito confondendolo così con quel mondo che essi sono, come potrà non valere anche per la Chiesa la legge inesorabile di tutte le istituzioni ‘secolarizzate’ che si insudiciano della corruzione dei loro membri e, alla fine, ne sono travolte? All’inizio del terzo Millennio, il papa Giovanni Paolo II ha ritenuto necessario chiedere perdono a Dio per un’impressionante sequela di misfatti della Chiesa cattolica, tutti dovuti a commistioni di fede e di potenza mondana. E’ stata un’ammissione di colpa rivolta al passato ma nulla impedisce di ipotizzare che altre ammissioni domani dovranno ripetersi con riguardo al nostro presente, quando sarà anch’esso passato”.[I]
Introdurre riflessioni concernenti il senso precipuo con cui intendere la “Giornata del perdono”, voluta espressamente da Giovanni Paolo II e celebrata il 12 marzo 2000, ci costringerebbe ad inopportune ed eccessive divagazioni: pertanto ce ne esimiamo! Ma non possiamo tuttavia sottacere la distorsione e la tendenziosità con cui l’argomento viene qui introdotto da Zagrebelsky. Questa richiesta di perdono viene infatti riletta strumentalmente dal laicismo ed assunta come alibi per giustificare il proprio anticlericalismo, in quanto evidente prova tanto della “fallibilità” della Chiesa cattolica, quanto della “scelleratezza” della Sua gerarchia, generalmente incline a collusioni di comodo con i potentati politici! “La Chiesa di Cristo ridotta al tavolo d’una partita”,[II] dirà altrove con il tono scandalizzato di un benpensante!
Ma le cose non stanno così, poiché il perdono non è stato invocato dalla Chiesa per Sé stessa come Istituto, ma per l’insieme dei propri figli; né tanto meno per avallare una sorta di “revisionismo storico”, ma per una purificazione della memoria; e nemmeno per giudicare singoli responsabili, ma per ribadire la propria generale fede nella Misericordia di Dio.
Dopo aver così cercato in vario modo di negare alla Chiesa l’effettivo e legittimo possesso dei Suoi attributi di “unità, santità, cattolicità e apostolicità”, proprio allora Zagrebelsky getta definitivamente la maschera svelando quale sia il reale scopo dell’accanimento laicista contro la gerarchia cattolica: la delegittimazione, attraverso essa, della Chiesa in toto. Dice infatti subito di seguito: “…possiamo dire che…la riduzione del Cristianesimo a Chiesa è un peccato (sic!) contro lo spirito”.[III]
Siamo comunque alle solite opportunistiche contraddizioni! Il Cristianesimo non può esser ridotto a Chiesa, eppure, quando fa comodo, Le si riconosce un certo credito in rapporto a quello: “…(il Cristianesimo) ha causato nei secoli momenti di terribile sopraffazione, ora condannati dalla Chiesa stessa”![IV] Sicché, con “liberale magnanimità”, Le si concede almeno il contentino: “Che ne viene allora? Allora…riconosciamo alla Chiesa il pieno diritto di partecipare, insieme agli altri, alla definizione delle nostre identità collettive, ma in parità morale con ogni interlocutore, senza che il nome cristiano giustifichi una pretesa d’incontestabilità”.[V]
Nonostante la “pruderie” mostrata in più di un’occasione da Zagrebelsky - ad esempio lì dove afferma di preoccuparsi di fornire “un solido terreno per fondare quella concordia tra credenti e non credenti che andiamo cercando”,[VI] o anche più avanti dove riconosce “aperto il campo di una vasta cooperazione…(al cui) compito sono chiamati, allo stesso tempo e con la medesima responsabilità verso la convivenza democratica, sia i laici che i credenti”[VII] - se di pretesa bisogna parlare essa è quella con cui il laicismo agogna di sottoporre la Chiesa cattolica al compromesso, in nome di un “dialogo” che è in realtà faziosamente posto soltanto sulle basi proprie del relativismo. Dato che non potrà mai esserci alcun dialogo tra due interlocutori ma solo sterili monologhi, a meno che non si decida preventivamente almeno di donare il medesimo significato alla terminologia da adoperare e di riconoscere il medesimo valore ai concetti che si metteranno in campo, ebbene, a ben guardare è proprio la democrazia laicista a costituirsi quale atteggiamento dal carattere aprioristicamente “anti-dialogo”, perché concede a tutti già in partenza la “babelica” legittimità di basarsi ognuno sui propri linguaggi! Chiedere insomma alla Chiesa di rinunciare alla propria incontestabilità spirituale in nome di un così “snaturato” dialogo, è non solo emblematico nella sua offensività e nella sua arroganza, ma è pure indice di un consapevole sotterfugio: quello che è volto cioè , con l’inganno, a farLa tacere per sempre sommergendoLa nel “chiassoso” disordine del relativismo!
E’ soltanto in questa ottica, e non altrimenti, che si può e si deve leggere infatti la condivisione entusiastica che Zagrebelsky mostra per le idee del teologo protestante D.Bonhoeffer, allorché questi “…abbozza il progetto di una teologia ‘senza Dio’ o, più precisamente, di una teologia che abbandona il Dio della religione, impersonata dalle chiese storiche…: una teologia che si rende possibile anche se, anzi proprio perché il Dio della religione non esiste (più). Nella ‘maggior età del mondo’, di un mondo che ‘basta a sé stesso’ e ‘funziona anche senza Dio’, e non meno bene di prima grazie allo straordinario sviluppo delle conoscenze scientifiche, etiche ed artistiche che riescono perfino a esorcizzare l’estremo terrore della morte tramite trattamenti della psiche (sic!) - dice Bonhoeffer - non c’è più posto per il deus ex machina della religione…poiché è venuto meno questo Dio che proclama la Verità dall’alto della croce, trono del mondo, si apre il tempo della fede nel Dio sofferente ‘che si lasci cacciare fuori dal mondo’ (sic!) e che possiamo conoscere gratuitamente e problematicamente nella fede purificata, disinteressata e ‘demitizzata’ ”.[VIII]
Dato per assodato che il “trono di Cristo nel mondo” è il “soglio di Pietro”, ebbene “cacciare Dio fuori dal mondo” equivale appunto ad “annullare la Chiesa cattolica”! Parole di una tale “mostruosità” non possono insomma essere pronunciate se non da chi intenda sostituire Cristo Gesù con quel noto “principe” che è signore di “questo mondo”!

Contrabbandare tutto ciò dietro un paravento pretestuoso quale possa essere il “dialogo” tra credenti e non credenti vuol dire travisare il reale e più corretto significato che in tale termine è implicito! La questione ci invita insomma ad una necessaria precisazione alla luce del fatto che esso “dialogo”, la cui attuazione è comunque pur sempre auspicata proprio dalla stessa Chiesa, troppo spesso si costituisce come uno dei più equivoci argomenti su cui il laicismo fonda le proprie demagogiche pretese.
In questo caso la demagogia consiste nel cavalcare l’errato presupposto secondo cui il “dialogo”, in ossequio al principio di “egualitarismo e libertinismo” - spacciati per “uguaglianza e libertà” -, rappresenti il democraticistico “processo di discussione con cui due contrari si sviluppano unitariamente risolvendosi in un superiore momento di sintesi”! Tuttavia va eccepito che tale definizione compete in realtà più al termine “dialettica” che non a quello di “dialogo”, il quale comporta invece col proprio etimo ben altra accezione e pregnanza!
Vi è da dire innanzitutto che la pretesa dei “non credenti laicisti”, montata sulla scia delle dichiarazioni conciliari, di dover usufruire per diritto di un dialogo con la Chiesa cattolica alla pari di un qualunque “dialogo interreligioso” - atteggiamento quest’ultimo che è d’altra parte sempre più specificatamente accolto dalla stessa Chiesa, per l’appunto dopo il Vaticano II, in quanto imprescindibile segno di doverosa disponibilità cattolica verso i credenti di altre religioni alla luce del riconoscimento anche in queste ultime dell’effettiva presenza di “elementi di verità e di bontà”-, nel postularsi tramite una illegittima sovrapposizione di contesti fra loro affatto differenti (religioni e sistemi culturali) tradisce, una volta di più, il perpetrarsi dell’inconfessata mistificazione, a cui si è già accennato precedentemente, operata da una concezione idolatrica della democrazia. Ma a parte ciò, se è vero come è vero che “il diritto alla libertà di coscienza e in special modo alla libertà religiosa, proclamato dalla Dichiarazione Dignitatis humanae, si fonda sulla dignità ontologica della persona umana, e in nessun modo su di una inesistente uguaglianza fra le religioni e tra i sistemi culturali umani”,[IX] ebbene né le dottrine religiose non cattoliche né tanto meno quelle culturali, peraltro erronee, possiedono allora per il Concilio un medesimo valore. Al contrario, “l’affermazione della libertà di coscienza e della libertà religiosa non contraddice affatto la condanna dell’indifferentismo e del relativismo religioso da parte della dottrina cattolica, anzi con essa è pienamente coerente”.[X]
Qual’è dunque il senso col quale intendere l’auspicio, da parte della Chiesa cattolica, di instaurare un “dialogo” con coloro ai quali il proprio Magistero nulla può concedere che possa comportare la seppur minima rinuncia alla centralità sia di Gesù Cristo che di Sé stessa, in quanto Sua vera ed unica Chiesa? Forse mai come in questo caso risulta illuminante considerare il termine secondo l’etimologia che ad esso pertiene in maniera più immediata!
Ebbene, derivando dal greco dia-logos, “dialogo” significa letteralmente “per mezzo, attraverso, a causa della parola”. Pertanto, trattandosi nella fattispecie della parola che è pronunciata dallo Spirito di Verità attraverso la Chiesa di Cristo, essa coincide allora proprio con ciò che usualmente si esprime alla greca con il termine “Logos”: ossia, il Verbo, la Parola assoluta, il Cristo stesso. Tale Parola non è quindi proposta dalla Chiesa cattolica per essere “dialetticamente” inserita in una discussione, ma molto più precisamente per essere “annunciata”: ed è ciò che costituisce davvero il “dialogo per eccellenza”! Del resto il verbo greco dialegomai, da cui il sostantivo dialogos trae origine, traduce appunto “converso, parlo, ragiono, spiego”; mentre da parte sua lo stesso sostantivo dialogos traduce, in una delle sue più antiche accezioni, persino “udienza”! Dal che si desume in definitiva che se al concetto più proprio di “dialogo” non concerne affatto alcun senso di “imposizione”, nondimeno esso non implica nemmeno alcun senso di “opinabilità”!
Nel Catechismo si afferma che la convinzione della Chiesa di poter e dover operare il dialogo con le altre religioni, e con i non credenti, trova la sua base nella convinzione del fatto che la ragione umana “può e deve conoscere Dio”.[XI] Ed inoltre vi si dice: “L’attività missionaria (a cui può essere aggiunta senz’altro anche quella pura e semplice di testimonianza, N.d.A.) implica un dialogo rispettoso con coloro che non accettano ancora il Vangelo…Se infatti (i credenti) annunziano la Buona Novella a coloro che la ignorano, è per consolidare, completare ed elevare la verità e il bene che Dio ha diffuso tra gli uomini e i popoli, e per purificarli dall’errore e dal male”.[XII]
Quando il laicismo (e attraverso di esso il democraticismo) erge il principio del dialogo a propria precipua virtù, accusando peraltro la Chiesa cattolica di difettarne, compie insomma una triplice anticristica mistificazione: si appropria di un valore che in senso assoluto appartiene soltanto alla Chiesa del Logos; sovverte tale valore rivestendolo di un significato contingente che non è più quello reale; lo “rispedisce al mittente”, per così dire, avvalendosene come strumento di rivalsa e di rivolta. Ecco infatti cosa pensa Zagrebelsky: “La democrazia della possibilità, della ricerca deve mobilitarsi contro chi rifiuta il dialogo, nega la tolleranza, ricerca soltanto il potere, crede di avere sempre ragione. Della democrazia critica, la mitezza - come atteggiamento dello spirito aperto al discorso comune, che aspira non a vincere ma a convincere ed è disposto a farsi convincere - è certamente la virtù cardinale. Ma solo il figlio di dio poté essere mite come l’agnello. Nella politica, la mitezza, per non farsi irridere come imbecillità, deve essere una virtù reciproca. Se non lo è, ad un certo punto prima della fine, bisogna rompere il silenzio e cessare di subire”.[XIII]
Da quanto osservato deriva insomma tutta l’“inaffidabilità” del sistema laicistico-democratico a costituirsi, con positiva disponibilità, quale fruitore di un dialogo con la Chiesa cattolica; e ciò vistane appunto l’indole scevra, per sua stessa ammissione, di ogni ritegno a formulare le proprie istanze se non alla luce del risentimento e della ribellione! Al di là dell’apparente pacatezza di quelle sue parole che inneggiano alla mitezza, l’ambiguità in cui cade Zagrebelsky allorché si dichiara democraticamente “disposto a farsi convincere”, manifesta in verità una palese ipocrisia. Innanzitutto perché non è né operabile né tanto meno opportuna l’equiparazione tra un fin troppo agevole atteggiamento che sia “disponibile al mutamento d’opinione” - privo cioè di un reale sforzo di abdicazione, operato da parte di chi, come lui, crede appunto relativisticamente in una pari validità delle diversificate “possibilità” -, con l’impossibilità ontologica per la Chiesa di “farsi convincere”, di mutare cioè il proprio credo su questioni contrarie alla Verità. E poi perché ciò sancisce in maniera chiara la differenza che è da porsi tra la cosiddetta “mitezza” vantata dal laicismo - peraltro da lui indebitamente assurta al ruolo di una “virtù cardinale”, essa che è in realtà e più precisamente uno dei dodici frutti dello Spirito Santo (cfr. Gal 5,22-23 vulg.) - e la “mansuetudine” cristiana: quella è infatti relativizzata (una volta di più) dal poter e voler sussistere solo nella reciprocità; questa è assoluta per il proprio sussistere sempre, fin’anche nel martirio!
Il ventilato bisogno-dovere della cosiddetta “mitezza democratica” di finalmente mobilitarsi per “rompere il silenzio e cessare di subire”, con il suo orgoglioso convincimento di non dover mai accondiscendere per non incorrere nell’umiliante pericolo di essere scambiata per “debolezza” (la quale costituisce propriamente la vera accezione del termine “imbecillità”), tradisce piuttosto la malcelata sussistenza di una vocazione a volersi imporre per l’appunto con la “forza”. E non conta nulla l’incidentale specificazione secondo cui tutto ciò varrebbe in un ambito più specificatamente “politico”! Infatti, l’irriverente e non casuale citazione riguardante la mitezza del “figlio di dio” (scritto emblematicamente tutto in minuscolo), nella sua sottile ironia che la pone ai limiti della bestemmia conferma che, per Zagrebelsky, la tanto auspicata remissività alle regole laiciste deve essere recepita ed assunta anche da coloro che si ostinassero a voler riconoscere Cristo come proprio modello: a cominciare quindi dalla gerarchia! E che tutto ciò sia un esplicito riferimento proprio alla Chiesa, viene del resto confermato dalle ulteriori sue seguenti affermazioni: “La Chiesa vuole essere ‘dialogante’. Purtroppo però, adottato un atteggiamento esteriore amichevole, non sembra mutato quello interiore. Gli interlocutori continuano ad essere considerati non come dei diversi, ma come degli inferiori, sul piano morale e razionale”.[XIV]
Per Zagrebelsky è pertanto la Chiesa che “rifiuta il dialogo, nega la tolleranza, ricerca soltanto il potere, crede di avere sempre ragione”: “…l’interlocutore non cattolico, per la Chiesa, è uno che, in moralità e razionalità, vale poco o niente; è uno che le circostanze inducono a tollerare (sic!), ma di cui si farebbe volentieri a meno…Il dialogo non è questione di convinzione, ma di opportunismo dettato da forza maggiore o da ragioni tattiche”.[XV] Di conseguenza, a parte la contraddittoria questione sull’effettiva tolleranza o meno della Chiesa, a coloro che sono da Essa con arroganza oppressi non resta altro di legittimo che la “ribellione”!
Vogliamo osservare a tal proposito, e verrebbe da leggere ciò proprio alla luce di un conclamato caso di nomen omen, che la suddetta indole incline alla “rivolta” contro la gerarchia cattolica, più volte palesata da Zagrebelsky, ritrovi curiosamente concorde riflesso appunto nel fatto che dalla scomposizione del suo cognome venga fuori la locuzione “rebel-sky”, che in inglese traduce “ribelle al cielo”! Mentre “zag-”, da parte sua, trova significativa attinenza col tedesco “zach”, che traduce “cosa a punta”; nonchè con lo spagnolo “zaga”, “parte posteriore, coda”. Del resto, lo “zig-zag” indica il “serpeggiare” ed il russo “zagovor” traduce “cospirazione”, ma anche “esorcismo”!
Vogliamo forse con questo indire un qualche processo, e poi pure emettere qualche sentenza? Assolutamente no; perché non è nelle nostre intenzioni giudicare, ma solo esprimere delle contingenze oggettive ancorché singolari. Oltretutto, anche perché il laicismo positivista e materialista non potrebbe mai accondiscendere a ritenere tali operazioni semantiche niente più che giochetti privi di alcun senso scientifico e quindi concreto!
Nondimeno, in maniera sorprendente proprio Zagrebelsky si lascia andare ad una riflessione di tal genere: “Accade però talvolta…che da parte cattolica, anche altolocata, si ricorra ancora oggi a denunce di collusioni demoniache, non solo per modo di dire (la riduzione delle figure della fede a simboli è condannata) onde, anche chi scrive questo articolo potrebbe essere un adepto, nel migliore dei casi incosciente, di Satana”.[XVI]
Il discorso qui risulta inserito nel più grande contesto della “questione morale”; la quale per Zagrebelsky non deve porsi “…nei termini triviali di una graduatoria di meriti e demeriti. Nessuno dovrebbe arrischiarsi a rivendicare un primato di questo genere. Non può esserci una competizione come questa, da cui tutti rischierebbero di uscire malconci”.[XVII] In altre parole, secondo Zagrebelsky la gerarchia cattolica (la parte cattolica “altolocata”), vittima già di suo di una eccepibilità morale, non può con supponenza riconoscere la superiorità appunto morale del Cristianesimo - né tanto meno la propria – sul laicismo; tacciando peraltro quest’ultimo, nei casi limite, addirittura di esplicita collusione con il male! E per avvalorare la propria tesi conclude: “Postulare una morale esterna, dispensata da un’autorità, sia pure paterna come la Provvidenza divina, significa, nel grande colloquio sulla libertà che occupa un celeberrimo capitolo (II, 5, 5) dei Karamazov, dare ragione all’Inquisitore e torto al Cristo”.[XVIII]
Non scenderemo nei dettagli di un’analisi del tanto qui decantato, “celeberrimo capitolo” del romanzo di Dostoevskij, né in un contraddittorio con le numerosissime voci laiciste che, cavalcando i contenuti della nota “Leggenda del Grande Inquisitore” a cui qui si allude, li adoperano per stabilire e poi anche confermare la (per loro) reale sussistenza di una frattura tra Cristo e la gerarchia della Sua Chiesa (nella fattispecie impersonata appunto dall’Inquisitore); Chiesa pertanto accusata di detenere, proprio Essa, un’identità “anticristica”. Per una confutazione immediata di tali calunniose prese di posizione, contro qualunque tentazione che pretenda di riconoscere e decretare alcun contenuto di verità al testo in oggetto ci basta solamente osservare che esso non è, né si può pretendere che esso sia più di quel che gli compete essere: un testo letterario e non sacro; una rappresentazione realizzata da invenzione umana e non certamente una scrittura ascrivibile ad una rivelazione divina!
A Zagrebelsky piace però convincersi della quasi “sacrale” autorità di tale testo, tanto da citarlo a modello in più di un’occasione[XIX] e dedicandogli addirittura la pubblicazione di un intero saggio, forgiandosi così una “verità” ad hoc e pretendendo pure che essa venga accolta dai cattolici medesimi come quella per essi più consona!
La confusione tra verità e verosimiglianza, la quale ultima è l’unica qualità che può concedersi ad un romanzo, sia pur esso d’argomento filosofico-religioso, procede di pari passo con la confusione reiteratamente perpetrata tra “moralità” dell’individuo e “legge morale” a lui esterna! Se la prima è indicativa della libertà goduta dalla persona umana in quanto tale, padrona cioè di agire secondo un giudizio di coscienza che può suggerirgli, in virtù di maggiore o minore ragione, atti “buoni o cattivi”; la seconda invece è “opera della Sapienza divina,…un insegnamento paterno, una pedagogia di Dio”,[XX] la quale viene ratificata, ossia “emanata dall’autorità competente in vista del bene comune…Suppone l’ordine razionale stabilito tra le creature…E’ dichiarata e stabilita dalla ragione come una partecipazione alla provvidenza del Dio vivente, Creatore e Redentore di tutti. L’ordinamento della ragione (del Logos, N.d.A.), ecco ciò che si chiama la legge”.[XXI] Ciò ribadisce insomma l’autonomia, la libertà, ma non certo l’indipendenza della moralità rispetto alla legge morale; e tale specificazione vale come risposta a tutti gli interrogativi ed ai dubbi sollevati in maniera puramente artistico-filosofica, e non punto dottrinale-teologica, dal romanzo di Dostoevskij, nel quale l’Inquisitore rappresenta, ma non è certamente la Chiesa, ed il Prigioniero rappresenta, ma non è certamente Gesù!

Anche la “moralità” delle persone umane che compongono la gerarchia non può sottrarsi agli obblighi di “dipendenza” dalla “legge morale”: è ovvio! Ma la pretesa di rinfacciar loro la legittimità di parlare “in nome” della legge morale e pertanto di effettivamente ratificarne i principi, pur nell’imperfezione morale della loro natura umana, ebbene ciò significa voler, in maniera subdola, rigettare la divinità di Cristo Gesù concedendoGli solamente la Sua umanità! Ma il Mistero è tutto qui: Cristo è Dio nel mentre è uomo! E secondo entrambe le persone, umana e divina, rimarrà sempre accanto alla Chiesa: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”(Mt 28,20)! E’ solo il “grande tentatore” che può sedurre con la menzogna; è solo il “grande mistificatore” che può istillare il dubbio; è solo il “grande ribelle” che può istigare alla rivolta!
Certamente, alla fine di tutta questa disamina contro la tentazione, la mistificazione, la ribellione laicista, non vogliamo nascondere la crisi di moralità e di autorevolezza patita in questi tempi dalla gerarchia. Ma se sono in crisi la Sua moralità, ossia la capacità di aderire alla legge morale, e la Sua autorevolezza, ossia la capacità di guadagnarsi la considerazione popolare, tuttavia non può essere messa in discussione la Sua autorità nel dispensare realmente la legge morale.
D’altronde non è nemmeno di questo che deve preoccuparsi il fedele laico; anche perché “…quel servo che, conoscendo la volontà del padrone, non dispone e non fa secondo il volere di lui, sarà aspramente flagellato, mentre colui che non la conosce, ma opera in modo da meritare delle percosse, ne riceverà di meno. Molto sarà richiesto a colui che molto ha ricevuto, e più si esigerà da colui al quale molto è stato affidato” (Lc 12, 47-48). Il che rappresenta un chiaro monito verso i “pastori” alla cui guida è stato “affidato il gregge” di Cristo! Monito il quale, se non assolve il gregge, perlomeno lo esonera da molte responsabilità!
D’altro canto, in maniera in certo qual modo “speculare”, merita pure che qui si faccia menzione di quel passo della Gaudium et spes in cui si riconosce che “…la potenza di Dio molto spesso manifesta la forza del Vangelo nella debolezza dei testimoni” (IV, 76)! Il che rappresenta questa volta un “incoraggiamento” all’indirizzo di tutti i credenti affinché non disperino, pur non esonerandoli dalle rispettive responsabilità.
In quanto fedeli e pertanto unici e veri “laici”, proprio perchè desiderosi di non essere confusi con gli atei “laicisti”, non possiamo e non dobbiamo cadere nella trappola di operare il medesimo loro “delegittimante” gioco anticristico: quello cioè secondo cui sussisterebbe un problema che sarebbe da ricondursi alle responsabilità esclusive della gerarchia. Valgono piuttosto i reiterati inviti che con sempre maggior insistenza (se non supplica) provengono da una certa parte della gerarchia stessa, a ché si ponga rimedio alla mancanza di un’efficace presenza di una forte e determinata proposta che sia appunto “puramente e legittimamente laicale”, e che miri pertanto alla “tutela” della Chiesa: nel mondo e dal mondo. Tale è difatti la funzione precipua dei laici, il “ministero” che è ad essi pertinente!
Val bene per l’appunto ricordare quanto opportunamente scriveva Attilio Mordini:
“Dicendo questo non intendiamo affatto muovere un processo al clero. Il problema concerne solo il laicato; e le cause del fenomeno sono da ricercarsi nell’affermazione del guelfismo. Da parte del clero, anzi, si sono avuti molti lodevoli tentativi di mutare in meglio la situazione, ma tutto è inutile se non si risale decisamente alle cause prime…Rispondere alle esigenze del proprio tempo significava, nell’era del cristianesimo equestre e veramente militante, combattere di secolo in secolo, e con la medesima tenacia, le eresie tipiche del momento, e quindi instaurare un ordinamento civile atto alla difesa delle istituzioni e delle anime dal morbo che di volta in volta s’avventava sulla Chiesa. Invece nel tempo moderno, vivere il proprio tempo significa, in pratica, accondiscendere alle eresie del secolo cercando un modus vivendi con quelle, purché sia salva la possibilità di ottemperare ai precetti della Chiesa. Da lungo tempo, le organizzazioni del laicato cattolico non sono più state all’altezza dell’avventarsi continuo dei nemici del Cristianesimo e della civiltà; in una parola, i cattolici non sono più stati capaci di combattere”.[XXII]
Concludiamo, dunque, sintetizzando il pensiero: oggi manca quella Cavalleria che possa ergersi quale baluardo difensivo contro le insidie anticristiche che mirano a demolire il castrum della Chiesa cattolica, l’aedificium del Corpo mistico di Cristo; quelle insidie di cui il laicismo democraticistico costituisce per l’appunto l’ariete di sfondamento e di cui Zagrebelsky ha dimostrato d’essere uno dei più pericolosi alfieri!

29 settembre 2007 (nella festa di S.Michele Arcangelo, patrono della Cavalleria)

Cosmo Intini
Assoc. Studi Cavallereschi “S.Giuseppe da Leonessa”





[I] Idem, pg.87.
[II] Idem, pg.159.
[III] Idem, pg.87.
[IV] Idem, pg.48.
[V] Idem, pg.87.
[VI] Idem, pg.17.
[VII] Idem, pg.23.
[VIII] Idem, pg.18.
[IX] Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede del 24/11/2002.
[X] Ibidem.
[XI] Cfr. Catechismo della C.C., 39.
[XII] Idem, 856.
[XIII] G.Zagrebelsky, Il crucifige e la democrazia, Einaudi, Torino 1995.
[XIV] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.146.
[XV] Idem, pg.148.
[XVI] Idem, pg.146.
[XVII] Ibidem.
[XVIII] Idem, pg.147.
[XIX] Cfr. idem, pgg.23, 118, 146, 147.
[XX] Catechismo della C.C., 1950.
[XXI] Idem, 1951.
[XXII] A.Mordini, Il tempio del Cristianesimo. Per una retorica della storia, Il Cerchio, Rimini 2006, p.139.