domenica 21 ottobre 2007

Contro Halloween: la macabra festa delle zucche vuote




Ancora pochi giorni e le strade della nostra città, la notte di Ognissanti, si riempiranno di diavoli, streghe e teschi. Insomma c'è da stare tranquilli!!! Riproponiamo qui di seguito alcuni testi utili per un giusto discernimento su cosa sia in realtà Halloween. Abbiamo molti motivi per riflettere su questa strana festa:
1) La passività sociale che vige in nome del divertimento alienante. E la passività anche cristiana difronte a simili manifestazioni
2) Lo svilimento della solennità di Tutti i Santi e della commemorazione dei fedeli defunti. Halloween trasforma la solennità liturgica da festa di luce a festa dell'ombra e della magia evocatrice. Come il Babbo Natale ed il ferragosto inaugura così una festa ideologica ridotta a pura esteriorità.
3) Povertà spirituale e pericolosità simbolica evocatrice.
4) Crescita in modo drammatico di stregoneria, paganesimo e satanismo soprattutto fra le classi più giovani.
5) Festa indirizzata all'immaginario infantile con sponsor che vanno dalla Coca-Cola al McDonalds fino alla Disney.
Di fronte a questo rispondiamo nelle nostre parrocchie e diocesi con l'invito che ha fatto Padre Gabriele Amorth:
1) celebrare la Santa Messa per offrire al Signore attraverso l’Eucarestia, una riparazione a questa “orrenda” festa, e di accostarsi tutti a prendere l’Eucarestia;
2)Recitare il Rosario, meglio se in Famiglia, in Parrocchia, anche attraverso l’ascolto di Radio Maria (per gli orari della recita del Rosario vai su www.radiomaria.it). Se proprio siete impossibilitati, recitatelo da soli;
3) Alla fine della Santa Messa recitare la Coroncina della Divina Misericordia, per chiedere perdono al Signore.
Difendiamo la nostra tradizione da queste forme perverse.
Federico Intini
Ass. Studi Cavallereschi San Giuseppe da Leonessa
Halloween festa anticristiana
a cura di Don Guglielmo Fichera
HALLOWEEN: FESTA DELL’IGNORANZA E DELLA SUPERSTIZIONE
"NO" ALLA RIDICOLA FESTA DELLE ZUCCHE... VUOTE!!

Non è più giusto e più rispettoso della fede cristiana almeno spostare la data di questa festa di Halloween, non farla cioè coincidere con le due significative feste cristiane di tutti i Santi e dei fedeli defunti?
UNA PREMESSA
Non basta affermare con superficialità: "È solo un modo di divertirsi... è come se fosse un altro carnevale", senza valutare bene le sue radici culturali, le sue implicazioni esoteriche, il suo clima ambiguo e la sua risultante di apertura, più o meno dichiarata, alla mentalità magica.
1) Possibile che non ti sembra assurdo mettere sullo stesso piano maschere come quelle di Pulcinella, Arlecchino, Colombina, il dottor Balanzone, ecc. che hanno alle spalle una letteratura, una storia dell’arte e una storia del teatro significativa e positiva, con maschere che mirano solo ad esaltare un clima negativo, un clima macabro, fatto di horror, di stregonesco, di occulto, agganciandosi e diffondendo una pericolosa e deleteria cultura magica?
2) Possibile che tutti quei simboli dell’Horror (pipistrelli, streghe, fantasmi, vampiri, morti che tornano, ecc.) non hanno suscitato in te almeno una giusta perplessità?
3) Possibile che l’unico modo per divertirsi è riesumare LA FIERA DELL’HORROR? Bisogna per forza divertirsi (sic!) solo con diavoli, fantasmi, streghe, pipistrelli, e quanto altro di lugubre viene propinato?
Halloween, per esplicita ammissione dei suoi sostenitori è una festa pagana a cui sono stati aggiunti elementi tratti dalla cultura esoterica, magica, stregonesca, il tutto mascherato ipocritamente (e con studiata doppiezza) sotto la forma della festa, del divertimento, delle mangiate godereccie e delle frenesie di gruppo; in modo che quando qualcuno, meno "addormentato", punta il dito contro gli sconcertanti "aspetti horror" e magici di questo rito che ci è stato imposto, i fanatici della festa (a chi?) con un sorrisetto sarcastico e malizioso si giustificheranno dicendo: "Ma è solo un po’ di divertimento!" Noi ci chiediamo e vi chiediamo: qual è la necessità di riesumare una festa pagana? A cosa mira questo ritorno al paganesimo, che non è unico nella nostra società? Per quale motivo bisogna legare un sano divertimento ad un deleterio horror, ad una festa esoterica, magica, stregonesca, con tanto di travestimenti da diavoli, streghe, fantasmi, pipistrelli? Quando in una società cala (o si fa calare) il cristianesimo, sale lo spazio occupato dalla SUPERSTIZIONE!
A) Noi pensiamo che come esiste nella cultura normale, una "introduzione alla filosofia", una "introduzione alla sociologia", ecc., questi riti di massa, (non solo Halloween, ma anche altri, in altri modi e in altri campi) sono un tentativo di introduzione nell’opinione pubblica di un atteggiamento favorevole alla mentalità magico-esoterica. Quindi fanno da apripista per successive manipolazioni. B) È necessario contestualizzare questa pseudo-festa. Halloween non è un tentativo di "colonizzazione" magica, isolato. Questa pseudo-festa è solo uno degli svariati modi con cui si tenta di introdurre questa mentalità esoterica, estranea ed ostile al cristianesimo, nella nostra cultura e nei nostri costumi. Per realizzare questa strategia vengono utilizzati più mezzi, come la letteratura, i films e persino pubblicazioni specializzate che si vendono ora, addirittura in edicola. Contemporaneamente, nella società, pullulano "santoni" e "sensitivi". C) Naturalmente, tutti questi svariati modi, compreso Halloween, sono solo una "rete gettata", con cui si introducono occasioni, che possono prestarsi a successivi coinvolgimenti nella mentalità magica. Noi pensiamo che coloro che intendono diffondere questa mentalità magico-esoterica nell’opinione pubblica, procedano per gradi e per tentativi successivi. Si comincia con lo scherzo, col romanzo-fumettone che fa sognare, col film divertente e accattivante. Se si imbattono in UN CRISTIANESIMO AUTENTICO, VIGILE E VIGOROSO, si fermano e rimandano alla prossima occasione e modalità. Se invece trovano un CRISTIANESIMO ANNACQUATO, SECOLARIZZATO, MODERNISTA, CULTURALMENTE FRAGILE E COMPROMESSO, allora diffondono apertamente e in modo molto esteso, le loro forme "alternative" al cristianesimo e ben presto passano alla più grave tappa successiva. Halloween, per altro, è diventata anche un colossale business economico, con un giro enorme di soldi che arricchisce speculatori e mestieranti. Per tutti questi motivi messi insieme e per tutte le argomentazioni registrate in questo volantino, diciamo "NO!" a questa festa dell’ignoranza e della superstizione.

PRUDENZA CONTRO GLI INGANNI
Esiste in atto un tentativo di introdurre e diffondere in vari modi, una contro-cultura alternativa fondata sulla mentalità magica ed esoterica. Si mira allora in vari modi a creare un atmosfera di simpatia intorno alla magia, a farla apparire buona, utile, addirittura… divertente, per spingere ad abbassare la guardia e la prevenzione naturale e giusta che l’opinione pubblica ha nei suoi riguardi. Questa cosiddetta "festa di Halloween" è solo uno dei modi (non certamente il solo) per realizzare queste finalità. La mentalità e la prassi magica o para-magica è il modo superstizioso, modernista e secolarizzato di sostituire la vera religione. Esistono in atto tentativi di introdurre gusti, mentalità e spirito magico in vari modi cercando di non destare sospetti, con tatticismi e accorgimenti furbeschi, per ingannare se fosse possibile anche coloro che hanno conservato un sano ... buon senso. Questa tattica del "doppio gioco" viene dichiarata esplicitamente da una loro rivista uscita per l’occasione: "I costumi più tipici sono quelli raffiguranti creature magiche pericolose, o ritenute tali dai Babbani (N.d.R. = i Babbani sono le persone di buon senso che si tengono lontane dalla magia = N.d.R.) come vampiri, lupi mammari, fantasmi, ecc. 1) Se frequentiamo insediamenti completamente magici, non ci sono limitazioni riguardo ai costumi. 2) Se invece progettiamo di fare un giretto, magari ad una festa in maschera babbana, dobbiamo osservate alcune semplici norme come: A) L’uso di incantesimi per creare i costumi deve essere molto scarso. B) Niente zanne o pelo troppo realistici, i Babbani potrebbero insospettirsi. Attrezziamoci quindi con pazienza e tentiamo di limitare al massimo l’utilizzazione della magia!" (Gazzetta dei Maghi e delle Streghe, Anno I, N. 10, 2004 - Edizione Straordinaria – HALLOWEEN - Magie e segreti della Notte più Misteriosa, p. 3).

PRIMA DI AGIRE, CONOSCI SIMBOLISMI ED OCCULTO
Il 31 ottobre, è una data importante non soltanto nella cultura celtica, ma anche nel satanismo. E uno dei quattro sabba delle streghe. I primi tre segnavano il tempo per le stagioni "benefiche": il risveglio della terra dopo l’inverno, il tempo della semina, il tempo della messe. Il quarto sabba marcava l’arrivo dell’inverno e la "sconfitta" del sole, freddo, fame e morte. La festa cattolica di Tutti i Santi non ha niente a che vedere con quella di Halloween. Essa è stata instaurata da Papa Gregorio IV nell’anno 840. Originariamente si celebrava nel mese di maggio e non il 1° novembre.
Fu nel 1048 che Odilo de Cluny decise di spostare la celebrazione cattolica all’inizio di novembre al fine di detronizzare il culto a Samhain. Una volta, dunque, le feste pagane venivano sostituite, negli stessi giorni da feste cristiane; oggi si assiste al tentativo contrario: in coincidenza con le feste cristiane di tutti i Santi e dei fedeli defunti, si cerca di diffondere nella cultura e nei costumi, una festa pagana estranea e ostile al clima e al contesto di preghiera e di vera fede delle due feste cristiane. Non era più giusto e più rispettoso almeno spostare la data di questa festa di Halloween, non farla cioè coincidere con queste due significative feste cristiane?

1. IL SIGNIFICATO
Halloween è la forma contratta dell’espressione inglese "All Hallows Eve" che letteralmente significa vigilia d’Ognissanti. Halloween, nonostante non lo si dica come invece si dovrebbe, è una ricorrenza magica. Il mondo dell’occulto cosi lo definisce: "È il giorno più magico dell’anno, è il capodanno di tutto il mondo esoterico, è la festa . più importante dell’anno per i seguaci di satana".
Nell’ultima pagina pubblichiamo il rituale magico per la festa di Halloween, stampato, su carta intestata; da un centro di magia nel foggiano.

2. PERCHÉ SI FESTEGGIA LA NOTTE DEL 31 OTTOBRE?
Le origini di Halloween risalgono dunque agli antichi druidi celti, e quindi a circa 2000 anni fa. I Celti vivevano in un vasto territorio che oggi è occupato dalla Francia, l’Inghilterra, il Galles e la Scozia, l’Irlanda, e celebravano la vigilia del nuovo anno, il 31 ottobre, in onore di Samhain, il principe della morte. Siccome il loro sostentamento principale era l’agricoltura, nella notte del 31 ottobre (la notte di fine estate) i Celti festeggiavano Samhain, una divinità oscura che i mortali ringraziavano per i raccolti estivi. Si trattava del "Trinox Samhain" o capodanno celtico. Quindi è evidente l’origine pagana della festa. Samhain era il Signore degli Inferi che, con l’arrivo dell’inverno, cancellava la potenza del dio sole, suo eterno rivale. Samhain venne così tradizionalmente identificato con il dio dei morti, o semplicemente con la luna, che spesso appare nell’iconografia di Halloween. Samain è anche il nome gaelico del mese che corrispondeva suppergiù a novembre. Il giorno di Samhain segnava dunque l’inizio invernale della metà dell’anno, e fu chiamato per questo il giorno in mezzo agli anni.
L’essere "in mezzo agli anni" veniva considerato un momento magico: le barriere tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti si assottigliavano tanto da permettere a questi ultimi di tornare sulla terra comunicare con i vivi. I Celti credevano che in questo giorno gli spiriti malvagi dei morti, ritornavano per creare confusione e caos fra i viventi. La festa doveva placare Samhain e gli spiriti dei defunti. All’inizio, in questa giornata, si onoravano tutti i morti, compresi i primi santi cristiani, ma con il passare del tempo, incredibilmente, questi spiriti assunsero un connotato diabolico e malvagio. Fu così che, durante le celebrazioni per Halloween, apparvero rappresentazioni di fantasmi, scheletri, simboli della morte, del diavolo e di altre creature maligne, come le streghe. Pipistrelli, gatti neri, la luna piena, streghe, fantasmi, ecc. questi simboli hanno poco a che vedere con la iniziale e celtica vigilia di Samhain. Qualcuno li ha aggiunti abusivamente. Nella cerimonia celtica però era già presente un particolare che ha fatto da apripista all’inglobamento di simboli esoterici: i partecipanti dovevano vestirsi con pelli e teste d'animali, al fine di acquistare la forza dell’animale rappresentato e spaventare (sic!) così gli spiriti malvagi che erano presenti.

3. LA LEGGENDA
L’antica leggenda irlandese racconta che Jack, un fabbro malvagio, perverso e tirchio, una notte d’Ognissanti, dopo l’ennesima bevuta viene colto da un attacco mortale di cirrosi epatica. Il diavolo nel reclamare la sua anima viene raggirato da Jack (sic!) e si trova costretto ad esaudire alcuni suoi desideri, tra i quali quello di lasciarlo in vita, giungendo ad un patto con cui rinunciava all’anima del reprobo. Jack, ignaro dell’effetto della malattia, muore un anno dopo. Rifiutato in Paradiso, Jack non trova posto nemmeno all’inferno a causa del patto con diavolo. A modo di rito il poveraccio intaglia una grossa rapa mettendovi all’interno della brace fiammante, a luogo della dannazione eterna. Con questa lanterna, Jack, fantasma, torna nel mondo dei vivi. Gli irlandesi, colpiti dalla carestia, immigrarono in America verso il 1850. Approdati nel nuovo mondo, trovarono un enormità di zucche che, a differenza delle piccole rape indigene, erano sufficientemente grandi da essere intagliate. Così le zucche sostituirono le rape e divennero le Jack o lantern, utilizzate la notte d’Ognissanti perché si pensava di tenere lontani gli spiriti inquieti dei morti che tentavano, come Jack, di tornare a casa. I bambini oggi si travestono e fanno visita alle famiglie guidati dalla lanterna-zucca e ottengono dolci in cambio della loro "benevolenza". "Trick - or - treat" è l’usanza del "dolcetto o scherzetto" [...], il significato originale è: "maledizione o sacrificio". Questa festa, affermatasi e diffusasi negli U.S.A., è stata importata dagli Stati Uniti in Europa e quindi in Italia.

4. FATTI STORICI
Alcuni secoli prima di Gesù Cristo, una setta segreta teneva sotto il suo impero il mondo celtico. Ogni anno, il 31 ottobre, giorno di Halloween, essa celebrava, in onore delle sue divinità pagane, un festival della morte. Gli anziani della setta andavano di casa in casa reclamando offerte per il loro "dio" e capitava che esigessero sacrifici umani. In caso di rifiuto, proferivano delle maledizioni di morte sulla casa: da qui è nato il "trick or treat".

5. PERCHÉ CI SI METTE IN MASCHERA?
Halloween è la festa--dei mostri, degli spiriti, degli esseri malvagi, e di tutti quei personaggi che tradizionalmente, nell’immaginario comune, incarnano il concetto del male, opponendosi agli eroi buoni. Quindi le maschere più azzeccate sono quelle che rispettano questa tendenza malefica: pirati, streghe, vampiri, diavoli, con tutte le varianti moderne estrapolate dal cinema, dai cartoons, dai fumetti (quanti bambini, quest’anno, si travestiranno ancora da nemici di Spiderman?). Nell’Irlanda celtica si credeva che in questa data gli spiriti tornassero indietro in cerca di un corpo da possedere. Per difendersi (sic!) da questa minaccia ci si mascherava in modi spaventosi, e si sfilava per le strade sperando così di scacciare i fantasmi vagabondi fuori dalla città.


6. PERCHÉ LE MELE SONO IL FRUTTO PROTAGONISTA?
Per la notte delle streghe si fanno feste durante le quali vengono distribuiti vari tipi di dolci come la mela caramellata, tradizionale dolce della notte di Halloween. Inoltre si organizzano giochi come quello della mela, che consiste nel cercare di mordere una mela messa in una bacinella d'acqua, tenendo le mani dietro alla schiena. Ma da dove arriva l’abitudine di usare le mele in occasione di Halloween? La tradizione popolare riferisce che per venerare Samhain, la terribile divinità della notte, si praticavano riti divinatori che riguardavano previsioni del tempo, matrimoni e la fortuna per l’anno venturo, e che avevano tutti per protagonista la mela. In particolare vi erano due riti: 1) quello dell’immersione delle mele 2) e quello della spellatura della mela. Il primo era una divinazione per un matrimonio: la prima persona che mordeva una mela si sarebbe sposata l’anno seguente. Invece sbucciare la mela era una divinazione sulla durata della vita: più lungo era il pezzo di mela sbucciato senza romperlo, più lunga sarebbe stata la vita di chi la sbucciava. Naturalmente non è la mela caramellata che - di per sè - trasforma in... streghe! Come non sono i pipistrelli, i ragni e i gatti neri che - di per sé - fanno la magia. In questi riti di massa, si aprono delle "finestre", sì introducono delle occasioni che gettano una rete favorevole che può preparare la strada a possibili intromissioni, da parte di esponenti della mentalità magica.


7. PERCHÉ LE ICONE ANIMALI SONO PIPISTRELLO, GUFO, RAGNO E GATTO NERO?
Tutti e quattro questi animali sono stati associati, a partire dal Medioevo, alle streghe, di cui si credeva che fossero servitori demoniaci, chiamati famigli. Quando le streghe cominciarono a essere collegate ad Halloween, anche i famigli ne divennero delle icone.
Pipistrello. Simbolo molto popolare di Halloween. Il pipistrello è connesso alla stregoneria e alla morte in molte culture diverse: questa associazione nasce dall’usanza di volare di notte e di dimorare in caverne e rovine. Il sangue di pipistrello era anche usato (soprattutto nella magia nera) per la preparazione di pozioni magiche e unguenti.
Ragno. La superstizione vuole che il ragno sia portatore di cattive vibrazioni, capace di fare del male a uomini e animali anche solo con la vicinanza.
Gufo. Ancora oggi c è chi pensa che sentire un gufo nel buio della notte indichi morte o cattivi presagi. Durante il Medioevo si credeva che nella notte di Halloween demoni in forma di gufi viaggiassero assieme alle streghe e ai loro gatti a bordo di manici di scopa per andare al Sabba delle Streghe. Addirittura si temeva che fossero streghe travestite, ragion per cui vedere o sentire un gufo era fonte di paura. Anche nell’antica Roma il gufo era uccello di malaugurio: la sua presenza indicava sfortuna (infatti il gufo era chiamato strinx dai romani, cioè strega).
Gatto. Infine, il gatto nero: quanti di voi tuttora fanno tre passi indietro quando un gatto nero taglia la strada? Per qualcuno, ancora oggi, i gatti neri sono creature sinistre portatrici di sfortuna. Ed è ancora una volta nell’epoca medievale che il gatto nero divenne simbolo del diavolo. I gatti neri vengono associati alle streghe per superstizione: si credeva infatti che le streghe potessero trasferire il loro spirito in un gatto, e per questo ne avevano sempre uno.

8. ALCUNE CONSIDERAZIONI
1) A parte che è solo ridicolo pensare che ci siano degli spiriti dei morti che tentano di tornare a casa! Dopo la morte, col giudizio particolare, l’anima di ogni uomo va in Paradiso, oppure in Purgatorio o all’Inferno, e quindi è per sempre, solo nelle mani di Dio. È solo ridicolo pensare che l’anima può decidere di farsi una passeggiata, di andare a trovare una casa dove abitare per il futuro, di fare scampagnate o di passare una serata con gli amici! 2) La leggenda di Jack è solo sconcertante e assurda: A) quando uno muore, il Giudizio si compie davanti a Dio e non davanti al diavolo; B) il diavolo non ha il potere di far tornare in vita una persona dopo che è morta: questo potere compete solo a Dio; C) se si fa un patto col diavolo, l’Inferno accoglie a braccia aperte il contraente; la storiellina, invece, racconta assurdamente che a causa del patto col diavolo addirittura Jack non trova posto nemmeno all’inferno; D) inoltre la storiellina sviluppa e accredita credenze e pratiche magiche: chiedere al diavolo l’esaudimento dei propri desideri, fare un patto col diavolo, ecc. E) È veramente ridicolo pensare di tenere lontano questi presunti spiriti dei morti, di spaventare e scacciare i fantasmi, solo con delle lanterne. È superstizioso pensare di allontanare realtà spirituali, soprannaturali, solo con una zucca, cioè solo con mezzi naturali!! F) Infine va sottolineato con forza l’atteggiamento negativo verso la morte e verso i defunti che questa "festaccia" induce, come se i morti fossero solo qualcosa di ostile da cui difendersi. Per i defunti si va al cimitero a pregare, si fanno offrire Messe, comunque vanno pensati e accostati con affetto e familiarità, non certo con timore e diffidenza. Il culto e l’affetto per i morti è segno di civiltà e scaturisce dall’amore. "E stato il cristianesimo a rivoluzionare il rapporto con i defunti: i pagani seppellivano i morti lontano dalle città perché ne avevano timore e li sentivano in qualche modo contaminanti; invece, i cristiani cominciarono subito a venerare i corpi dei santi, costruendoci sopra le chiese e i villaggi. Furono i giacobini, ufficialmente per motivi "igienici" (ma in realtà neopagani), a ripristinare le necropoli extraurbane, che Napoleone si preoccupò di esportare, facendo infuriare, come si sa dalla scuola dell’obbligo, il suo ammiratore Foscolo" (Rino Camilleri). Si vuole esorcizzare la morte, facendone la caricatura. Ma questo non è un modo di esorcizzare la morte, ma di profanarla, banalizzarla, ridicolizzarla, renderla superficiale, come un genere di consumo. Questa festa di Halloween getta sicuramente un’ombra blasfema sulla festa di tutti i Santi, lasciando strascichi anche nel giorno dei defunti.

9. ATTENZIONE: HALLOWEEN È SOSTANZIALMENTE MAGIA
Giovani o meno giovani, dobbiamo essere sempre ben accorti a non farci avvinghiare dal mondo esoterico attraverso i rituali di massa che, nelle feste come quelle dedicate ad Halloween, ci vengono proposti. Halloween, quando e dove è celebrata nel significato oggi assunto, insieme ad altri modi e stimoli simili (presenti ad esempio nella letteratura, nel cinema, ecc.) sono tutte porte aperte sulla mentalità magica, sulla cultura esoterica, in alcuni casi - e dove vi si accede - anche sul mondo del paranormale.
Lo scopo è di far familiarizzare l’opinione pubblica e di farle prendere dimestichezza con queste mentalità esoteriche e magiche, estranee e ostili alla cultura cristiana. Una parte del cinema - ad esempio - ha contribuito non poco al dannoso influsso di Halloween, sponsorizzandola e promuovendone stili, contenuti e costumi. In ogni caso bisogna sempre vigilare che attraverso i gesti e i simboli posti durante questa festa non si cada o non ci acceda ai deleteri significati da essa - oggi - sottesi e veicolati. Non c’è dubbio che nel mondo dei satanisti, Halloween è una grande festa magica e che, in alcuni loro settori più depravati ai nostri giorni si sa che in questa notte alcuni di loro arrivano anche a praticare dei sacrifici umani. A causa delle sue radici e della sua essenza occulta Halloween può aprire una porta all’influsso occulto nella vita delle persone. L’enfasi di Halloween è sulla paura, sulla morte, sugli spiriti, sulla stregoneria, sulla violenza, sui demoni.
Commercianti e venditori, abbiamo il coraggio di dire "NO" a promuovere articoli che, dietro l’apparenza della mascherata, diffondono e creano, mentalità esoterica. Molti oggetti venduti tra i prodotti di consumo sono amuleti, o loro riproduzioni, usati nelle pratiche di stregoneria.
Non dimentichiamo che le disastrose conseguenze dell’inalazione magica non sono immediate, ma si manifestano a distanza di anni in depressioni, crisi e violenze. S’impone un irremovibile presa di posizione riguardo a tutto ciò che ci viene propinato da Halloween, dal mondo e dalla mentalità magica in genere. Consideriamo che le parole che proclamiamo, i gesti che facciamo, la mentalità che seguiamo e i simboli che poniamo, non sono realtà neutre o prive di significato, ma costruiscono e richiamano un mondo e una mentalità; significano e introducono la realtà spirituale che rappresentano. Genitori, stiamo attenti a permettere che i nostri ragazzi si abituino, o ancor peggio, si educhino all’occulto. Insegnanti, informiamoci sulle verità nascoste dietro questo rito di massa. Potremmo trasmettere ai giovani - a nostra e a loro insaputa - monete false e deleterie aperture a mentalità magico-esoteriche.

UNA TESTIMONIANZA IN PRIMA PERSONA
In un liceo di Foggia l’insegnante di religione ha parlato a lungo di questa festa, delle sue implicazioni, del suo significato, delle sue origini pagane, delle sue implicazioni magiche, esoteriche, stregonesche, ecc. Durante il dialogo con i ragazzi, due ragazze hanno chiesto la parola per testimoniare che tutto quanto riportato in questa documentazione risponde a verità. L’anno precedente infatti hanno partecipato ad una di queste feste di Halloween, pensando che si trattasse solo di un po’ di divertimento con punte di macabro, ma alla fine della festa alcuni ragazzi hanno chiesto loro di partecipare ad una seduta spiritica.

"NON PARTECIPATE ALLE OPERE INFRUTTUOSE DELLE TENEBRE, MA DENUNCIATELE APERTAMENTE" (Ef 5,11)
Giovanni Paolo II: "Oggi diverse forme di esoterismo dilagano anche presso alcuni credenti, privi del dovuto senso critico" (Fides et Ratio, n. 37).
Molti gruppi, movimenti, associazioni cattoliche, la notte del 31 ottobre si riuniranno in preghiera o organizzeranno feste cristiane alternative con la partecipazione di gruppi, cantanti o cantautori della musica cristiana contemporanea dei vari generi musicali e particolarmente, in quella occasione, di Lode e Adorazione contemporanea.
La festa della zucca si è rivelata in realtà, la festa di chi ha poca... zucca. È la festa di chi ha poca conoscenza delle. sue radici e delle sue implicazioni. Essa è la festa delle zucche vuote: ma non di quelle che si portano in mano! La zucca veramente vuota è costituita - in realtà - dalla mentalità pagana, superficiale e superstiziosa - estranea ed ostile al nostro cristianesimo - che lo spirito attuale di questa festa richiama e cerca di introdurre.
Halloween festa anticristiana
di don Lorenzo Biselx n.1(49) di LA TRADIZIONE CATTOLICA (nuova serie - anno XIII - 2002),
Indubbiamente Halloween è entrato nel paesaggio della nostra "civiltà" odierna. Però devo confessare che dieci anni fa non avevo ancora mai sentito questo strano vocabolo. Lo scoprii durante il mio primo anno di seminario a Flavigny-sur-Ozerain, vedendo con sorpresa una sera una zucca con dentro una candela accesa, deposta davanti alla porta di alcune case. Qualcuno mi spiegò allora che si trattava di una nuova festa: Halloween. Penso che è stato più o meno così per tutti voi. D'altronde possiamo constatare che perfino le grandi enciclopedie come l'Enciclopedia cattolica (1948-1954), il Grande Dizionario enciclopedico (1935), il Grande Dizionario della lingua italiana (1972) o anche la Grande Enciclopedia universale Atlantica (1982) non contengono affatto questo nome. Soltanto l'Encyclopedia britannica vi consacra un articolo. Internet ovviamente ci fornisce oggi molti dettagli sulla storia di questa "festa" leggendaria.


Le origini
Il 1 novembre era il giorno più solenne dell'anno per i Celti che solevano fare le loro celebrazioni più importanti durante la notte dal 31 ottobre al 1 novembre, chiamata la notte di Samhaim, il quale era il "Signore della morte, il Principe delle Tenebre". I Druidi credevano infatti che, la veglia di questa festa, i morti dell'anno precedente tornassero sulla terra in cerca di nuovi corpi da possedere. Mentre i contadini spegnevano il focolare per allontanare questi spiriti, i Druidi si radunavano su una collina in mezzo alle querce per compiere la grande cerimonia notturna in cui, tra le danze e i canti, si offrivano dei sacrifici per fare paura agli "spiriti cattivi". Il mattino, dopo aver acceso il fuoco nuovo, i druidi facevano il giro delle case portando le ceneri ardenti del fuoco presso le famiglie affinché tutti potessero riaccendere il focolare familiare. In questa occasione chiedevano delle offerte per il loro dio e proferivano delle maledizioni in caso di rifiuto. Donde il "trick or treat" (offerta o maledizione), e le famose rape (oggi zucche) nelle quali bruciava il fuoco sacro.
E l'usanza moderna di travestirsi nel giorno d'Halloween?
Viene dai tre giorni di festa che succedevano alla notte dei sacrifici: durante questi giorni, i Celti si mascheravano con le pelli degli animali uccisi "per esorcizzare e spaventare gli spiriti. Vestiti con queste maschere grottesche, ritornavano al villaggio illuminando il loro cammino con lanterne costituite da cipolle intagliate in cui erano poste le braci del Fuoco Sacro".
In epoca moderna questo rito celtico s'intrecciò con la leggenda di Jack o'Lantern. Jack era un uomo dissoluto e un alcolizzato impenitente. Quando una notte il diavolo venne a cercare la sua anima, negoziò e ottenne ancora un anno di vita. Dopo questo anno riuscì a ottenere dal demonio di non essere mai mandato all'inferno. Così, quando morì, non potendo né entrare in Cielo a causa della sua impenitenza né in inferno a causa del suo commercio col diavolo, fu condannato a girovagare sulla terra, illuminando il suo cammino grazie ad una lanterna formata da un rapa (americanizzata poi in zucca) contenente una brace dell'inferno regalata dal diavolo.
Morte e demoni
Ovviamente, Halloween ci riporta in pieno paganesimo, un paganesimo mai sparito e che approfittò dello sconvolgimento religioso della Riforma per ritornare in "superficie": il 31 ottobre, vigilia della festa di Ognissanti (All Hallows' e'en in vecchio inglese), alcuni solevano festeggiare gli spiriti cattivi, lodando quanto si opponeva alla bontà, alla bellezza di Dio, alla vita eterna...
La Riforma protestante, portando con sé la perdita della fede e sopprimendo molte feste cattoliche (tra le quali la festa di Ognissanti), aveva deviato la pietà e quindi creato le condizioni favorevoli per tali cerimonie sacrileghe. Peggio ancora, la notte del 31 ottobre, capodanno dei Celti, è rimasta come il capodanno degli stregoni, perché è l'inizio di quanto è "cold, dark and dead..." (freddo, buio e morto...) e uno dei loro principali sabba ("Black Sabbath")7. Può ahimè essere anche un'occasione speciale per i sacrifici, perfino umani, e le messe nere.
Halloween ha seguito i coloni anglosassoni (soprattuto irlandesi) nella loro conquista del continente americano e si è sviluppato nel Nuovo Mondo dove, nell'ultimo secolo, ha fatto la felicità di alcuni grandi negozianti, ai quali mancava, tra le vacanze estive e Babbo Natale, un'occasione per sfruttare lo spirito consumistico dei bambini. Ovviamente la Vecchia Europa non poteva rimanere a lungo senza adottare il nuovo "culto"; così vediamo diffondersi sempre di più da noi Halloween con il suo corteo di articoli adorni in modo macabro (con immagini di teschi8, scheletri, streghe... ). Ho sotto gli occhi una tessera di "demone ufficiale 2000"; il bambino vi è invitato a firmare la seguente dichiarazione: "Faccio parte dei demoni della festa di Halloween 2000 e mi impegno a fare e dire tantissime cose mostruose". Poi viene la risposta: "Adesso che sei demone ufficiale, impara il linguaggio degli orrori e svela il tuo lato demone!" Ecco la demonopedagogia! I bambini sono poi invitati a girare nella città, "con maschere e costumi mostruosi e terrificanti", bussando alle porte chiedendo spiccioli o dolcetti. Se le persone rifiutano, possono giocare loro qualche brutto scherzo, "come svuotare la pattumiera nel giardino"10.
Così, astutamente, i fanciulli vengono invitati a travestirsi da strega, fantasma, morto vivente o demone in un nuovo carnevale, molto peggio del vecchio (perché per un bambino vestirsi da orso o da principessa può essere un gioco innocente). Qui si tratta di mirare direttamente al laido, al male, per partecipare, inconsapevolmente, alla celebrazione di una specie di festa liturgica neo pagana e addirittura satanica. I bambini vengono così resi più vulnerabili di fronte al tenebroso fascino del rock satanico che forse incontreranno una volta adolescenti. Noisy Mag, rivista specializzata nel "rock estremo", consacrava nel 2000 un dossier "Special Halloween" nel quale venivano condannati i tentativi fatti negli USA da "potenti lobbies affiliate alla destra ultraconservatrice" per vietare la celebrazione di Halloween. Noisy Mag affermava poi che, accanto alle processioni di bambini travestiti che bussano alle porte, Halloween continua ad "avere un'importanza tutta particolare presso i satanisti". Quindi l'articolista di questa rivista "hard rock" proseguiva con una descrizione dei riti luciferiani propri della "festa" chiamata da loro "Samhain".
Secondo l'Encyclopodia Britannica, la Chiesa tentò nel Medioevo di sradicare Halloween: tale fu lo scopo dello spostamento, ad opera di Gregorio IV, nell'834, della festa di Ognissanti dal 13 maggio al 1 novembre. L'introduzione nel X secolo della festa di tutti i fedeli defunti avrebbe anche dovuto aiutare la sparizione della "festa delle streghe". Abbiamo visto che purtroppo questo scopo non fu totalmente raggiunto e adesso è necessaria una vigilanza particolare perché, per molti cristiani di nome, Halloween rischia di fare forte concorrenza alle belle e consolanti feste cristiane del 1 e 2 novembre.
Basta con Halloween
di Cecilia Gatto Trocchi tratto da Avvenire del 26 Ottobre 2002
Da alcuni anni si è diffusa in Italia la moda di celebrare Halloween, festa semi-carnevalesca, legata impropriamente alle streghe. Le maestre elementari fanno a gara a proporre spettri, maghi, vampiri e mostri. Ma Samain o Samuin è il nome gaelico di un mese che corrisponde più o meno a novembre: la festa è citata ma non descritta per la prima volta in un testo irlandese detto prosaicamente "La mucca grigia" del 1100. Altro che preistoria! Ognissanti è una festa cristiana, portata negli Stati Uniti dagli irlandesi e dagli scozzesi. Si ricordavano nella notte di Halloween i martiri, in una celebrazione che anticipava la festa del 2 novembre, quando ogni famiglia ricordava i propri defunti. Il cristianesimo ha rivoluzionato il rapporto coi defunti: mentre i pagani seppellivano i morti lontano dalla città, in quanto ne avevano timore e li sentivano contaminanti, i primi cristiani hanno venerato i corpi dei santi, costruendo su di essi gli altari e poi le chiese e i villaggi. Il ricordo dei defunti è stato posto dai Padri della Chiesa nel periodo autunnale, quando anche la natura sembra appesantita da un sonno mortale e i giorni si accorciano fino al solstizio d'inverno.
Le tradizioni popolari collegano al periodo autunnale riti propiziatori. È certo che in ambito celtico e gallico si celebravano i defunti e si consacrava un giorno alla loro rievocazione, anche se non esistono testimonianze storiche scritte. I riti riguardavano la natura, il cosmo e la comunità dei vivi e dei morti. I bambini indossavano maschere rappresentando, nel grande dramma cosmico e sociale, la continuità della vita. Ecco il perché delle maschere spettrali: i bambini impersonano per un giorno i "poveri, pallidi morti" come dice una ballata irlandese: in nome dei defunti chiedono i dolcetti che nell'Italia centro-meridionale si chiamano espressamente "ossa di morto" o "fave di morto". Le zucche illuminate, utilizzate fin dalla remota romanità, simboleggiano sia la fecondità (per via dei numerosi semi, che alludono alla rinascita) sia la luce che guiderà i morti nel loro ritorno nel regno dell'Ade.
In Sicilia è viva la tradizione secondo cui sono i defunti a portare regali ai bambini. Durante la "fiera dei morti", tra riti e celebrazioni, si vendono i dolci che i bambini troveranno ai piedi del letto il 3 novembre. Perché allora oggi si celebra Halloween in discoteche fracassone, si evocano streghe e demoni, vampiri e spettri?
Si tratta di un vero e proprio processo di "desacralizzazione" che l'ambiente consumistico e materialista americano sta imponendo da vari anni. Va ricordato che il neo-protestantesimo americano nega il culto dei santi, lo combatte e lo demonizza. Nell'Ottocento, dimenticato il rapporto coi santi, obliato il ruolo delle maschere legate alla rievocazione dei defunti, resta un pasticcio neo-stregonesco, un'evocazione ambigua di forze maligne, una moda horror, sulla spinta del romanticismo deteriore. A tutto questo da almeno 10 anni si è sovrapposto il revival della magia paganeggiante, della stregoneria New Age, dell'occultismo e del satanismo. È quindi accaduto che una festa cristiana sia diventata pagana e non viceversa. Non a caso i fondatori della neo-stregoneria inglese ed americana hanno "scippato" alla cristianità la festa di Ognissanti per farne una ricorrenza dei Sabbah. Si tratta di un'invenzione bella e buona, dato che in nessun testo di magia storicamente corretto risultano rituali magici eseguiti il 1° novembre.
Secondo le tradizioni di moltissimi popoli primitivi, i morti vanno pacificati e mai evocati inutilmente. Ma alcune zelanti maestrine e capi-condominio fanno a gara a evocare streghe e spettri. Adesso anche la Sisal ha inventato una lotteria legata ad Halloween. Per non parlare delle discoteche che lucrano su diavoli, streghe, fantasmi. Non a caso i satanisti celebrano i loro riti ad Halloween. La festa così concepita si configura inconsapevolmente come un sortilegio laico, una sorta di rituale di necromanzia mercantile molto kitsch. È un folklore da fast food, condito con salse piccanti e dolciastre e corredato da un mostriciattolo di plastica.
È giusto chiederci: che ne sarà della salute mentale e digestiva dei nostri bambini? Non sarebbe meglio mangiare i dolci caserecci di mandorle e recitare "I Sepolcri" di Ugo Foscolo, monumento perenne alle glorie italiche?
di padre Gabriele Amorth
L'ESORCISTA DELLA SANTA SEDE: HALLOWEEN E' UN OSANNA AL DIAVOLO
''Penso che la societa' italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l'uso della ragione e sia sempre piu' malata. Festeggiare la festa di Halloween e' rendere un osanna al diavolo. Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidi''. La condanna e' dell'esorcista della Santa Sede, gia' presidente dell'associazione internazionale degli esorcisti, il modenese padre Gabriele Amorth.
I macabri mascheramenti, le invocazioni apparentemente innocue altro non sarebbero, per l'esorcista, che un tributo al principe di questo mondo: il diavolo. ''Mi dispiace moltissimo che l'Italia, come il resto d'Europa, si stia allontanando da Gesu' il Signore e, addirittura, si metta a omaggiare satana'', dice l' esorcista secondo il quale ''la festa di Halloween e' una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco. L'astuzia del demonio sta proprio qui. Se ci fate caso tutto viene presentato sotto forma ludica, innocente. Anche il peccato non e' piu' peccato al mondo d'oggi. Ma tutto viene camuffato sotto forma di esigenza, liberta' o piacere personale. L'uomo - conclude - e' diventato il dio di se stesso, esattamente cio' che vuole il demonio''. E ricorda che intanto, in molte citta' italiane, sono state organizzate le 'feste della luce', una vera e propria controffensiva ai festeggiamenti delle tenebre, con canti al Signore e giochi innocenti per bambini.
di don Tullio Rotondo
Carissimi, riguardo alla festa di Halloween ritengo importante riportarequanto segue, tratto dalla Encyclopedia Britannica del 1960. Sintetizzoal massimo il testo ma metto in evidenza i dati per noi più decisivi Ilnome, come detto significa vigilia della festa di tutti i santi.Studiosi del folklore trovano in Halloween delle tracce del druidismo edella festa romana di Pomona e ciò a causa dell'uso di noci e mele e difigure di streghe, gatti neri e scheletri. Il collegamento al druidismoè reso evidente dal fatto che precisamente il 31 ottobre finiva l'annoceltico , era la vigilia di Samahain : per i druidi Samahain era insiemela fine dell'estate e la festa della morte Gli spiriti dei trapassati siriteneva che visitassero i loro cari i quali cercavano caloreavvicinandosi l'inverno. A Sam. venivano praticati la divinazione e gliauguri (pratiche magiche) riguardanti l'anno entrante. Era l'occasionein cui streghe e altri personaggi del genere terrorizzavano lapopolazione. Venivano accesi fuochi per guidare gli spiriti.Questi fuochi rimasero in Scozia fino al 1800.Probabilmente le due ricorrenze cattoliche di Tutti i santi e tuttii defunti furono fissate al 1 e 2 novembre precisamente per sradicare lapersistenza di queste feste pagane. Si noti che inizialmente la festadi tutti i santi era celebrata il 13 maggio. La commemorazione deifedeli defunti fu introdotta significativamente a Cluny e di qui intutta la Chiesa probabilmente anche per aumentare la cancellazione dellefeste pagane che permanevano. Il culto satanico che sopravviveva allaintroduzione della fede trovava appunto nell'Halloween un giornoparticolare in cui si celebrava appunto un importantissimo Sabbhats.
Alla fine del Medioevo la festa di tutti i santi era diffusa in tuttaEuropa ma con la riforma protestante e il mancato loro riconoscimentodi importanti solennità tra cui appunto tutti i santi, ritornarono leantiche, pagane, usanze che permangono tuttora.Dunque .... giudicate voi che festa è ....... Un ritorno di satana consette altri spiriti peggiori di lui.
Preghiamo
Signore sappiamo che queste feste tu non le vuoi , noi lo crediamo ma pergli altri non è chiaro tutto questo; hanno bisogno di segni potenti: mandalio Signore, secondo la tua santa volontà sicché la gente capisca chiaramenteche Halloween così come appare è una festa satanica . Manda quello che tu vuoi, accettiamotutto ma fa capire a tutti, con forza e chiarezza, che Halloween è una festasatanica nella quale si pratica la magia e fa che in Europa e in America si abbandoni questa festa. Te lo chiediamo per la tua dolorosissima Passione. Si compia la tua volontà in tutto Amen
3 Pater, Ave e Gloria
si concluda con
San Michele Arcangelo difendici nel combattimento, sii tu la nostra difesacontro la malizia e le insidie del demonio Che Dio eserciti il suo dominiosu di lui, te ne preghiamo supplichevoli; e tu Principe delle miliziecelesti con la potenza divina ricaccia nell'inferno satana e gli altrispiriti maligni che vagano nel mondo per perdere le anime. Amen
HALLOWEEN: LE ZUCCHE VUOTE di Arrigo Muscio
SIMBOLISMI ED OCCULTO - Il 31 ottobre, è una data importante non soltanto nella cultura celtica, ma anche nel satanismo. E' uno dei quattro sabba delle streghe. I primi tre segnavano il tempo per le stagioni "benefiche": il risveglio della terra dopo l'inverno, il tempo della semina, il tempo della messe. Il quarto sabba marcava l'arrivo dell'inverno e la "sconfitta" del sole, freddo fame, morte. La festa cattolica di Tutti i Santi non è legata ad Halloween, è stata instaurala da Papa Gregorio IV nell'anno 840, originariamente si celebrava nel mese di maggio e non il 1° novembre. Fu nel 1048 che Odilo de Cluny decise di spostare la celebrazione cattolica all'inizio di novembre al fine di detronizzare il culto a Samhain. In inglese la vigilia si chiama "All Hallowed Eve", che divenne poi Halloween.
"Halloween è un fatto di cultura, è una forma di colonizzazione economica del nostro paese (e di tutti gli altri), è un espediente commerciale, e voglia di divertirsi, è la notte dove tutto è permesso, è un modo per intrattenere i bambini, quindi... HAPPY HALLOWEEN! Con queste espressioni o con chissà quali altree con questo augurio ci si accinge ad addobbare negozi, organizzare feste, insegnare l'inglese ai bambini in mododivertente, o improvvisare qualche mascherata a scuola, o in ufficio". Intanto, "il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza" (Osea 4,6), come accade per la magia e tuttoquanto gli ruota intorno tra cui anche la new e next age (pranoterapia, fiori di bach, piramidi, profumoterapia, musicoterapia, corsi reiky, ecc): la maggior parte delle personeanche cattoliche, non sanno che si viola l'A.B. delle regole fondamentali del rapporto con Dio: il 1° Comandamento: "Non avrai altro Dio all'infuori di me".PRIMA DI AGIRE, CONOSCI!1. IL SIGNIFICATO - Halloween è la forma contratta dell'espressione inglese "All Hallows'Eve day" che letteralmentesignifica vigilia d'Ognissanti.2. LA RICORRENZA - Halloween, nonostante non lo si dica come invece si dovrebbe, e una ricorrenza magica (di fatto, la magia e esercitare potere, in modo occulto, nei confronti di qualcuno). II mondo dell'occulto cosi lo definisce: "E' il giorno più magico dell'anno, e il capodanno di tutto il mondo esoterico, è la festa più importante dell'anno per i seguaci di satana".
La Bibbia invece afferma: "Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro"(Isaia 5,20).3. LA LEGGENDA - L'antica leggenda irlandese racconta che Jack, un fabbro malvagio, perverso e tirchio, una notte d'Ognissanti, dopo l'ennesima bevuta viene colto da un attacco mortale di cirrosi epatica. Il diavolo nel reclamare la sua anima viene raggirato da Jack e si trova costretto ad esaudire alcuni suoi desideri, tra i quali di lasciarlo in vita, giungendo al patto di rinunciare all'anima del reprobo. Jack, ignaro dell'effetto della malattia, muore un anno dopo. Rifiutato in Paradiso, Jack non trova posto nemmeno all'inferno a causa del patto con diavolo. A modo di rito il poveraccio intaglia una grossa rapa mettendovi all'interno della brace fiammante a luogo della dannazione eterna. Con questa lanterna, Jack, fantasma, torna nel mondo dei vivi.4. LA TRADIZIONE - Gli irlandesi, colpiti dalla carestia, immigrarono in America verso il 1850. Approdati nel nuovo mondo, trovarono un'enormità di zucche che, a differenza dellepiccole rape indigene, erano sufficientemente grandi da essere intagliate. Così le zucche sostituirono le rape e divennero le Jack o'lantern. Utilizzate la notte d'Ognissanti perchè si pensava di tenere lontani gli spiriti inquieti dei morti che tentavano, come Jack, di tornare a casa. I bambini oggi si travestono da spiriti inquieti, che non trovano "pace" all'interno del Paradiso e fanno visita alle famiglie guidati dalla lanterna zucca e ottengono dolci in cambio della loro "benevolenza ". "Trick-or-treat" è l'usanza del"dolcetto o scherzetto". Trick or treat letteralmente significa:"trucco o divertimento", "stratagemma o piacere", ma che ha il significato originale di "maledizione o sacrificio".5. FATTI STORICI - La cupa leggenda di Jack occulta dei fatti storici e, in modo magico, mira a rievocarli. Alcuni secoli prima di Gesù Cristo, una setta segreta teneva sotto il suo impero il mondo celtico. Ogni anno, il 31 ottobre, giorno di Halloween, questa celebrava, in onore delle sue divinità pagane, un festival della morte. Gli anziani della setta andavano di casa in casa reclamando offerte per il loro dio e capitava che esigessero sacrifici umani. In caso di rifiuto, proferivano delle maledizioni di morte sulla casa, da qui è nato il "trick or treat".6. Considerazioni riguardo la...LEGGENDA: questa è montata sulla duplice menzogna che l'uomo può essere più furbo del diavolo e che le porte degli inferisi chiudono a qualcuno. Inoltre si sviluppa secondo pratiche sataniche: chiedere al diavolo l'esaudimento di desideri, fare unpatto col diavolo, il mandato satanico a manifestarsi agli uomini, ritualità esoterica.TRADIZI0NE: il fenomeno Halloween, nella tradizione, nei costumi e nel commercio, è un insieme di rituali e una pratica di stregoneria sia per chi lo faccia consapevolmente o no.STORIA: la storia rivela come dietro il fenomeno Halloween ci siano stati rituali e sacrifici satanici. Ai nostri giorni sappiamoche i satanici praticano dei sacrifici umani durante questa notte.7. Attenzione: HALLOWEEN E' SOSTANZIALMENTE MAGIA.S'impone un'irremovibile presa di posizione riguardo tutto ciò che ci viene propinato di Halloween e di magico in genere.Consideriamo che le parole che proclamiamo, i gesti che facciamo, gli sguardi che diamo non sono neutri ma significano la realtà spirituale che rappresentano.
Genitori, stiamo attenti a permettere che i nostri bambini si abituino, o ancor peggio, si educhino all'occulto.
Insegnanti, informiamoci sulle verità nascoste dietro la macabra creatività, potremmo scandalizzare, a nostra e a loro insaputa,gli alunni che ci stanno davanti.Certe filastrocche che i bambini devono imparare sono evocazioni dello spirito di morte.
Giovani e meno giovani, siamo accorti a non avvinghiarci al mondo esoterico attraverso i rituali di massa che, nelle feste come quelle dedicate ad Halloween, ci vengono proposti. Alcuni balli di gruppo sono rituali di iniziazione satanica.
Commercianti e venditori, abbiamo il coraggio di dire NO a promuovere articoli che, dietro l'apparenza della mascherata,diffondono e creano mentalità esoterica. Molti oggetti venduti tra i prodotti di consumo sono amuleti, o loro riproduzioni, usati nelle pratiche di stregoneria.
Cristiani, non lasciamoci fuorviare da apparenti tradizioni e mode, ma teniamo alta la vittoria che ha sconfitto il mondo, la nostra Fede (cfr 1 Giovanni 5,4).Non dimentichiamo che le disastrose conseguenze dell'inalazione magica non sono immediate, ma si manifestano a distanza di anni in depressioni, crisi e violenze.8. I SIMBOLI - Pipistrelli, gatti neri, la luna piena, streghe, fantasmi... questi simboli hanno poco a che vedere con la vigiliadi Samhain. Si tratta però di simboli usati nel mondo dell'occulto che hanno trovato un posto "naturale" alla "festa di Halloween".Le notti di luna piena sono il momento ideale per praticare certi riti occulti. I gatti neri vengono associati alle streghe per superstizione, si credeva infatti che le streghe potessero trasferire il loro spirito in un gatto, e per questo ne avevano sempre uno. Ai pipistrelli vengono attribuite capacità occulteperchè hanno caratteristiche di uccello (che nel mondo occulto sono simbolo dell'anima) e di demonio (perchè vivono nelle tenebre). Nel medioevo si credeva che spesso il diavolo si trasformava in pipistrello. Diviene cosi chiara la ragione per cui il pipistrello è diventato parte di Halloween. Le origini di Halloween sono strettamente connesse alla magia, alla stregoneria e al satanismo. Gli adepti del satanismo e della magia riconoscono nel 31 dicembre uno dei giorni più importanti dell'anno: la vigilia di un nuovo anno per la stregoneria. A causa delle sue radici e del la sua essenza occulta Halloween apre una porta all'influsso occulto nella vita delle persone. L'enfasi di Halloween è sulla paura, sulla morte, sugli spiriti, la stregoneria, la violenza, i demoni. E i bambini sono particolarmente influenzabili in questo campo. Molti simboli sono chiarissimi in diversi prodotti anche alimentari, in questo periodo: svastiche, diavoli, ecc.
La Parola di Dio, gli insegnamenti di tutta la Tradizione Cattolica, dalle primecomunità cristiane fino ad oggi sono chiarissimi, 150 sono i passi della Sacra Scrittura che dall'Antico (mai abolito da Gesù Cristo!) al Nuovo Testamento, vietano il ricorso più o meno inconsapevole a pratiche magiche, esoteriche, occultistiche, spiritiche e via dicendo. Ad esempio il Deuteronomio, ai capitolo 18, versetti 9-14 dice: "Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti, non imparerai a commettere gli abomini delle nazioni che vi abitano.Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi faccia incantesimi, né chi consulta gli spiriti e gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore... Tu sarai irreprensibile verso il Signore tuo Dio, perchè le nazioni di cui tu vai ad occupare in paese, ascoltano gli indovini e gli incantatori, ma quanto a te, non cosi ti ha permesso il Signore tuo Dio".In sostanza nella notte di Halloween, chi partecipa ai vari "festeggiamenti" che in un modo o in un altro più o meno inconsapevolmente sono veri e propri riti che mettono in contatto con gli spiriti, che altro non sono che gli angeli decaduti: i demoni. La struttura spirituale che circonda l'uomo, comecreatura, infatti è molto semplice: c'è Dio, il Figlio unigenito Gesù Cristo, lo Spirito Santo (Dio uno e Trino), gli Angeli (nelle varie gerarchie) e gli angeli decaduti, cioè i demoni con il loro capo:Lucifero, poi divenuto satana. Poi ci sono le anime dei Reati-Santi; purganti e quelle dannate, all'inferno. L'uomo e uno spirito incarnato, composto da tre componenti distinte: anima, corpo e spirito.9. LA SPERANZA - Nonostante l'amara realtà di fenomeni come quello di Halloween, dobbiamo dire della grande speranza cheviene dalla Fede cristiana: la sua Chiesa articolata in tante realtà anche nuove ed emergenti, lo Spirito Santo sta anche suscitando la nascita, la formazione e la crescita di comunità cristiane in seno alla Chiesa Cattolica. Comunità che collaborano con Parrocchie portando nuova vitalità evangelica.Sempre più giovani, anche se questo i notiziari non lo dicono, ma www.papaboys.it si, stanno scoprendo e accogliendo Gesù, Signore Salvatore e Messia e vogliono dedicare a Lui la loro vita.Sempre più famiglie, dopo aver fatto esperienza dello Spirito Santo, desiderano vivere esperienze dove trovare nutrimento allafame di comunione che oggi, il mondo denuncia.
La Fede è necessaria per vivere l'Amore di Dio ma non è sufficiente, ci vuole la Comunità, la Chiesa nelle sue articolazioni e varietà dicarismi e chiamate."Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, piuttosto denunciatele apertamente". I papaboys vogliono fare la volontà di Dio e quindi fanno questa opera di informazione, doverosa, e crediamo utile, anche per le strutture stesse della Chiesa,spesso ignare di quanto sopra illustrato. Anche diversi vescovi nelle Diocesi italiane stanno diffondendo le informazioniriportate.Molti gruppi, movimenti, associazioni cattoliche, la notte del 31 ottobre si riuniranno in preghiera o organizzeranno feste cristiane alternative con la partecipazione di gruppi, cantanti o cantautori della musica cristiana contemporanea dei vari generi musicali e particolarmente, in quella occasione, di Lode e Adorazione contemporanea.

Halloween come la costituzione Ue (Mario Mauro Vice Presidente del Parlamento Europeo)
Il Giornale, edizione Liguria, 06 novembre 2005, p.2Nella sua omelia per la solennità di Tutti Santi il Cardinale Tarcisio Bertone ha saggiamente evidenziato il ruolo esagerato che viene dato alla cosiddetta festa di Halloween. È davvero deplorevole che anche le istituzioni pubbliche, come il Comune di Genova e la Circoscrizione Centro Est, abbiano favorito un tale evento, effimero e meramente commerciale. Questo spunto ci fornisce un importante spunto di riflessione sui compiti delle istituzioni e sull’importanza delle nostre radici. Guardiamo alla Costituzione europea. Il problema del nostro continente è il cemento su cui costruire l'integrazione europea. Il problema è una costituzione figlia di una generazione di politici che temono tutto e il contrario di tutto, perché piegati alla logica del consenso e dell'esercizio del potere fine a se stesso, privo di grandi ideali. Segno evidente del fatto che il problema più grande consiste nell'incapacità di restituire dignità all'Europa dei popoli. Per troppo tempo tutto è stato sacrificato all'Europa di burocrazie molto più diffuse e pervasive che non la sola burocrazia di Bruxelles. Burocrazie inguaribilmente nemici dei propri popoli, tanto da tollerarne la desertificazione culturale e morale. Per le istituzioni, ad ogni livello di governo, si ripropone imperativamente il dovere di rispondere alla domanda «in cosa crede l'Europa?». L'Europa non è un continente pienamente afferrabile in termini geografici, ma un concetto culturale e storico. L'uomo deve prendere coscienza sul senso ultimo delle cose. Si tratta di una battaglia di libertà, della battaglia del nostro tempo per fare della nostra società una società libera rispetto ai modelli fondamentalisti e relativisti verso cui ci stiamo pericolosamente avvicinando.06/11/2005

sabato 20 ottobre 2007

Conferenza venerdì 26 ottobre a Roma :Maschera e volto del Risorgimento Italiano


Il Risorgimento è un momento fondamentale della storia del nostro paese. Ma dietro la facciata delle celebrazioni e delle rievocazioni un'altra storia si nasconde: una storia fatta di ambiguità, una storia scomoda e poco conosciuta dominata da poteri occulti e da ideologie.
Interviene Paolo Gulisano ( storico e saggista)
Venerdì 26 ottobre
Presso la parrocchia di S. Martino Papa
Via Veio, 37 ( S. Giovanni) Roma
Info: 349/0707557

lunedì 15 ottobre 2007

LA CULTURA DOMINATA. LA MODERNITA' E L'ATTUALITA', ALLA LUCE DELL'EVENTO CRISTIANO


Ciclo di incontri:"LA CULTURA DOMINATA". Secondo anno,2007-2008 "La modernità e l'attualità alla luce dell'evento cristiano".
Per il secondo anno consecutivo, "La Cultura Dominata" propone un percorsoattraverso i temi e le problematiche più attuali e affascinanti, inun'otticarealmente alternativa alla cultura dominante". Luogo e orario degli incontri:- Tutti gli incontri si terranno alle ore 21.00; presso la chiesa di S.Martino I Papa, Via Veio n.37 - (zona S.Giovanni), Roma.


- La partecipazione prevede un contributo libero perle spese d'organizzazione- Per ulteriori informazioni contattare ilnumero: 3490707557


Calendario degli incontri:

Venerdì 26 Ottobre2007: MASCHERA E VOLTO DEL RISORGIMENTO ITALIANO (Paolo Gulisano,storico esaggista)-


Venerdì 30 Novembre 2007: LE IDEOLOGIE DEL NOVECENTO E LE LORO RADICI ANTICRISTIANE (Adolfo Morganti, storico esaggista)-


Venerdì 25 Gennaio 2008: L'ALTRA FACCIA DELLA MODERNITA: L'OCCULTISMO DALLA MASSONERIA ALLA NEW AGE (Gianluca Marletta, storicoe saggista)-


Venerdì 29 Febbraio 2008: IL DARWINISMO: DAL FALLIMENTO SCIENTIFICO AL SUCCESSO IDEOLOGICO(Giovanni Monastra, Biologo)-


Venerdì 28 Marzo 2008: OGNI IMPULSO E' UN DIRITTO? L'IDEOLOGIALIBERTINA DAL MARCHESE DE SADE AL GAY PRIDE (Adolfo Morganti,psicologo)-


Venerdì 18 Aprile: FONDAMENTALISMI: PARODIE MODERNE DELLA RELIGIONE (Luigi Copertino, giornalista e saggista)-


Venerdì 9Maggio: INFORMAZIONE O MANIPOLAZIONE? I MASS-MEDIA E LA COSCIENZA DI MASSA (Mauro Mazza, Direttore del Tg2)


A cura di:- Ass. Cult."Identità Europea area Lazio" (http://www.identitaeuropea.org/)-

Casa Editrice"Il Cerchio" (http://www.ilcerchio.it/)-

Libreria Caffè Letterario"Aquisgrana" (www.aquisgrana.org)

domenica 7 ottobre 2007

Fede cattolica, laicità e laicismo (adversus G. Zagrebelsky)



Di Cosmo Intini
(Terza parte)




La peggiore blasfemia del laicismo consiste forse proprio in questo: nel negare alla Chiesa di operare nella verità “del nome di”, e quindi “della fede per” Cristo Gesù! Ecco come Essa viene ancora criticata: “Se i suoi uomini (della Chiesa) si attribuiscono il pieno possesso dello spirito confondendolo così con quel mondo che essi sono, come potrà non valere anche per la Chiesa la legge inesorabile di tutte le istituzioni ‘secolarizzate’ che si insudiciano della corruzione dei loro membri e, alla fine, ne sono travolte? All’inizio del terzo Millennio, il papa Giovanni Paolo II ha ritenuto necessario chiedere perdono a Dio per un’impressionante sequela di misfatti della Chiesa cattolica, tutti dovuti a commistioni di fede e di potenza mondana. E’ stata un’ammissione di colpa rivolta al passato ma nulla impedisce di ipotizzare che altre ammissioni domani dovranno ripetersi con riguardo al nostro presente, quando sarà anch’esso passato”.[I]
Introdurre riflessioni concernenti il senso precipuo con cui intendere la “Giornata del perdono”, voluta espressamente da Giovanni Paolo II e celebrata il 12 marzo 2000, ci costringerebbe ad inopportune ed eccessive divagazioni: pertanto ce ne esimiamo! Ma non possiamo tuttavia sottacere la distorsione e la tendenziosità con cui l’argomento viene qui introdotto da Zagrebelsky. Questa richiesta di perdono viene infatti riletta strumentalmente dal laicismo ed assunta come alibi per giustificare il proprio anticlericalismo, in quanto evidente prova tanto della “fallibilità” della Chiesa cattolica, quanto della “scelleratezza” della Sua gerarchia, generalmente incline a collusioni di comodo con i potentati politici! “La Chiesa di Cristo ridotta al tavolo d’una partita”,[II] dirà altrove con il tono scandalizzato di un benpensante!
Ma le cose non stanno così, poiché il perdono non è stato invocato dalla Chiesa per Sé stessa come Istituto, ma per l’insieme dei propri figli; né tanto meno per avallare una sorta di “revisionismo storico”, ma per una purificazione della memoria; e nemmeno per giudicare singoli responsabili, ma per ribadire la propria generale fede nella Misericordia di Dio.
Dopo aver così cercato in vario modo di negare alla Chiesa l’effettivo e legittimo possesso dei Suoi attributi di “unità, santità, cattolicità e apostolicità”, proprio allora Zagrebelsky getta definitivamente la maschera svelando quale sia il reale scopo dell’accanimento laicista contro la gerarchia cattolica: la delegittimazione, attraverso essa, della Chiesa in toto. Dice infatti subito di seguito: “…possiamo dire che…la riduzione del Cristianesimo a Chiesa è un peccato (sic!) contro lo spirito”.[III]
Siamo comunque alle solite opportunistiche contraddizioni! Il Cristianesimo non può esser ridotto a Chiesa, eppure, quando fa comodo, Le si riconosce un certo credito in rapporto a quello: “…(il Cristianesimo) ha causato nei secoli momenti di terribile sopraffazione, ora condannati dalla Chiesa stessa”![IV] Sicché, con “liberale magnanimità”, Le si concede almeno il contentino: “Che ne viene allora? Allora…riconosciamo alla Chiesa il pieno diritto di partecipare, insieme agli altri, alla definizione delle nostre identità collettive, ma in parità morale con ogni interlocutore, senza che il nome cristiano giustifichi una pretesa d’incontestabilità”.[V]
Nonostante la “pruderie” mostrata in più di un’occasione da Zagrebelsky - ad esempio lì dove afferma di preoccuparsi di fornire “un solido terreno per fondare quella concordia tra credenti e non credenti che andiamo cercando”,[VI] o anche più avanti dove riconosce “aperto il campo di una vasta cooperazione…(al cui) compito sono chiamati, allo stesso tempo e con la medesima responsabilità verso la convivenza democratica, sia i laici che i credenti”[VII] - se di pretesa bisogna parlare essa è quella con cui il laicismo agogna di sottoporre la Chiesa cattolica al compromesso, in nome di un “dialogo” che è in realtà faziosamente posto soltanto sulle basi proprie del relativismo. Dato che non potrà mai esserci alcun dialogo tra due interlocutori ma solo sterili monologhi, a meno che non si decida preventivamente almeno di donare il medesimo significato alla terminologia da adoperare e di riconoscere il medesimo valore ai concetti che si metteranno in campo, ebbene, a ben guardare è proprio la democrazia laicista a costituirsi quale atteggiamento dal carattere aprioristicamente “anti-dialogo”, perché concede a tutti già in partenza la “babelica” legittimità di basarsi ognuno sui propri linguaggi! Chiedere insomma alla Chiesa di rinunciare alla propria incontestabilità spirituale in nome di un così “snaturato” dialogo, è non solo emblematico nella sua offensività e nella sua arroganza, ma è pure indice di un consapevole sotterfugio: quello che è volto cioè , con l’inganno, a farLa tacere per sempre sommergendoLa nel “chiassoso” disordine del relativismo!
E’ soltanto in questa ottica, e non altrimenti, che si può e si deve leggere infatti la condivisione entusiastica che Zagrebelsky mostra per le idee del teologo protestante D.Bonhoeffer, allorché questi “…abbozza il progetto di una teologia ‘senza Dio’ o, più precisamente, di una teologia che abbandona il Dio della religione, impersonata dalle chiese storiche…: una teologia che si rende possibile anche se, anzi proprio perché il Dio della religione non esiste (più). Nella ‘maggior età del mondo’, di un mondo che ‘basta a sé stesso’ e ‘funziona anche senza Dio’, e non meno bene di prima grazie allo straordinario sviluppo delle conoscenze scientifiche, etiche ed artistiche che riescono perfino a esorcizzare l’estremo terrore della morte tramite trattamenti della psiche (sic!) - dice Bonhoeffer - non c’è più posto per il deus ex machina della religione…poiché è venuto meno questo Dio che proclama la Verità dall’alto della croce, trono del mondo, si apre il tempo della fede nel Dio sofferente ‘che si lasci cacciare fuori dal mondo’ (sic!) e che possiamo conoscere gratuitamente e problematicamente nella fede purificata, disinteressata e ‘demitizzata’ ”.[VIII]
Dato per assodato che il “trono di Cristo nel mondo” è il “soglio di Pietro”, ebbene “cacciare Dio fuori dal mondo” equivale appunto ad “annullare la Chiesa cattolica”! Parole di una tale “mostruosità” non possono insomma essere pronunciate se non da chi intenda sostituire Cristo Gesù con quel noto “principe” che è signore di “questo mondo”!

Contrabbandare tutto ciò dietro un paravento pretestuoso quale possa essere il “dialogo” tra credenti e non credenti vuol dire travisare il reale e più corretto significato che in tale termine è implicito! La questione ci invita insomma ad una necessaria precisazione alla luce del fatto che esso “dialogo”, la cui attuazione è comunque pur sempre auspicata proprio dalla stessa Chiesa, troppo spesso si costituisce come uno dei più equivoci argomenti su cui il laicismo fonda le proprie demagogiche pretese.
In questo caso la demagogia consiste nel cavalcare l’errato presupposto secondo cui il “dialogo”, in ossequio al principio di “egualitarismo e libertinismo” - spacciati per “uguaglianza e libertà” -, rappresenti il democraticistico “processo di discussione con cui due contrari si sviluppano unitariamente risolvendosi in un superiore momento di sintesi”! Tuttavia va eccepito che tale definizione compete in realtà più al termine “dialettica” che non a quello di “dialogo”, il quale comporta invece col proprio etimo ben altra accezione e pregnanza!
Vi è da dire innanzitutto che la pretesa dei “non credenti laicisti”, montata sulla scia delle dichiarazioni conciliari, di dover usufruire per diritto di un dialogo con la Chiesa cattolica alla pari di un qualunque “dialogo interreligioso” - atteggiamento quest’ultimo che è d’altra parte sempre più specificatamente accolto dalla stessa Chiesa, per l’appunto dopo il Vaticano II, in quanto imprescindibile segno di doverosa disponibilità cattolica verso i credenti di altre religioni alla luce del riconoscimento anche in queste ultime dell’effettiva presenza di “elementi di verità e di bontà”-, nel postularsi tramite una illegittima sovrapposizione di contesti fra loro affatto differenti (religioni e sistemi culturali) tradisce, una volta di più, il perpetrarsi dell’inconfessata mistificazione, a cui si è già accennato precedentemente, operata da una concezione idolatrica della democrazia. Ma a parte ciò, se è vero come è vero che “il diritto alla libertà di coscienza e in special modo alla libertà religiosa, proclamato dalla Dichiarazione Dignitatis humanae, si fonda sulla dignità ontologica della persona umana, e in nessun modo su di una inesistente uguaglianza fra le religioni e tra i sistemi culturali umani”,[IX] ebbene né le dottrine religiose non cattoliche né tanto meno quelle culturali, peraltro erronee, possiedono allora per il Concilio un medesimo valore. Al contrario, “l’affermazione della libertà di coscienza e della libertà religiosa non contraddice affatto la condanna dell’indifferentismo e del relativismo religioso da parte della dottrina cattolica, anzi con essa è pienamente coerente”.[X]
Qual’è dunque il senso col quale intendere l’auspicio, da parte della Chiesa cattolica, di instaurare un “dialogo” con coloro ai quali il proprio Magistero nulla può concedere che possa comportare la seppur minima rinuncia alla centralità sia di Gesù Cristo che di Sé stessa, in quanto Sua vera ed unica Chiesa? Forse mai come in questo caso risulta illuminante considerare il termine secondo l’etimologia che ad esso pertiene in maniera più immediata!
Ebbene, derivando dal greco dia-logos, “dialogo” significa letteralmente “per mezzo, attraverso, a causa della parola”. Pertanto, trattandosi nella fattispecie della parola che è pronunciata dallo Spirito di Verità attraverso la Chiesa di Cristo, essa coincide allora proprio con ciò che usualmente si esprime alla greca con il termine “Logos”: ossia, il Verbo, la Parola assoluta, il Cristo stesso. Tale Parola non è quindi proposta dalla Chiesa cattolica per essere “dialetticamente” inserita in una discussione, ma molto più precisamente per essere “annunciata”: ed è ciò che costituisce davvero il “dialogo per eccellenza”! Del resto il verbo greco dialegomai, da cui il sostantivo dialogos trae origine, traduce appunto “converso, parlo, ragiono, spiego”; mentre da parte sua lo stesso sostantivo dialogos traduce, in una delle sue più antiche accezioni, persino “udienza”! Dal che si desume in definitiva che se al concetto più proprio di “dialogo” non concerne affatto alcun senso di “imposizione”, nondimeno esso non implica nemmeno alcun senso di “opinabilità”!
Nel Catechismo si afferma che la convinzione della Chiesa di poter e dover operare il dialogo con le altre religioni, e con i non credenti, trova la sua base nella convinzione del fatto che la ragione umana “può e deve conoscere Dio”.[XI] Ed inoltre vi si dice: “L’attività missionaria (a cui può essere aggiunta senz’altro anche quella pura e semplice di testimonianza, N.d.A.) implica un dialogo rispettoso con coloro che non accettano ancora il Vangelo…Se infatti (i credenti) annunziano la Buona Novella a coloro che la ignorano, è per consolidare, completare ed elevare la verità e il bene che Dio ha diffuso tra gli uomini e i popoli, e per purificarli dall’errore e dal male”.[XII]
Quando il laicismo (e attraverso di esso il democraticismo) erge il principio del dialogo a propria precipua virtù, accusando peraltro la Chiesa cattolica di difettarne, compie insomma una triplice anticristica mistificazione: si appropria di un valore che in senso assoluto appartiene soltanto alla Chiesa del Logos; sovverte tale valore rivestendolo di un significato contingente che non è più quello reale; lo “rispedisce al mittente”, per così dire, avvalendosene come strumento di rivalsa e di rivolta. Ecco infatti cosa pensa Zagrebelsky: “La democrazia della possibilità, della ricerca deve mobilitarsi contro chi rifiuta il dialogo, nega la tolleranza, ricerca soltanto il potere, crede di avere sempre ragione. Della democrazia critica, la mitezza - come atteggiamento dello spirito aperto al discorso comune, che aspira non a vincere ma a convincere ed è disposto a farsi convincere - è certamente la virtù cardinale. Ma solo il figlio di dio poté essere mite come l’agnello. Nella politica, la mitezza, per non farsi irridere come imbecillità, deve essere una virtù reciproca. Se non lo è, ad un certo punto prima della fine, bisogna rompere il silenzio e cessare di subire”.[XIII]
Da quanto osservato deriva insomma tutta l’“inaffidabilità” del sistema laicistico-democratico a costituirsi, con positiva disponibilità, quale fruitore di un dialogo con la Chiesa cattolica; e ciò vistane appunto l’indole scevra, per sua stessa ammissione, di ogni ritegno a formulare le proprie istanze se non alla luce del risentimento e della ribellione! Al di là dell’apparente pacatezza di quelle sue parole che inneggiano alla mitezza, l’ambiguità in cui cade Zagrebelsky allorché si dichiara democraticamente “disposto a farsi convincere”, manifesta in verità una palese ipocrisia. Innanzitutto perché non è né operabile né tanto meno opportuna l’equiparazione tra un fin troppo agevole atteggiamento che sia “disponibile al mutamento d’opinione” - privo cioè di un reale sforzo di abdicazione, operato da parte di chi, come lui, crede appunto relativisticamente in una pari validità delle diversificate “possibilità” -, con l’impossibilità ontologica per la Chiesa di “farsi convincere”, di mutare cioè il proprio credo su questioni contrarie alla Verità. E poi perché ciò sancisce in maniera chiara la differenza che è da porsi tra la cosiddetta “mitezza” vantata dal laicismo - peraltro da lui indebitamente assurta al ruolo di una “virtù cardinale”, essa che è in realtà e più precisamente uno dei dodici frutti dello Spirito Santo (cfr. Gal 5,22-23 vulg.) - e la “mansuetudine” cristiana: quella è infatti relativizzata (una volta di più) dal poter e voler sussistere solo nella reciprocità; questa è assoluta per il proprio sussistere sempre, fin’anche nel martirio!
Il ventilato bisogno-dovere della cosiddetta “mitezza democratica” di finalmente mobilitarsi per “rompere il silenzio e cessare di subire”, con il suo orgoglioso convincimento di non dover mai accondiscendere per non incorrere nell’umiliante pericolo di essere scambiata per “debolezza” (la quale costituisce propriamente la vera accezione del termine “imbecillità”), tradisce piuttosto la malcelata sussistenza di una vocazione a volersi imporre per l’appunto con la “forza”. E non conta nulla l’incidentale specificazione secondo cui tutto ciò varrebbe in un ambito più specificatamente “politico”! Infatti, l’irriverente e non casuale citazione riguardante la mitezza del “figlio di dio” (scritto emblematicamente tutto in minuscolo), nella sua sottile ironia che la pone ai limiti della bestemmia conferma che, per Zagrebelsky, la tanto auspicata remissività alle regole laiciste deve essere recepita ed assunta anche da coloro che si ostinassero a voler riconoscere Cristo come proprio modello: a cominciare quindi dalla gerarchia! E che tutto ciò sia un esplicito riferimento proprio alla Chiesa, viene del resto confermato dalle ulteriori sue seguenti affermazioni: “La Chiesa vuole essere ‘dialogante’. Purtroppo però, adottato un atteggiamento esteriore amichevole, non sembra mutato quello interiore. Gli interlocutori continuano ad essere considerati non come dei diversi, ma come degli inferiori, sul piano morale e razionale”.[XIV]
Per Zagrebelsky è pertanto la Chiesa che “rifiuta il dialogo, nega la tolleranza, ricerca soltanto il potere, crede di avere sempre ragione”: “…l’interlocutore non cattolico, per la Chiesa, è uno che, in moralità e razionalità, vale poco o niente; è uno che le circostanze inducono a tollerare (sic!), ma di cui si farebbe volentieri a meno…Il dialogo non è questione di convinzione, ma di opportunismo dettato da forza maggiore o da ragioni tattiche”.[XV] Di conseguenza, a parte la contraddittoria questione sull’effettiva tolleranza o meno della Chiesa, a coloro che sono da Essa con arroganza oppressi non resta altro di legittimo che la “ribellione”!
Vogliamo osservare a tal proposito, e verrebbe da leggere ciò proprio alla luce di un conclamato caso di nomen omen, che la suddetta indole incline alla “rivolta” contro la gerarchia cattolica, più volte palesata da Zagrebelsky, ritrovi curiosamente concorde riflesso appunto nel fatto che dalla scomposizione del suo cognome venga fuori la locuzione “rebel-sky”, che in inglese traduce “ribelle al cielo”! Mentre “zag-”, da parte sua, trova significativa attinenza col tedesco “zach”, che traduce “cosa a punta”; nonchè con lo spagnolo “zaga”, “parte posteriore, coda”. Del resto, lo “zig-zag” indica il “serpeggiare” ed il russo “zagovor” traduce “cospirazione”, ma anche “esorcismo”!
Vogliamo forse con questo indire un qualche processo, e poi pure emettere qualche sentenza? Assolutamente no; perché non è nelle nostre intenzioni giudicare, ma solo esprimere delle contingenze oggettive ancorché singolari. Oltretutto, anche perché il laicismo positivista e materialista non potrebbe mai accondiscendere a ritenere tali operazioni semantiche niente più che giochetti privi di alcun senso scientifico e quindi concreto!
Nondimeno, in maniera sorprendente proprio Zagrebelsky si lascia andare ad una riflessione di tal genere: “Accade però talvolta…che da parte cattolica, anche altolocata, si ricorra ancora oggi a denunce di collusioni demoniache, non solo per modo di dire (la riduzione delle figure della fede a simboli è condannata) onde, anche chi scrive questo articolo potrebbe essere un adepto, nel migliore dei casi incosciente, di Satana”.[XVI]
Il discorso qui risulta inserito nel più grande contesto della “questione morale”; la quale per Zagrebelsky non deve porsi “…nei termini triviali di una graduatoria di meriti e demeriti. Nessuno dovrebbe arrischiarsi a rivendicare un primato di questo genere. Non può esserci una competizione come questa, da cui tutti rischierebbero di uscire malconci”.[XVII] In altre parole, secondo Zagrebelsky la gerarchia cattolica (la parte cattolica “altolocata”), vittima già di suo di una eccepibilità morale, non può con supponenza riconoscere la superiorità appunto morale del Cristianesimo - né tanto meno la propria – sul laicismo; tacciando peraltro quest’ultimo, nei casi limite, addirittura di esplicita collusione con il male! E per avvalorare la propria tesi conclude: “Postulare una morale esterna, dispensata da un’autorità, sia pure paterna come la Provvidenza divina, significa, nel grande colloquio sulla libertà che occupa un celeberrimo capitolo (II, 5, 5) dei Karamazov, dare ragione all’Inquisitore e torto al Cristo”.[XVIII]
Non scenderemo nei dettagli di un’analisi del tanto qui decantato, “celeberrimo capitolo” del romanzo di Dostoevskij, né in un contraddittorio con le numerosissime voci laiciste che, cavalcando i contenuti della nota “Leggenda del Grande Inquisitore” a cui qui si allude, li adoperano per stabilire e poi anche confermare la (per loro) reale sussistenza di una frattura tra Cristo e la gerarchia della Sua Chiesa (nella fattispecie impersonata appunto dall’Inquisitore); Chiesa pertanto accusata di detenere, proprio Essa, un’identità “anticristica”. Per una confutazione immediata di tali calunniose prese di posizione, contro qualunque tentazione che pretenda di riconoscere e decretare alcun contenuto di verità al testo in oggetto ci basta solamente osservare che esso non è, né si può pretendere che esso sia più di quel che gli compete essere: un testo letterario e non sacro; una rappresentazione realizzata da invenzione umana e non certamente una scrittura ascrivibile ad una rivelazione divina!
A Zagrebelsky piace però convincersi della quasi “sacrale” autorità di tale testo, tanto da citarlo a modello in più di un’occasione[XIX] e dedicandogli addirittura la pubblicazione di un intero saggio, forgiandosi così una “verità” ad hoc e pretendendo pure che essa venga accolta dai cattolici medesimi come quella per essi più consona!
La confusione tra verità e verosimiglianza, la quale ultima è l’unica qualità che può concedersi ad un romanzo, sia pur esso d’argomento filosofico-religioso, procede di pari passo con la confusione reiteratamente perpetrata tra “moralità” dell’individuo e “legge morale” a lui esterna! Se la prima è indicativa della libertà goduta dalla persona umana in quanto tale, padrona cioè di agire secondo un giudizio di coscienza che può suggerirgli, in virtù di maggiore o minore ragione, atti “buoni o cattivi”; la seconda invece è “opera della Sapienza divina,…un insegnamento paterno, una pedagogia di Dio”,[XX] la quale viene ratificata, ossia “emanata dall’autorità competente in vista del bene comune…Suppone l’ordine razionale stabilito tra le creature…E’ dichiarata e stabilita dalla ragione come una partecipazione alla provvidenza del Dio vivente, Creatore e Redentore di tutti. L’ordinamento della ragione (del Logos, N.d.A.), ecco ciò che si chiama la legge”.[XXI] Ciò ribadisce insomma l’autonomia, la libertà, ma non certo l’indipendenza della moralità rispetto alla legge morale; e tale specificazione vale come risposta a tutti gli interrogativi ed ai dubbi sollevati in maniera puramente artistico-filosofica, e non punto dottrinale-teologica, dal romanzo di Dostoevskij, nel quale l’Inquisitore rappresenta, ma non è certamente la Chiesa, ed il Prigioniero rappresenta, ma non è certamente Gesù!

Anche la “moralità” delle persone umane che compongono la gerarchia non può sottrarsi agli obblighi di “dipendenza” dalla “legge morale”: è ovvio! Ma la pretesa di rinfacciar loro la legittimità di parlare “in nome” della legge morale e pertanto di effettivamente ratificarne i principi, pur nell’imperfezione morale della loro natura umana, ebbene ciò significa voler, in maniera subdola, rigettare la divinità di Cristo Gesù concedendoGli solamente la Sua umanità! Ma il Mistero è tutto qui: Cristo è Dio nel mentre è uomo! E secondo entrambe le persone, umana e divina, rimarrà sempre accanto alla Chiesa: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”(Mt 28,20)! E’ solo il “grande tentatore” che può sedurre con la menzogna; è solo il “grande mistificatore” che può istillare il dubbio; è solo il “grande ribelle” che può istigare alla rivolta!
Certamente, alla fine di tutta questa disamina contro la tentazione, la mistificazione, la ribellione laicista, non vogliamo nascondere la crisi di moralità e di autorevolezza patita in questi tempi dalla gerarchia. Ma se sono in crisi la Sua moralità, ossia la capacità di aderire alla legge morale, e la Sua autorevolezza, ossia la capacità di guadagnarsi la considerazione popolare, tuttavia non può essere messa in discussione la Sua autorità nel dispensare realmente la legge morale.
D’altronde non è nemmeno di questo che deve preoccuparsi il fedele laico; anche perché “…quel servo che, conoscendo la volontà del padrone, non dispone e non fa secondo il volere di lui, sarà aspramente flagellato, mentre colui che non la conosce, ma opera in modo da meritare delle percosse, ne riceverà di meno. Molto sarà richiesto a colui che molto ha ricevuto, e più si esigerà da colui al quale molto è stato affidato” (Lc 12, 47-48). Il che rappresenta un chiaro monito verso i “pastori” alla cui guida è stato “affidato il gregge” di Cristo! Monito il quale, se non assolve il gregge, perlomeno lo esonera da molte responsabilità!
D’altro canto, in maniera in certo qual modo “speculare”, merita pure che qui si faccia menzione di quel passo della Gaudium et spes in cui si riconosce che “…la potenza di Dio molto spesso manifesta la forza del Vangelo nella debolezza dei testimoni” (IV, 76)! Il che rappresenta questa volta un “incoraggiamento” all’indirizzo di tutti i credenti affinché non disperino, pur non esonerandoli dalle rispettive responsabilità.
In quanto fedeli e pertanto unici e veri “laici”, proprio perchè desiderosi di non essere confusi con gli atei “laicisti”, non possiamo e non dobbiamo cadere nella trappola di operare il medesimo loro “delegittimante” gioco anticristico: quello cioè secondo cui sussisterebbe un problema che sarebbe da ricondursi alle responsabilità esclusive della gerarchia. Valgono piuttosto i reiterati inviti che con sempre maggior insistenza (se non supplica) provengono da una certa parte della gerarchia stessa, a ché si ponga rimedio alla mancanza di un’efficace presenza di una forte e determinata proposta che sia appunto “puramente e legittimamente laicale”, e che miri pertanto alla “tutela” della Chiesa: nel mondo e dal mondo. Tale è difatti la funzione precipua dei laici, il “ministero” che è ad essi pertinente!
Val bene per l’appunto ricordare quanto opportunamente scriveva Attilio Mordini:
“Dicendo questo non intendiamo affatto muovere un processo al clero. Il problema concerne solo il laicato; e le cause del fenomeno sono da ricercarsi nell’affermazione del guelfismo. Da parte del clero, anzi, si sono avuti molti lodevoli tentativi di mutare in meglio la situazione, ma tutto è inutile se non si risale decisamente alle cause prime…Rispondere alle esigenze del proprio tempo significava, nell’era del cristianesimo equestre e veramente militante, combattere di secolo in secolo, e con la medesima tenacia, le eresie tipiche del momento, e quindi instaurare un ordinamento civile atto alla difesa delle istituzioni e delle anime dal morbo che di volta in volta s’avventava sulla Chiesa. Invece nel tempo moderno, vivere il proprio tempo significa, in pratica, accondiscendere alle eresie del secolo cercando un modus vivendi con quelle, purché sia salva la possibilità di ottemperare ai precetti della Chiesa. Da lungo tempo, le organizzazioni del laicato cattolico non sono più state all’altezza dell’avventarsi continuo dei nemici del Cristianesimo e della civiltà; in una parola, i cattolici non sono più stati capaci di combattere”.[XXII]
Concludiamo, dunque, sintetizzando il pensiero: oggi manca quella Cavalleria che possa ergersi quale baluardo difensivo contro le insidie anticristiche che mirano a demolire il castrum della Chiesa cattolica, l’aedificium del Corpo mistico di Cristo; quelle insidie di cui il laicismo democraticistico costituisce per l’appunto l’ariete di sfondamento e di cui Zagrebelsky ha dimostrato d’essere uno dei più pericolosi alfieri!

29 settembre 2007 (nella festa di S.Michele Arcangelo, patrono della Cavalleria)

Cosmo Intini
Assoc. Studi Cavallereschi “S.Giuseppe da Leonessa”





[I] Idem, pg.87.
[II] Idem, pg.159.
[III] Idem, pg.87.
[IV] Idem, pg.48.
[V] Idem, pg.87.
[VI] Idem, pg.17.
[VII] Idem, pg.23.
[VIII] Idem, pg.18.
[IX] Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede del 24/11/2002.
[X] Ibidem.
[XI] Cfr. Catechismo della C.C., 39.
[XII] Idem, 856.
[XIII] G.Zagrebelsky, Il crucifige e la democrazia, Einaudi, Torino 1995.
[XIV] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.146.
[XV] Idem, pg.148.
[XVI] Idem, pg.146.
[XVII] Ibidem.
[XVIII] Idem, pg.147.
[XIX] Cfr. idem, pgg.23, 118, 146, 147.
[XX] Catechismo della C.C., 1950.
[XXI] Idem, 1951.
[XXII] A.Mordini, Il tempio del Cristianesimo. Per una retorica della storia, Il Cerchio, Rimini 2006, p.139.

sabato 6 ottobre 2007

Fede cattolica, laicità e laicismo (adversus G.Zagrebelsky)


Di Cosmo Intini
(Seconda Parte)


Così come delineata, quindi, la “sfiduciosa” prospettiva esistenziale laicista, proprio in quanto “priva di affidamento e di sicurezza” (in una parola: in quanto “priva di fede”), si rivela evidentemente, e “disperatamente”, subordinata oltre che all’“ingegno” anche alla “sorte” ed alla “necessità”. E difatti, ammette Zagrebelsky: “Nessuno di noi, comuni mortali, potrà mai aspirare …a scrollarci di dosso il nostro mondo per indossarne un altro. Nessuno di noi potrà mai pensare di dare un senso, una direzione alla sua e alle altrui vite per trasformarle in qualcosa di totalmente altro”.[i]
Del tutto aliena dalla concezione cristiana che riconosce in una “cooperazione” tra libero arbitrio umano ed intervento “giustificativo” della grazia divina la via per la realizzazione della “vocazione” dell’uomo al proprio “trascendimento”, tale visione morbosamente aderente ai presupposti laicistici mostra tutta la sua “antiumanità” nella reazione cui dà luogo. Infatti, l’evidente mortificazione di tale fondamentale, e tutt’affatto “naturale”, anelito umano al “superamento qualitativo” dei propri limiti, nel momento in cui comporta da una parte la sfiducia in una risoluzione “operata dall’esterno” (da ciò che è di “qualità ontologica” differente e superiore) dall’altra non può evitare di provocare contemporaneamente un “autodivinizzazione”, una “mitizzazione idolatrica” dei propri valori “quantitativi”; proprio perché si esige una compensazione all’innaturalità della mortificazione suddetta. Dato che, ovviamente, anche l’uomo-laicista aspira al “meglio”: “…il senso della vita…è lavorare insieme,…affinché la condizione del labirinto, che è la condizione umana, sia progressivamente resa più sopportabile, più umana, meno ingiusta”,[ii] ebbene, con un sovvertimento ontologico gli “ipervalori” vengono elevati sino a confondersi con i “metavalori”. Si parla di “salvezza”, ma solo di quella che “verrà da noi stessi”! Si parla di “virtù”, ma solo di quelle che “l’uomo si propone come tali”! I “valori democratici” diventano “metavalori”![iii] E così via dicendo!
La grande confusione perpetrata da Zagrebelsky si incentra sulla pretesa di ridurre la fede cristiana a “morale umana”, relativa alla “vita immortale dell’al di là”; laddove, parallelamente, i principi democratico-laicisti sono i “fondamenti della vita morale nell’al di qua”.[iv] In tal modo, la fede viene ad essere “snaturata” e “relativizzata”; tant’è che egli aggiunge: “…non si considera la possibilità che qui, nella libertà, ci possa essere una ricerca morale…degna almeno quanto la fede in promesse di ricompense e punizioni”.[v] Eccoci giunti pertanto alla riduttiva umanizzazione anche della terza virtù teologale, in maniera tale che la “fede” rimane sì concepibile, ma solo in quanto opzione ontologico-morale! E a tal proposito, nel ricordare l’“ammonimento profetico di Solov’ev”, ecco cosa ha avuto modo di far osservare S.E. il cardinale Giacomo Biffi: “…Il cristianesimo ridotto a pura azione umanitaria nei vari campi dell’assistenza, della solidarietà, del filantropismo, della cultura; il messaggio evangelico identificato nell’impegno al dialogo tra i popoli e le religioni, nella ricerca del benessere e del progresso, nell’esortazione a rispettare la natura; la Chiesa del Dio vivente, colonna e fondamento della verità, scambiata per un’organizzazione benefica, estetica, socializzatrice: questa è l’insidia mortale che oggi va profilandosi per la famiglia dei redenti dal sangue di Cristo”![vi]
Peraltro, immediata conseguenza di tutto ciò è che diviene possibile operare anche in maniera inversa; di modo che anche la “morale nell’al di qua” la si può in certo qual modo concepire quale “fede”, oltre che quale “carità e speranza”: ossia come qualcosa che si trasfiguri, liberandosi della sua precipua dimensione “profana”! Osserva difatti Zagrebelsky che la democrazia “…è sempre disposta a correggersi,…(fatti salvi) i suoi presupposti procedurali…e sostanziali…consacrati (sic!) in norme intangibili della Costituzione”.[vii] E’ proprio alla luce di tale ribaltamento che egli definisce riduttivamente la “fede” quale “elemento concreto”, mentre esalta la “democrazia quale “valore astratto”: salvo poi ritenerla, con ennesima opportunistica acrobazia retorica, essa stessa una “fede”![viii] Comunque sia, ecco insomma gettate le basi per l’idolatrica sostituzione, al culto di Cristo, del “sacrale” culto di un sistema politico totalitaristico (ossia “non limitato, né limitabile da alcunché”): il “regno” appunto democratico-laicista!

E’ stato giustamente detto che “attualmente…tutto è stato inglobato sotto il manto della democrazia: è come un’atmosfera che abbraccia tutto e tutto contiene e fuori dalla quale vi è soltanto il nulla…In questo modo la natura, le cose, la realtà passano in secondo piano davanti alla nuova divinità, sul cui altare, se è necessario, devono essere sacrificate…La parola democrazia viene usata come un talismano legittimatore…La democrazia moderna si presenta come una vera e propria religione, anche se atea; infatti…‘la democrazia è per essenza religiosa, poiché ogni religione si fonda sul dogma e sul rito’: 1 ) il dogma è che il potere deriva dal popolo; 2) il rito consiste nella designazione di coloro che esercitano il potere attraverso l’elezione. E’ un dogma che bisogna credere perché il suo rifiuto comporta l’anatema e perfino la persecuzione degli ‘eretici politici’, per usare l’espressione di J.Maritain. In questo modo si instaurerà una nuova era di giustizia e di benessere, che sarà la conseguenza normale e immancabile dello sviluppo democratico: è l’eresia del Plus Grand Sillon, condannata da S.Pio X, che subordinando il cristianesimo alle esigenze della democrazia moderna, di fatto lo abbandonava, proclamando l’autonomia dell’uomo rispetto all’ordine naturale voluto da Dio; è l’eresia della religione democratica, secondo cui non si tratta più di convertire gli uomini al cattolicesimo, ma di convertire il cattolicesimo alle idee moderne. In questo senso si deve parlare della democrazia come di una religione”.[ix]
In più di un’occasione Zagrebelsky avanza l’“insinuazione” che la Chiesa cattolica nasconda la (per lui) riprovevole ed inconfessabile avversione per la democrazia. Anzi, senza usare mezzi termini, spesso addirittura sancisce egli stesso la loro quasi incompatibilità: “Fede religiosa, tanto più se organizzata in chiese strutturate gerarchicamente, e fede democratica costituiscono un connubio difficile, non privo di momenti drammatici”.[x] Ma che bella scoperta! Come può pretendersi che la Chiesa accetti di farsi sopraffare da quella degenerazione idolatrica che abbiamo definito essere la “religione democraticista”, la quale anticristicamente mira ad appropriarsi della Sua precipua natura di “confessione di culto”, per poi sostituirsi ad Essa con un atteggiamento di vero e proprio “scimmiottamento”!?
Il problema, a nostro modo di vedere, non è se la Chiesa sia “incompatibile” con la formula democratica, ma piuttosto se la laicistica religione democraticista odierna sia compatibile con la Chiesa. Questa infatti non nega affatto il pluralismo in sé, bensì non lo può condividere qualora esso sia concepito in chiave, appunto, di relativismo etico! Se Zagrebelsky, con ennesima ambiguità, da una parte dichiara di condividere l’inaccettabilità del relativismo affermando: “Ciò…non significa affatto…che la democrazia assuma il relativismo come suo sostrato etico”,[xi] ovvero pure che: “La democrazia non presuppone affatto quel relativismo etico che il magistero della Chiesa giustamente condanna”;[xii] d’altra parte, immediatamente dopo svela invece la propria reale posizione proclamando che la democrazia “…si basa non solo su di un ethos pubblico preciso: l’apertura al possibile, come diritto di farsi valere riconosciuto a tutte le forze e le concezioni politiche che rispettano l’uguale diritto altrui; ma presuppone anche diverse concezioni private del bene comune”;[xiii] ovvero pure che “la democrazia è per l’appunto il regime delle possibilità da esplorare, attraverso discussione e confronto e secondo la logica del male minore o del bene maggiore nelle condizioni date”.[xiv] E a completamento delle ammissioni secondo cui la “democrazia” è una vera e propria “religione” relativistica, non solo scrive un “decalogo (sic!) per imparare la democrazia”,[xv] ma oltretutto afferma: “Io, un po’ per provocazione, direi che noi, in quanto credenti (sic!) nella democrazia, dobbiamo rivendicare il relativismo come il grande pregio della democrazia stessa”.[xvi]
Le sue perplessità, a riguardo di una presunta “incompatibilità” della Chiesa con la democrazia, nascono pertanto da una illegittima sovrapposizione di significati in realtà differenti; e celano oltre tutto la subdola pretesa che sempre la Chiesa, in nome della propria sincera approvazione di un’assoluta “uguaglianza etica” degli individui, ratifichi quel surrogato che è rappresentato da un del tutto relativistico “egualitarismo” tra i singoli! In altre parole, si tratta della differenza che in filosofia occorre tra la cosiddetta “eguaglianza come fatto” e la cosiddetta “eguaglianza come valore”: nel primo caso l’uguaglianza si viene a dedurre in base al semplice “fatto” che “tutti sono fratelli, in quanto tutti sono figli di Dio”; mentre nel secondo caso l’uguaglianza deriva dalla prescrizione laicista di un precipuo “valore”, quello secondo cui “tutti devono essere uguali” giuridicamente e politicamente (eguaglianza formale) nonché socialmente ed economicamente (eguaglianza sostanziale)!
Come è possibile comprendere subito, questa differenziazione interpretativa dell’“uguaglianza” comporta insomma una differente concezione del modo di intendere l’identità personale, cioè a dire la “persona”: se nel primo caso l’uomo è infatti percepito come costituito anche di una sostanza spirituale, nel secondo caso invece egli è considerato soltanto come una pura e semplice collezione di stati d’animo. Da tale discordanza deriva quindi pure una differente concezione dell’etica, in quanto il cattolico informa i suoi comportamenti alla luce della consapevolezza secondo cui la propria identità biologico-sociologica confluisce e si giustifica in una superiore identità teologica - il che costituisce la tesi tomistica dell’“unità sostanziale della persona umana” -; mentre il laicista, da parte sua, si rifiuta di superare il primo stadio e ritiene l’etica svincolata da qualsiasi precetto dogmatico. Ora, Zagrebelsky afferma in maniera del tutto fuorviante che “…nella relazione che il teologo della Casa pontificia, Wojciech Giertych, ha recentemente tenuto (12 febbraio 2007, N.d.A.) al Congresso internazionale sul diritto naturale…, si riconosce che la natura umana non è un concetto biologico o sociologico bensì, con Tommaso d’Aquino, teologico“.[xvii] La tattica laicista ribadisce così la propria sottile indole “disgregativa” (dia-ballica), nel falsare la precisione dei fatti e ribaltarne le conseguenze in maniera che risultino per sé più convenienti! Infatti, se fosse come Zagrebelsky afferma, la concezione cristiana ammetterebbe allora come “operabile” una “bipartizione” della “natura umana”, una sua “scindibilità” in componente “fisica e psichica”, da una parte, e componente “spirituale”, dall’altra; ed inoltre auspicherebbe pure la “negazione” della prima a fronte di una esclusiva “esaltazione” della seconda. Ebbene, se così fosse, il risultato sarebbe molto simile a quello dell’eresia monofisita!
Evidentemente, da parte laicista, qui non si vuole solamente difendere una propria posizione invocando il legittimo “diritto alla libertà di opinione”, ma si tende illegittimamente ad inoculare prospettive distorte da poter subito riconvertire in altrettanti “arieti da sfondamento”! Quando S.Tommaso afferma che ‘principium quo primum intelligimus, sive dicatur intellectus sive anima intellectiva, est forma corporis’,[xviii] ciò significa che “…l’io che si coglie come corporeo negli stati affettivi (in certi stati affettivi) è lo stesso io che, riflettendo, ha coscienza di conoscere, di contemplare la bellezza, di fare metafisica…L’uomo si coglie come uno”.[xix] Ed aggiunge: ‘ipse idem homo est qui percepit se et intelligere et sentire’[xx]. Per dirla con Mons. Carlo Caffarra, “…dunque, la tesi dell’unità sostanziale intende descrivere in primo luogo un’esperienza fondamentale dell’uomo: l’esperienza dell’unità del proprio io nella pluralità specifica delle sue operazioni”![xxi] Per S.Tommaso, quindi, la natura umana non è un concetto “soltanto” biologico e sociologico, ma “anche” teologico!
Zagrebelsky tenta invece di dimostrare che la “realtà naturale” in senso lato - inclusiva cioè in senso particolare anche della “natura umana” - costituisca, così come viene concepita dalla visione cattolica, un concetto “innaturale”; e con ironica perplessità pertanto si chiede: “Che cosa è l’essere umano dovrebbe comprendersi considerando il suo rapporto con Dio. I precetti fondamentali del diritto naturale sarebbero percepibili solo per mezzo di un’intuizione metafisica delle finalità dell’esistenza, un’intuizione di fede…Fides et gratia, dunque, come presupposto per il discorso cristiano sulla natura: che cosa c’è di più ‘innaturale’ di questa visione della natura, dal punto di vista di chi - legittimamente, si presume ancora - non è credente? Ecco come la natura può diventare una maschera della sopraffazione”.[xxii]
L’“errore” laicista consiste qui nuovamente nel pretendere che la Chiesa dia per scontato quanto per Essa invece non lo è affatto: una netta “separabilità” logica tra il visibile e l’invisibile, una “irriducibilità” ontologica tra il corpo e lo spirito, una “fratturazione” etica tra ambito socio-politico ed ambito religioso! Anche in questo si coglie il tipico operare proprio del “dia-ballo”!

E’ evidente che a questo punto il discorso esiga però la precisazione di quello che è il significato precipuo con cui intendere il termine “natura”, posto come esso è alla base dei fondamentali concetti di “mondo naturale”, di “natura umana” e di “diritto naturale”!
Anche a questo proposito Zagrebelsky procede in maniera mistificante, in quanto prima assegna arbitrariamente alla Chiesa l’adesione ad una mentalità che molto semplicisticamente si conformerebbe ad un “vecchio pregiudizio” che porrebbe come base, nella scelta delle norme etiche, il binomio “natura-artificio” così impropriamente impostato: “…la struttura mentale originaria, che condiziona il rapporto tra noi e il mondo, è la contrapposizione tra ciò che è naturale e sta fuori di noi, e ciò che è artificiale e procede da dentro di noi”.[xxiii] Dopo di che passa alla delegittimazione di tale “ormai sorpassato modo di vedere” che lui stesso ha preteso di affibbiare alla Chiesa, per delegittimare la Chiesa stessa: “…è il tempo attuale, il tempo in cui perfino la ‘natura’ dell’essere umano può essere il prodotto del suo ‘artificio’ - potenza della genetica -; il tempo in cui il dentro e il fuori di noi, il soggetto e l’oggetto che siamo diventati si confondono, a rendere vana quella distinzione…[xxiv] Non stupisce dunque affatto che proprio quando è diventato insostenibile, il binomio natura-artificio sia stato riscoperto, per trovare in esso la norma delle azioni umane, una norma che assegna al naturale il primato sull’artificiale, sinonimo di inganno, abuso, adulterazione…Così si fa da parte della Chiesa cattolica, per opporsi ai cambiamenti in tema di unioni tra persone, eutanasia, sperimentazione scientifica, genetica, ecc.; e per ritornare all’antico, in tema di famiglia, contraccezione, aborto, ecc.”.[xxv]
La falsificazione dei termini del discorso, così operata dal laicismo, non riesce ad occultare la matrice da cui essa origina: la confusione! Lo stesso Zagrebelsky se lo lascia sfuggire quando afferma trionfalmente che oggigiorno il soggetto-persona e l’oggetto-persona, il dentro e il fuori dell’uomo, “si confondono”! Niente più rimane insomma al proprio posto: né logicamente, né ontologicamente, né eticamente!
Se è da ritenersi errata la distinzione secondo cui sussisterebbe una soluzione di continuità tra il dentro ed il fuori dell’uomo - così come tra il visibile e l’invisibile, tra il corpo e lo spirito, tra l’ambito socio-politico e quello religioso -, ciò non può essere tuttavia nemmeno inteso nel senso che si venga ad attuare tra i due elementi delle suddette endiadi una casuale e disordinata “confusione”. Piuttosto, si attuerà tra di essi un’“organica unità”; o per meglio dire: un reciproco “soggettivarsi” (che è altra cosa rispetto al “relativizzarsi”) il quale viene reso possibile sempre e soltanto alla luce di un identico, oggettivo ed assoluto comune denominatore: Dio Creatore! Secondo la concezione cattolica la “natura umana”, “…creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale. Il racconto biblico esprime questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice: ‘Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente’ (Gn 2,7). L’uomo tutto intero è quindi voluto da Dio…[xxvi] L’unità dell’anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l’anima come la ‘forma’ del corpo; ciò significa che grazie all’anima spirituale il corpo, composto di materia, è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell’uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un’unica natura”.[xxvii] In virtù di tale “unità” tra anima e corpo, “…l’uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi, attraverso di lui, toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore. Allora non è lecito all’uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno”.[xxviii]
Concepita in tal modo, quindi, la questione non può essere banalmente ridotta ad una dicotomia natura-artificio! Dato che “il termine anima…designa anche tutto ciò che nell’uomo vi è di più intimo e di maggior valore, ciò per cui più particolarmente egli è immagine di Dio”,[xxix] ebbene la Chiesa cattolica non “demonizza” affatto ciò che “procede da dentro l’uomo”, in quanto esso si presenta come il libero frutto dell’arbitrio dell’anima e rimane pertanto, proprio per questo, “parte integrante della stessa natura umana”. Del resto, sempre Mons. Caffarra ha avuto modo di esprimere ciò, dicendo: “Il corpo è la trasparenza della persona umana, l’unica creatura in cui è visibile l’invisibile”.[xxx]
Non sussistendo dunque, nella natura umana, alcuna soluzione di continuità tra la sua componente interiore-spirituale e quella esteriore-corporea, e non essendovi soluzione nemmeno tra tale sua componente corporale ed il mondo naturale a sé esterno - in virtù di quel suo già menzionato costituirsi, per volontà divina, quale sintesi suprema del mondo naturale stesso -, ebbene risulta del tutto paradossale e risibile accusare la Chiesa di “innaturalità” a motivo dell’opposizione da Essa esercitata contro il relativismo etico; in quanto tale opposizione si basa sulla semplicissima consapevolezza che tutto ciò che dalla persona umana procede “contro natura”, procede altresì “contro la natura umana medesima”!
Ma la tendenziosità di Zagrebelsky, posta in atto nel suo scoperto tentativo di difendere il relativismo etico, non si ferma certo qui! Per disconoscere infatti il carattere di assolutezza del “naturale”, e quindi la sua superiorità etica rispetto all’“artificiale”, passa a specificare quale sia la propria posizione in merito al concetto giuridico del “diritto”. E così la formula: “Nel campo della giustizia, la contrapposizione si traduce nella tensione tra diritto di natura e diritto positivo, cioè legislazione. La giustizia nella polis è di due specie - diceva già Aristotele -, quella naturale e quella legale; la giustizia naturale vale dovunque allo stesso modo e non dipende dal fatto che sia riconosciuta o no. La giustizia legale, invece, è quella che riguarda ciò che, in origine, è indifferente e può variare secondo i luoghi e i tempi”.[xxxi] Zagrebelsky in pratica qui cita, “quasi” integralmente, il passo del V libro dell’Etica Nicomachea (V,1134b 18-24) là dove viene sancita la tradizionale distinzione tra diritto naturale e positivo (o legale). Esposta così, sembrerebbe quasi che in base a tale distinzione Aristotele non solo ponga i due diritti su di uno stesso piano, ma che addirittura, in barba a tutta le conclusioni cui è pervenuta unanimemente la critica aristotelica, implicitamente riconosca al diritto legale una certa qual giustificabile preferenza. A Zagrebelsky è bastato infatti “omettere” la continuazione del pensiero aristotelico - il quale, dopo “…ciò che, in origine, è indifferente” così proseguiva: “… ma che non è indifferente una volta che sia stato stabilito” - per suggestionare ad una lettura che si lasci percepire quasi come se lo Stagirita, senza operare alcun distinguo, avallasse il relativismo di un diritto che “permane sempre indifferente ed oltretutto varia secondo luoghi e tempi”! In verità, non solo Aristotele non perde mai occasione per ribadire la superiorità del “naturale” rispetto al “legale”, così come dell’“universale” rispetto al “particolare”, ma oltretutto, nel prosieguo sempre del V libro introduce l’importantissimo concetto di “equità” - di cui Zagrebelsky non fa ovviamente alcuna menzione -, con cui intende: “la rettificazione della legge positiva là dove si rivela insufficiente per il suo carattere universale”, ovverosia “la correzione effettuata dal diritto naturale della legge positiva nei casi in cui sarebbe ingiusto applicare quest'ultima” (cfr. Etica Nicomachea, V,1137b 26-27). L'importanza del concetto di “equità” deriva insomma dal fatto che essa è preposta a regolare ciò che viene ritenuto giusto per legge con ciò che è ritenuto giusto per natura. “L’equità riafferma la giustizia laddove l’universale è inadeguato per il particolare. Il presupposto, dunque, è l’inadeguatezza dell’universale rispetto al particolare…Ma la composizione di universale (diritto naturale) e particolare (diritto legale, positivo) operata dall’equità è solo apparente, in quanto, in realtà, particolarizza l’universale. E ciò non per il semplice autonomizzarsi del particolare rispetto all’universale ovvero per ipotetica esenzione del particolare dal dominio dell’universale, quanto, al contrario, per l’omogeneità di giustizia universale e equità particolare…Per Aristotele l’equità è una forma speciale di giustizia e non una disposizione di genere diverso (cfr.V, 1138a 2-3)…L’omogeneità tra giustizia universale ed equità particolare rinvia quindi ad una giustizia ulteriore di cui non solo l’equità particolare, ma la stessa giustizia universale è un caso particolare. Tale giustizia ulteriore che particolarizza la stessa giustizia universale è chiamata da Aristotele ‘giustizia in senso primo’ e ‘giustizia in senso assoluto’ ”.[xxxii]
Dunque, riassumendo: secondo Aristotele la legge positiva può essere soggetta all’errore laddove non risulti sufficientemente adeguata alla legge naturale; mentre l’equo, da parte sua, “è giusto, ed è migliore di un certo tipo di giusto, non del giusto in assoluto, ma di quell’errore che ha come causa la formulazione assoluta” (E.N. , V,1137b 24-25). Proprio con questo riconoscere l’esistenza di ciò che lui definisce “giusto primo, ovvero giusto in senso assoluto”, Aristotele fa insomma riferimento ad un qualcosa che è addirittura “anteriore ad ogni espressione sotto forma di legge”; e con ciò non solo non concede in maniera definitiva il seppur minimo spazio ad alcuna tentazione interpretativa di tipo positivo-relativistica, ma dimostra pure di aver considerato da un punto di vista per così dire “teologico” oltre che gli ambiti della fisica e della metafisica, giustappunto anche quello dell’etica![xxxiii]
Per tornare al rapporto tra diritto naturale e positivo, è dunque giusto osservare che la giustizia “…non si esaurisce nella positività della legge. È noto come poneva il problema Aristotele…(Il suo) modo di porre il problema ha il merito di evidenziare che la giustizia naturale non è un corpo legale astratto, astorico e separato dal giusto politico, ma una componente o uno strato di questo. Il giusto naturale è lo strato fondamentale e originante della giustizia, il fondamento ultimo della legittimità politica, ma è tuttavia insufficiente da solo per ordinare la vita sociale. Perciò deve essere concretizzato, determinato e sviluppato in funzione del bene comune politico di ogni popolo dal giusto per convenzione di legge, vale a dire, dalla parte del diritto politico che qui chiamiamo diritto positivo”.[xxxiv]
Eppure Zagrebelsky, nonostante tutto, continua ad eccepire che “…il diritto naturale non è affatto il terreno del consenso che abbraccia l’umanità intera in nome di una giustizia universalmente riconosciuta. Al contrario è il terreno dei più radicali conflitti. Innanzitutto, che cosa è la ‘natura’ alla quale ci appelliamo? Se ci volgiamo al passato, vediamo una grande confusione. Per qualcuno, i cristiani ad esempio, è opera di Dio; ma per altri, gli gnostici, è opera del demonio…Indipendentemente da Dio e dal demonio, poi, per alcuni la natura è madre benefica e per altri, matrigna malefica ”.[xxxv] E così conclude: “…non esiste una natura da tutti riconoscibile. Si può parlare di natura, e quindi di legge naturale, solo dall’interno di un sistema di pensiero, di una visione del mondo, ma i sistemi e le visioni appartengono alle culture, non alla natura”.[xxxvi]
L’errore madornale in cui cade questa impostazione, frutto di chiarissimo “relativismo etico” - atteggiamento, quindi, che solo in apparenza viene altrove sconfessato da Zagrebelsky -, è quello di supporre di poter (e quindi di dover) riconoscere una “superiorità ontologica” alla “natura”, e pertanto al “diritto naturale”, solo in base ad un mutuo e totale consenso! Se così fosse - se cioè si potesse operare un simile giudizio in base ad un semplice criterio d’opinione, di sistema di pensiero, di visione del mondo -, per formulare tale “superiorità” non basterebbe allora, in ossequio allo spirito democratico, anche solo una “maggioranza”? Ed in effetti noi potremmo dire allora che fu proprio ciò che si sarebbe già verificato nel passato, quando lo gnosticismo manicheistico, quel pensiero che sulla base di una concezione “dualistica” riteneva il mondo naturale appunto “opera del demonio”, non si costituì mai in seno alla cultura europeo-cristiana più di una “minoritaria” visione, settaria ed eretica.[xxxvii] Mentre, d’altra parte, l’adesione “pressoché generale” al diritto naturale nel senso classico del suo valore, sarebbe stato allora ciò che lo avrebbe sostanzialmente legittimato come eticamente superiore! D’altro canto, ancor meno reggerebbe un’impostazione basata su di un giudizio che vorrebbe tener conto di dati emotivo-sentimentali i quali, proprio in quanto tali, si costituiscono come puramente soggettivi ed inevitabilmente “parziali”! La stessa “visione” razionalistica impone, ai propri cultori, che si eviti di indulgere in posizioni che ingenuamente valutino la “natura” sulla base di parametri del tipo “benignità o malignità”!
In definitiva, se c’è qualcuno che cade nell’erronea pretesa di emettere un qualsivoglia giudizio sulla natura in base ad un’impostazione relativisticamente “culturale”, ebbene quello è proprio Zagrebelsky! I presupposti della Chiesa cattolica sono invece ben altri, in quanto essi si incentrano sulla “ragione naturale” intesa quale dote “assoluta”, e non meramente accidentale, dell’essere umano. Attraverso la ragione, “naturalmente” conferitagli ab initio da Dio, l’uomo assume infatti la propria dignità, la propria libertà, il proprio arbitrio e potere: ed è in ciò che egli è reso “simile” a Dio stesso, verso cui la stessa ragione risulta ordinata! “La legge naturale è iscritta e scolpita nell’anima di tutti i singoli uomini; essa infatti è la ragione umana che impone di agire bene e proibisce il peccato…Questa prescrizione dell’umana ragione, però, non è in grado di avere forza di legge, se non è la voce e l’interprete di una ragione più alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libertà devono essere sottomessi”.[xxxviii] Ed inoltre: “La legislazione umana non riveste il carattere di legge se non nella misura in cui si conforma alla retta ragione; da ciò è evidente che essa trae la sua forza dalla Legge eterna. Nella misura in cui si allontana dalla ragione, la si deve dichiarare ingiusta, perché non realizza il concetto di legge: è piuttosto una forma di violenza”.[xxxix] In altre parole, la legge divina e naturale è così chiamata “…non in rapporto alla natura degli esseri irrazionali, ma perché la ragione che la promulga è propria della natura umana”.[xl]
Checché ne dica Zagrebelsky è in realtà fuor di dubbio che il “diritto naturale”, oltre a non essere stato affatto cagione di confusioni, sia invece rimasto sostanzialmente inalterato attraverso la storia, rappresentando anzi un fattore decisivo nello sviluppo civile dei popoli e delle culture: lo abbiamo visto con Aristotele nel mondo ellenico, ma lo possiamo riconoscere anche nell’antica Roma con il basilare concetto dello ius gentium, così come fu posto a tutela del buon governo e della giustizia.[xli] E come fu per Aristotele (parlavamo prima della sua teologia dell’etica), ancor più per il mondo romano il diritto naturale, lo ius , instaurava intime relazioni metafisiche con il divino! Lo si può constatare per il fatto che “…ius (dall’ i.e. *YOUS), ancor prima di costituire un termine del lessico giuridico, indica ‘lo stato di regolarità, di normalità, richiesto dalle regole rituali’ e prescrive quello a cui ci si deve attenere. Il diritto romano è fondato sulla norma assoluta: lo ius procede dal Fas al quale è indissolubilmente legato come l’effetto alla causa e nel quale ha la sua giustificazione”.[xlii] Il Fas (dall’i.e. *BHA-), da parte sua indicava “la parola vivente in sé”: da cui Fatum, ossia “la parola manifesta, la volontà divina che diviene norma e legge per gli uomini e gli dèi”, e Fastus ossia “ciò che è conforme al diritto divino e lo realizza nel mondo”! Cicerone d’altronde insegnava che “…certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti chiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall'errore…E’ un delitto sostituirla con una legge contraria; è proibito non praticarne una sola disposizione; nessuno poi ha la possibilità di abrogarla completamente”.[xliii]
Come è emblematicamente dimostrato dal fatto che nelle più antiche fonti compare spesso la significativa frase: jure romano vivit Ecclesia (la Chiesa vive secondo il diritto romano), la Chiesa affonda dunque le proprie radici giuridiche in questo complesso humus, che sarebbe del tutto riduttivo voler definire soltanto un occasionale “sistema di pensiero”. Il riconoscimento mostrato da parte di tutte le più importanti civiltà antiche a riguardo della necessità di “conformarsi alla legge naturale” (e non di “darne consenso”, come dice Zagrebelsky), esprime infatti chiaramente l’innata consapevolezza umana del fondamento intrinseco di tale legge, atto a stabilire i giusti confini entro cui mantenere l’ordinamento sociale: prova ne sia l’immutabilità con cui tale consapevolezza ha attraversato ed accompagnato i pur diversificati sistemi politici ed i differenti credi religiosi che hanno scandito i vari momenti storici delle singole civiltà stesse!
Il laicismo che si scaglia contro la Chiesa, accusandola di voler scalzare la visione etico-relativista per sostituirla con quella naturale, compie pertanto una doppia mistificazione! Quando Zagrebelsky dice: “…si ragiona come se le nostre società fossero prive di identità, avendola perduta o distrutta, e si discute perciò di come darne una nuova o di come ripristinare l’antica. La riscoperta delle ‘radici cristiane’ è il punto d’arrivo di questi ragionamenti. Poiché in apparenza si tratta di colmare un’assenza, i promotori d’identità…agiscono non per riempire vuoti ma per avviare sostituzioni…essi combattono una battaglia di egemonia culturale che non è solo per, ma innanzitutto contro. Non sono benefattori ma conquistatori”;[xliv] ebbene non solo ciò costituisce l’ennesima occasione in cui “il bue dice cornuto all’asino”, in quanto è la visione laicista che ritiene legittimo il “sostituire” quella che per innumerevoli secoli ha invece costituito, pur nelle diverse realtà sociali e politiche, la “giusta e naturale” comune norma etica; ma oltretutto qui si nega il senso spirituale, “di rivelazione divina”, che è il vero e proprio presupposto della “legge naturale”, per “sostituirlo” sovvertendolo con qualcosa di meramente “umano”. Se il Magistero cattolico afferma che “la legge naturale offre alla Legge rivelata e alla grazia un fondamento preparato da Dio e in piena armonia con l’opera dello Spirito”,[xlv] da parte sua invece, Zagrebelsky ritiene che “la base della società e del governo è l’essere umano come tale, né più né meno. L’origine spirituale (sic!) di questa rivoluzione è l’Umanesimo; il compimento, il razionalismo sei-settecentesco, sfociato nella Rivoluzione francese. Il prodotto costituzionale di questa emancipazione è lo Stato laico”.[xlvi]
Questo vero e proprio “atto di ribellione”, perpetrato dall’uomo laicista contro l’ordine stabilito da Dio, si palesa in maniera ancor più eclatante allorché Zagrebelsky distingue: “In origine, c’è l’invito di S.Paolo ai cristiani di Roma affinché ubbidiscano all’autorità, perché voluta da Dio: nulla potestas nisi a Deo (‘nessun potere se non da Dio’, N.d.A.)…[xlvii] Volendo ancora ricorrere, nell’epoca presente, al motto paolino lo si dovrebbe rovesciare (sic!): nulla potestas nisi a hominibus (‘nessun potere se non dagli uomini’, N.d.A.). Gli uomini stanno insieme e obbediscono all’autorità in nome non del Dio comune ma dei propri diritti”.[xlviii] Tutto ciò contiene dei presupposto molto ambigui e pericolosi, poiché in tal modo il concetto di “giustizia” viene ad essere scisso da quello di “libertà”, in maniera tale che il giusto perde ogni carattere di assolutezza ! E’ proprio quello che sostiene lo stesso Zagrebelsky: “…la dottrina (sic!) laica dei diritti non è quella cattolica, come risulta da un punto cruciale: per la prima, il limite dei diritti è l’uguale diritto altrui; per la seconda, l’ordine naturale giusto. La differenza è capitale. La prima dottrina mira alla libertà; la seconda alla giustizia”.[xlix]
Uno dei più abusati “cavalli di battaglia” laicisti - per avvalorare la tesi secondo cui la Chiesa compia un’illecita e mistificante ingerenza a riguardo del “potere civile” in quanto espressione di “autorità”, anche solo concependolo come necessariamente “derivante da Dio” - è la citazione del famoso passo evangelico riguardante la problematica del “tributo a Cesare” e dei rapporti di questo con Dio (Mt 22,21; Mc 12,17; Lc 20,25). Nell’introduzione del libretto di cui ci stiamo occupando, scritta dal direttore E.Mauro, leggiamo infatti che “…Cesare non può diventare, duemila anni dopo, unità di misura di Cristo, dopo che il Vangelo li aveva separati come autorità distinte, ciascuna con il suo carico di obbligazioni per l’uomo-cittadino, dividendone i regni e i mondi”.[l] Da parte sua, in maniera subdola ed in completa malafede, Zagrebelsky cerca poi di accaparrarsi addirittura una propria (presunta) conformità al vero spirito di Cristo, affermando che Gesù risulta tradito allorché, nonostante l’esplicito Suo dettato di “rendere a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, la Sua Chiesa pretende invece (così lui dice) di costituire il Cattolicesimo quale “religione civile”: “…per i vantaggi materiali immediati che ne possono derivare, sia agli uomini di chiesa che a quelli di stato. Questa idea politica della religione cristiana, pur ben radicata nella storia…sembrerebbe essere una bestemmia (sic!) dal punto di vista del messaggio di Gesù di Nazareth, ridotto a strumento di governo o a ideologia. In ogni caso è un’aberrazione dal punto di vista di quel supremo principio di laicità che sta scritto nella Costituzione”.[li]
Ma le cose non stanno affatto così! Evidentemente a Zagrebelsky, al quale è pur piaciuto evocare in altri contesti il dialogo tra Gesù e Pilato, non piace invece tener conto di tutte le parole pronunciate dal Cristo in quello stesso frangente, quando inequivocabilmente rammenta come ogni “autorità”, e pertanto anche quella civile, “venga dall’alto” (cfr. Gv 19,11). Va detto peraltro che spacciare Cesare, il sacrale Imperatore Romano, il rex et sacerdos pontifex maximus, per un qualunque moderno (e laicista) presidente di repubblica o di parlamento, carico cioè soltanto “di obbligazioni per l’uomo-cittadino” e non anche in primis “per le divinità tutelari di Roma”, costituisce non solo una distorsione storica, ma pure una falsificazione della teologia inerente al potere civile romano che certamente Pilato non avrebbe potuto mai nemmeno lontanamente concepire. Il che rende assolutamente fuor di luogo far assurgere la figura di Cesare a paradigmatico antesignano della “laicità” dello Stato! Ma oltre a ciò, il dettato di Gesù di “rendere a Cesare…etc.” sta principalmente a significare che “bisogna restituire al proprietario ciò che a lui legittimamente già appartiene”. Ora, mentre nell’episodio del “tributo a Cesare” viene chiaramente specificato che esso è legittimo in quanto in tal modo si “restituisce” il denaro che egli ha coniato, non viene invece esplicitamente detto che cosa sia legittimo “restituire” a Dio! Gesù lo dirà effettivamente in seguito, allorché dinanzi a Pilato, durante il Suo processo, lascerà con chiarezza appunto intuire che, tra le altre cose, anche l’autorità di Cesare va “restituita” a Dio!

Quando il Magistero della Chiesa cattolica afferma che “la comunità politica e l’autorità pubblica hanno il loro fondamento nella natura umana e perciò appartengono all’ordine stabilito da Dio”,[lii] e poi specifica pure che “se l’autorità rimanda ad un ordine prestabilito da Dio, la determinazione dei regimi politici e la designazione dei governanti sono lasciate alla libera decisione dei cittadini. La diversità dei regimi politici è moralmente ammissibile, purché essi concorrano al bene legittimo delle comunità che li adottano. I regimi la cui natura è contraria alla legge naturale…non possono realizzare il bene comune delle nazioni alle quali essi si sono imposti”,[liii] ebbene la Chiesa non dimostra quindi quella tanto paventata “inconciliabilità” con il sistema pluralistico-democratico, ma piuttosto solo con quella forma esasperata di “democrazia totalitaristica” che è costituita dal laicismo.
Partendo sempre dal dialogo tra Gesù e Pilato, scrive ancora S.E. il cardinale Juliàn Herranz: “Meditando sullo stesso drammatico processo di Gesù, Giovanni Paolo II ha scritto: ‘Così, dunque, la condanna di Dio da parte dell'uomo non si basa sulla verità, ma sulla prepotenza, sulla subdola congiura. Non è proprio questa la verità della storia dell'uomo, la verità del nostro secolo? Ai nostri giorni tale condanna è stata ripetuta in numerosi tribunali nell'ambito dei regimi di sopraffazione totalitaria. E non la si ripete anche nei parlamenti democratici, quando, per esempio, mediante una legge regolarmente emanata, si condanna a morte l'uomo non ancora nato?’. Bisogna, perciò, affermare chiaramente e con forza - per difendere il diritto inalienabile alla vita, ma anche per prevenire le intelligenze oneste contro i sofismi dei falsi democratici - che questa riduzione meramente soggettivista e agnostica della libertà e del diritto è contraria non soltanto alla dottrina sociale cristiana ma anche al concetto tradizionale e sano di democrazia. È stato, infatti, rilevato da filosofi come Maritain, Del Noce o Possenti e da giuristi come Cotta, Hervada, Finnis o Waldstein, ma sono solo alcuni nomi, che gli autori classici anteriori al dilagare dogmatico dell'ideologia liberal-agnostica hanno interpretato sempre la democrazia come un ordinamento sociale di libertà avente confini naturali. Non con dei limiti esterni, imposti autoritariamente dal di fuori (tendenza totalitaria) oppure imposti tramite un semplice e onnicomprensivo accordo pattizio (tendenza liberal-radicale), ma con dei confini aventi un fondamento intrinseco: la legge naturale, il diritto naturale o ius gentium. Purtroppo, l'ideologia liberal-radicale, fondata sull'agnosticismo religioso e il relativismo morale, nel togliere alla democrazia il suo fondamento di principi e di valori oggettivi, ha reso pericolosamente incerti i limiti della razionalità e della legittimità della norma. Ciò ha indebolito profondamente l'ordinamento giuridico democratico di fronte alla tentazione di una libertà denaturalizzata: di una libertà, cioè, senza i limiti veramente liberatori della verità oggettiva sulla natura e la dignità dell'uomo e della vita umana”.[liv]
Stando così le cose, viene allora da chiedersi: perché tanto accanimento laicista contro tale presunta “antidemocraticità” della Chiesa? Quale può essere la “questione pregiudiziale” che impedisce di riconoscere piuttosto nella Chiesa cattolica l’Istituzione storica che, per Sua natura precipua, più di qualunque altra è garante per l’uomo di “libertà e diritto”?! Per provare a darci una risposta bisogna però procedere con ordine!
Ecco innanzitutto cosa viene detto da Zagrebelsky: “Diverso era lo spirito del dialogo che anima molte pagine, aperte alla speranza, del Concilio Vaticano II, nelle quali il ‘mondo moderno’ è assunto come interlocutore positivo…diversa era la concezione del rapporto tra fede e ragione, tra fede e attività dei cristiani nel mondo…Ma (oggi) è ancora così?”.[lv] E poi altrove aggiunge: “Ma chi oserebbe negare che nei secoli la Chiesa abbia invece piuttosto avversato la democrazia e appoggiato ogni sorta di autocrazia, che abbia praticato più l’imposizione che il rispetto delle coscienze? Chi potrebbe dimenticare la violenza di cui è stata dispensatrice in nome della fede che custodiva? Chi può avere la memoria così breve da ignorare che l’unica ‘libertà’ riconosciuta è stata quella di aderire alla vera religione e che ogni rivendicazione di libertà diversamente indirizzata è stata oggetto di dure condanne?”.[lvi]
Ora, alla luce di ciò, ci insorge subito il sospetto che più di una “pregiudiziale” da risolvere qui si tratti in realtà di un “pregiudizio” che si vuole arrecare alla Chiesa! Né può essere diversamente se, in maniera evidentemente opportunistica, da una parte si vuole lodare il Concilio Vaticano II sulla base di un suo “presunto” accoglimento delle istanze modernistico-liberal-laiciste, mentre dall’altra parte si addita con spregio un’altrettanto “presunta” inveterata disposizione autocratica della Chiesa. Oltretutto, tale contraddizione viene pure macchiata dall’incongruenza secondo cui la Chiesa medesima, nei duemila anni della Sua storia, avrebbe avversato la democrazia per “secoli”, quasi che questa forma di governo non si sia affermata non molto più tardi di appena due secoli fa! Ma contraddizioni ed incongruenze non giocano a favore di affermazioni che aspirino a costituirsi come probanti, né tanto meno forniscono garanzia di sincerità! Lo si capisce meglio nel prosieguo, là dove Zagrebelsky dice ancora: “Le guerre civili di religione sono di fronte a noi, a insegnare che cosa produce l’intreccio tra politica e religione quando non è data unità di fede. Incrinata l’unità dei cristiani dai movimenti ereticali a partire dal XII secolo, rotta poi dalla riforma luterana e dallo scisma anglicano, quell’intreccio ha alimentato solo divisioni e sopraffazioni. L’Europa cristiana divisa divenne campo di battaglia, con faide crudelissime tra cristiani di diverse confessioni, inquisizioni, cacce alle streghe, roghi di eretici e pogrom di ebrei. Eserciti di Stati scesero in campo in nome delle diverse professioni religiose. La religione, una volta rotta la sua unità, non era più assicurazione di alcuna ‘premessa normativa’. Anzi: era diventata endemico fattore di sovversione, odio, miseria, ostilità. Se ne uscì non con vincitori e vinti ma con una soluzione costituzionale: l’emancipazione dello Stato, la sua distinzione dalla religione e la regolamentazione di questa come elemento della coscienza individuale e sociale, e non più come elemento direttamente politico”.[lvii]
Ma come! Pur di dimostrare un’indole della Chiesa cattolica adusa alla sopraffazione, alla prepotenza, alla soverchieria, qui si concede addirittura, in contraddizione piena rispetto a tante altre occasioni, che l’Europa sia stata in origine effettivamente cristiana e cattolica nella sua comune identità?! “La riduzione della storia europea a storia cristiana è un falso storico”,[lviii] sostiene infatti altrove Zagrebelsky! E si concede pure che tale sua originaria comune identità cattolica sia stata messa in crisi dalla perdita dell’“unità di fede”?! Ma allora, il nocciolo della questione non è tanto rappresentato dall’“intreccio etico-morale tra politica e religione”, né da una del tutto fittizia “antidemocraticità” della Chiesa; quanto piuttosto, ed è proprio quello che va affermando da sempre il Magistero cattolico, dalla perdita e quindi dalla mancanza di “unità di fede” nell’unica Chiesa di Cristo Gesù! Dice il Catechismo: “L’unità che Cristo ha donato alla sua Chiesa fin dall’inizio…noi crediamo che sussista, senza possibilità di essere perduta, nella Chiesa cattolica e speriamo che crescerà ogni giorno di più sino alla fine dei secoli…La Chiesa deve sempre pregare e impegnarsi per custodire, rafforzare e perfezionare l’unità che Cristo vuole per lei…Il desiderio di ritrovare l’unità di tutti i cristiani è un dono di Cristo e un appello dello Spirito Santo”![lix]
Tuttavia, pur di evitare ogni concessione al valore storico del Cattolicesimo, la suddetta inderogabile unità è ritenuta da Zagrebelsky una “condizione impossibile”, perlomeno da ripristinare;[lx] e peraltro un’“insuperabile difficoltà” sussiste nei confronti dei non credenti, visto che “…in che consista l’essere e l’agire conformemente a quel che l’esistenza di Dio richiede, il laico non sa e gli uomini di fede si sono combattuti per mill’anni ciascuno ritenendo di saperlo meglio degli altri. Occorre un’autorità riconosciuta ed è sottinteso che sia il magistero cattolico. Ma come può chiedersi a un non credente di contraddire così profondamente sé stesso, al punto di affidarsi a ciò che gli si dice a proposito di un Dio che non conosce? Il consiglio che la Chiesa rivolge così al non credente (ossia di indirizzare la propria vita ‘veluti si Deus daretur’, ‘come se Dio ci fosse’, N.d.A.) ha un solo contradditorio significato: seguimi, per atto di fede”.[lxi]
Ma in tal modo la contraddizione non è in realtà patita dalla Chiesa, bensì dal “serpente che si morde la coda”! Così come prospettati da Zagrebelsky, infatti, i termini della questione sono invertiti nella loro logica successione, in quanto è ovvio che il “non-credente” non conosca Dio: se lo conoscesse, allora crederebbe! E poi la Chiesa non pretende affatto, bensì soltanto consiglia (come del resto riconosce lui stesso, seppur ironicamente): non pretende cioè di “esser seguita per fede”, ma consiglia “di aver fede per poterLa così seguire”! Se volessimo spiegarci da un punto di vista della sintassi, quel “per atto di fede” non è insomma un complemento “di limitazione”, ma “di modo”. E pur nella sua sottigliezza ciò non costituisce una ininfluente sfumatura!
Se infatti il processo di “divisione della fede cristiana”, l’azione del dia-ballo operato dall’anticristicità prima attraverso i movimenti ereticali, poi con gli scissionisti protestanti e adesso col laicismo liberal-massonico, ha causato nei secoli la progressiva alienazione dello Stato dalla Chiesa, dell’etica socio-politica dalla religione, nonché, in fase terminale, ha comportato l’inevitabile perdita della “conoscenza di Dio” da parte di tanti cristiani - cioè a dire la perdita appunto della loro fede -, ebbene come sarà mai possibile “conoscere Dio” senza quella stessa fede che si è rigettata e smarrita? Dice il Magistero: “La fede cerca di comprendere: è caratteristico della fede che il credente desideri conoscere meglio colui nel quale ha posto la sua fede, e comprendere meglio ciò che egli ha rivelato; una conoscenza più penetrante richiederà a sua volta una fede più grande. La grazia della fede apre ‘gli occhi della mente’ (Ef 1,18)…Così, secondo il detto di S.Agostino: ‘Credi per comprendere: comprendi per credere’ ”.[lxii]
Non è quindi lecito per il laicismo concludere che la Chiesa voglia imporre “antidemocraticamente” la Sua verità, se per democratico bisogna intendere “ciò che permette la libera scelta alla luce di un diritto”; proprio perchè la fede implica, accanto all’intervento della grazia divina, la cooperazione dell’intelligenza e della volontà umane. Per giungere alla fede, ossia alla conoscenza di Dio - il che è un diritto che Dio stesso ha concesso all’uomo -, è necessario insomma il “libero consenso” intellettuale dell’individuo!
Ma tale consenso che conduce alla conoscenza, non può passare che attraverso l’esclusiva fedeltà alla Chiesa apostolica di Cristo Gesù! Ricorda in proposito il Catechismo: “La fede dei fedeli è la fede della Chiesa ricevuta dagli Apostoli, tesoro di vita che si accresce mentre viene condiviso”.[lxiii] Tutto ciò che è stato insegnato dal Cristo agli Apostoli è stato ritrasmesso da Essi alla Chiesa, che continua a parlare e ad agire “nel Suo nome” affinché “Egli sia conosciuto”! Si pensi ad esempio alla preghiera del Pater Noster: “Quando Gesù confida apertamente ai suoi discepoli il mistero della preghiera del Padre, svela ad essi quale dovrà essere la loro preghiera, e la nostra…La novità…è di ‘chiedere nel suo nome’ (cfr. Gv 14,13). La fede in lui introduce i discepoli nella conoscenza del Padre, perché Gesù è ‘la via, la verità e la vita’ (Gv 14,6)”.[lxiv] Quanta mistificazione dunque nelle ipocrite parole di Zagrebelsky, allorché sminuisce tale stessa preghiera bollandola, con sentimentalismo, come “…il testo dove più facilmente avrebbe potuto annidarsi (sic!) un discorso teologico sulla verità, (ma che) è al contrario (soltanto) una commovente espressione di spirito filiale”![lxv] Continua...


[i] Idem, pg.136.
[ii] Ibidem, sg.
[iii] Cfr. Idem, pg.108.
[iv] Cfr. Idem, pg.147.
[v] Ibidem.
[vi] G.Biffi, Attenti all’Anticristo! L’ammonimento profetico di V.Solov’ev, Piemme, Casale Monferrato 1991.
[vii] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.20.
[viii] Cfr. Idem, pg.47.
[ix] Estanislao Cantero Nùnez, Evoluzione del concetto di democrazia, in Quaderni di Cristianità, anno I, n. 3, 1985.
[x] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.47.
[xi] Idem, pg.21.
[xii] Idem, pg.46.
[xiii] Idem, pg.21.
[xiv] Idem, pg.125 sg.
[xv] Cfr. supra, nota 56.
[xvi] Non possumus: la Chiesa divide la società?, cit.
[xvii] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.170.
[xviii] S.Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I, q.76, a.I.
[xix] S. Vanni-Rovighi in A. Ales Bello e F. Brezzo (a cura di), Il filo(sofare) di Arianna. Percorsi del pensiero femminile nel Novecento, ed. Mimesis, Milano 2001, pg.55.
[xx] S.Tommaso d’Aquino, ibidem nota 115.
[xxi] Mons. Carlo Caffarra, “Corpore et anima unus”: la rilevanza etica dell’unità sostanziale dell’uomo all’inizio del terzo millennio, Congresso Tomista Internazionale, Roma 24 / 9 / 2003.
[xxii] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.170.
[xxiii] Idem, pg.165.
[xxiv] Ibidem.
[xxv] Idem, pg.166.
[xxvi] Catechismo della C.C., 362.
[xxvii] Idem, 365.
[xxviii] Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 14.
[xxix] Catechismo della C.C., 363.
[xxx] “Corpore et anima unus”, op.cit.
[xxxi] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.166.
[xxxii] Giampaolo Azzoni, L’idea di giustizia tra universale e particolare, Relazione al XXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Filosofia Giuridica e Politica, Macerata 2-5 ottobre 2002.
[xxxiii] Cfr. in proposito John Dudley, Dio e contemplazione in Aristotele. Il fondamento metafisico dell’Etica Nicomachea, Vita e Pensiero, Milano 1999.
[xxxiv] Angel Rodriguez Nuno, Diritto positivo, diritto naturale e giustizia oggi, in «Nuntium» VII/19 (2003), pp. 45-50.
[xxxv] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.167.
[xxxvi] Idem, pg.168.
[xxxvii] La contraddittorietà logica ed ontologica di una visione “dualistica” del mondo, di stampo gnostico-manicheo, fu confutata già da S.Agostino con la sua dottrina riguardante la spiegazione dell’esistenza del “male”! Ricordiamo come tale dottrina insegni che il male non può considerarsi né come “essere” (perché in tal caso esso sarebbe positivo) né tanto meno come “non-essere” (perché semplicemente non sarebbe), ma piuttosto come “privazione, assenza di essere”. Pertanto, non essendo un principio che abbia consistenza in sé stesso, il demonio non può nemmeno assumersi quale “creatore” di alcunché, ma solo come sintomo di “degradazione”!
[xxxviii] Leone XIII, Lett. enc. Libertas praestantissimus; Leonis XIII Acta 8, 219. Cfr. Catechismo della C.C., 1954.
[xxxix] S.Tommaso D’Aquino, Summa theologiae, I-II, q.93, a.3, ad 2. Cfr. Catechismo della C.C., 1902.
[xl] Catechismo della C.C., 1955.
[xli] Cfr, per esempio Gaio, Institutiones I, 1.
[xlii] M.Polia, Imperium, Ed. Il Cerchio, Rimini 2001, pg.20.
[xliii] Cicerone, De re publica, 3, 22, 33.
[xliv] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.105 sg.
[xlv] Catechismo della C.C., 1960.
[xlvi] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.55.
[xlvii] Cfr. Rm 13,1-2.
[xlviii] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.54 sg.
[xlix] Idem, pg.85.
[l] Idem, pg.5.
[li] Idem, pg.99.
[lii] Catechismo della C.C., 1920.
[liii] Idem, 1901.
[liv] L’umanità è al bivio, op.cit.
[lv] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.149.
[lvi] Idem, pg.83.
[lvii] Idem, pg.56.
[lviii] Idem, pg.87.
[lix] Catechismo della C.C., 820.
[lx] Cfr. Lo Stato e La Chiesa, op.cit.,pg.57.
[lxi] Idem, pg.58.
[lxii] Catechismo della C.C., 158.
[lxiii] Idem, 949.
[lxiv] Idem, 2614.
[lxv] Lo Stato e La Chiesa, op.cit., pg.120.