venerdì 13 luglio 2007

La lotta fra la Gospa e sotona. Quando il sovvertitore si traveste da Immacolata Concezione



Nel nostro precedente articolo,(1) abbiamo essenzialmente tracciato un resoconto di cosa vuol dire militare con Maria in questi tempi di Sua chiamata alle “armi” in difesa della Chiesa Cattolica. Abbiamo anche visto la valenza di queste inconsuete “armi” celesti donateci per entrare in lotta contro satana. Quindi, una visione del tutto spostata verso una battaglia celeste entro una cavalleria celeste. In quest’articolo, che nasce appunto come eco del precedente, si tenterà di tracciare a grandi linee i termini di questa guerra: dove si svolge, dove avviene la sovversione. E’ utile ricordare, innanzitutto, che diabolus est simia dei: la sua manifestazione sarà quindi marcata da una parodia del piano divino senza inventare nulla di nuovo. Quest’articolo nasce, quindi, come una continuazione di quello precedente, focalizzandone alcuni punti. Infatti ci siamo chiesti dove è effettivamente palpabile la lotta e la sovversione del piano di Cristo attraverso Maria Immacolata. Siamo partiti proprio da come la Madonna viene chiamata a Medjugorje: Gospa; e da come viene chiamato satana: sotona. Nomi entrambi femminili, quasi ad indicare la costante e ravvicinata lotta che si sta consumando fra il volere di salvezza divino, in un tempo di grazia datoci con Maria, ed il sovvertitore di questo mondo. Dove e come sotona si traveste da immacolata-sovvertita proponendo le sue infami proposte all’umanità. Vi chiederete per quale motivo il principe di questo mondo si dovrebbe travestire da Madonna? E’ Mirjana di Medjugorje a raccontare: “Io ho visto il satana travestito nella veste della Madonna. Mentre aspettavo la Madonna è venuto il satana. Aveva un manto e tutto il resto come la Madonna, però dentro c'era la faccia del satana. Quando satana è venuto io mi sentivo come ammazzata. Egli distrugge e diceva: ‘Sai, ti ha raggirato; devi venire con me, ti farò felice nell'amore, nella scuola e nel lavoro. Quella ti fa soffrire.’ Allora io ripetevo: ‘No, no, non voglio, non voglio’. Sono quasi svenuta. Allora è arrivata la Madonna che disse: ‘Scusami, ma questa è la realtà che tu devi sapere’. Appena è arrivata la Madonna mi sono sentita come se fossi resuscitata, con una forza”.(2) La promessa di un futuro senza Cristo, di una situazione “migliore” senza croce e passione, una via larga e facile da seguire, senza il sudore del combattimento spirituale: ecco le infami proposte. Viene subito alla mente il Vangelo con la tentazione rivolta a Gesù: “Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro magnificenza e gli disse: ‘ Tutte queste cose io te le darò, se prostrato a terra mi adorerai’” (Mt 4, 8-9). “Satana vuole rapinare l’uomo a Dio perché ne pretende l’adorazione. Egli odia Dio, perché non accetta di essere una creatura. Vorrebbe essere Dio, ma non lo può. Da qui si genera la sua ribellione e la sua volontà di creare un suo regno in alternativa a quello divino. La sua massima aspirazione è quella di ottenere dall’uomo quel culto e quell’adorazione che una creatura deve rendere solo al suo Creatore”.(3) La seduzione di satana, principe di questo mondo, risiede nel voler creare un nuovo regno alternativo a quello divino e pretenderne il culto. L’adorazione a sotona trova terreno fertile in una struttura sociale ideale ed immacolata – crede l’uomo- che rispecchia l’aldiquà e non l’aldilà. Gesù infatti dice: “Il mio regno non è di questo mondo. Se di questo mondo fosse il mio regno, le mie guardie avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei. Ora, il mio regno non è di qui.” (Gv 18,36) Una società, quella dell’aldiquà, con la parvenza e la seduzione di rendere gli uomini in grado di governare e dirigere il Creato senza la mediazione di un pontifex, il quale ha il preciso compito, appunto, di pontificare con il potere di Cristo Gesù: lo Spirito Santo. “Gli disse allora Pilato: ‘Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?’. Rispose Gesù: ‘Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande’ ” (Gv 19, 10-11). Il regno terreno creato dall’uomo, con le sue sole forze e senza il potere e la mediazione che viene dall’Alto, è un regno slegato da una valenza sacrale. In effetti per Sant’Agostino, accanto ad una Città di Dio che sorge per l’umiltà degli uomini e nello stesso tempo ne rafforza le virtù in un’autentica esperienza di fede, si contrappone un’altra città. Gli abitanti di questa città, preferiscono sostituire alla luce della Verità, al vero Dio, i propri dèi orgogliosi e superbi. “Come abbiamo udito così abbiamo anche veduto nella città del Signore degli uomini valorosi, nella città del nostro Dio; Dio l’ha fondata per l’eternità (Sal 47,9); e in un altro Salmo: La corrente del fiume rende fertile la città di Dio, l’Altissimo ha reso santa la sua tenda, Dio è in essa, non crollerà (Sal 45,5-6). Abbiamo appreso da queste simili testimonianze che esiste una città di Dio. Sarebbe troppo lungo citarle tutte. E abbiamo desiderato esserne cittadini con quell’amore che ci ha ispirato il suo fondatore. A lui, fondatore della santa città, i cittadini della città terrena antepongono i propri dèi. Non sanno che Egli è il Dio degli dèi, non degli dèi falsi, cioè ribelli e superbi che, privati della sua luce immutevole e universale e ridotti pertanto a uno stato di degenere autorità, bramano di conseguire in qualche modo un proprio potere e chiedono onori divini a coloro che hanno sottomesso con l’inganno”.(4) Una città falsa e peccatrice, dove le virtù sono rimpiazzate dal pervertimento morale dato da una volontà umana contro la stessa natura; quella natura umana che è immagine della Trinità. Di conseguenza, una città terrena e ribelle a Dio non rispecchia l’immagine Trinitaria. “Cominciarono ad essere cattivi in segreto per incorrere in un’aperta disobbedienza. Non sarebbero giunti all’azione cattiva se non precorreva la volontà cattiva. E inizio della volontà cattiva fu senz’altro la superbia. Inizio di ogni peccato appunto è la superbia. E la superbia è il desiderio di una superiorità a rovescio. Si ha infatti la superiorità a rovescio quando, abbandonata l’’autorità cui si deve aderire, si diviene e si è in qualche modo autorità a se stessi”.(5) Fin qui ci rendiamo conto di un sovvertimento sostanziale, di una superiorità a rovescio di fronte ad azioni che non inventano nulla di nuovo, ma ne ribaltano sostanzialmente il senso. A Dio e alla Sua autorità si sostituisce l’io, che diviene autorità a sé stesso e si adora per mezzo di una schiera di dèi ribelli. Mi verrebbe quasi da dire: libero Dio in libero io, che fa eco a libera Chiesa in libero Stato!!! Gli uomini, divisi in “ uomini ribelli” e “ uomini devoti”, saranno quindi quelli superbi e quelli umili. “E’ bene avere il cuore in alto, però non a se stesso che è proprio della superbia, ma al Signore che è proprio dell’obbedienza la quale può essere soltanto degli umili (…) Dunque nella città di Dio e alla città di Dio esule nel tempo si raccomanda soprattutto l’umiltà e viene messa in grande rilievo nel suo Re che è il Cristo, ed è dottrina della Sacra Scrittura che nel suo rivale, che è il diavolo, domina il vizio contrario che è la superbia. Ne deriva la grande diversità per cui l’una e l’altra città, di cui parliamo, si differenziano, una cioè è società degli uomini devoti, l’altra dei ribelli, ognuna con gli angeli che le appartengono, in cui da una parte è superiore l’amore a Dio, dall’altra l’amore di sé”.(6) Ma è l’amore umano verso il Dio Uno e Trino a fondare le società, ed è con l’amore che l’uomo si reintegra in un corso naturale delle cose. Così è l’uomo che contribuisce in Dio alla realizzazione della pace, contrariamente all’amore di sé. “Due amori dunque diedero origine a due città, alla terrena l’amore di sé fino all’indifferenza per Iddio, alla celeste l’amore a Dio fino all’indifferenza per sé. Inoltre quella si gloria in sé questa nel Signore”.(7) Sovvertita quindi l’autorità, dalla divina all’umana, l’uomo terreno ribelle e superbo della città del diavolo diviene in qualche modo devoto alla sua nuova religione ed ai suoi nuovi idoli: “perciò divennero sciocchi e sostituirono alla gloria di Dio non soggetto a morire l’immagine dell’uomo soggetto a morire e di uccelli e di quadrupedi e di serpenti e in tali forme di idolatria furono guide e partigiani della massa. Così si asservivano nel culto alla creatura anziché al Creatore che è benedetto sempre”.(8) Società quindi, sciolta da Dio, che si gloria in sé stessa come portatrice di neo-culti per guidare le masse, in un “mondo più libero”, “più felice” e di “pace”. Insomma liberté, égalité, fraternité. “Tutte queste cose io te le darò, se prostrato a terra mi adorerai”. La città di Dio è quindi portata in terra, ed è istituita con la venuta di Cristo: la Chiesa di Roma pellegrina, che media fra le città terrene, le quali da sole non possono assicurare la pace; quella non degli uomini fondata su falsi valori, ma quella portata e garantita da Cristo (9). Questa pace, intesa ed identificata come la “tranquillità dell’ordine e assetto di cose uguali e diseguali che assegna a ciascuno il proprio posto”,(10) viene garantita da Cristo Gesù tramite la Sua Santa Chiesa ed i Suoi uomini devoti. E’ opportuno a questo punto intendere che una città terrena, quella ribelle e superba, secondo Agostino è una città in lotta con sé stessa e con gli altri, poiché si fa idolatricamente portatrice di una verità incondizionata, sua e solamente sua. Nulla vi sarà, al di fuori della superbia, che legittimerà qualsiasi azione. Queste azioni legittimate, pertanto, non verranno da Cristo tramite il Suo Santo Spirito che vive nella Santa Chiesa - ‘Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto’ -, ma tramite l’uomo; quindi con un potere che viene dal basso per mezzo di un insieme di valori e dogmi che la città terrena si è posta. Simili città terrene, quelle che prendono il volto di questo mondo dell’aldiquà, si definiranno sempre immacolate; ovvero fondate giuridicamente senza colpe originali, e perciò infallibili e senza macchie di peccato nella loro verginale missione terrena di guide e partigiani della massa. La storia moderna ne è piena di esempi, dalla Rivoluzione francese in poi. Lo Stato liberale in qualche modo incarna l’aspettativa messianica di una società perfetta: “vivere nel migliore dei mondi possibili”; partorisce l’attesa di una umanità nuova. Il culto a Garibaldi è un grandioso esempio di sacralizzazione politica, ma anche attesa messianica di un capo, creato da un sincretismo fra religione tradizionale - quella cristiana cattolica per intenderci - e religione secolare e civile - quella massonica liberale -. “Per assecondare la religiosità delle classi popolari ed evitare che il suo acceso anticlericalismo ne potesse incrinare il favore, Garibaldi è stato descritto come un uomo dotato di speciale carica e favore religioso, una sorta di santo, quando non addirittura un alter ego di Cristo (sic!). L’assimilazione raggiunge livelli parossistici. Fra Pantaleo lo paragona senza neppure ricorrere ad allusioni a Gesù: in certa iconografia popolare la identificazione è smaccata e blasfema, si basa anche sulla confusione dei tratti somatici, sulla chioma bionda e la barba. ‘I suoi tratti forti e benevoli coi capelli alla nazzarena contribuivano all’illusione; ci furono contadini che , vedendolo, credettero realmente in un’apparizione o in un secondo avvento’. Si stampano santini e icone nelle quali la sua immagine è capziosamente simile a quella di Cristo, o - in altri casi - a quella di San Pietro (ritratto affiancato a un San Paolo che somiglia in maniera inquietante a Mazzini). Ci sono addirittura stampe che lo mostrano crocifisso o ascendente al cielo, in Meridione gli vengono attribuiti poteri magici e divini”.(11) Lo stesso avvenne anche con la religione comunista che prometteva in prospettiva l’arrivo di un mondo e di una società migliore “con il fascino di una dottrina che appariva, contemporaneamente, come una scienza, come una fede, e come potenza politica che prometteva liberazione, emancipazione ed uguaglianza a tutti i popoli”.(12) “Nella maggior parte dei nuovi regimi avvenne un processo sincretico di fusione fra comunismo e religione tradizionale, soprattutto attraverso la sacralizzazione del capo, il quale incarnava in sé i principi, i valori e i comandamenti della nuova ideologia politica, mentre, nelle stesso tempo, la sua figura veniva ammantata di sacralità anche dalle credenze religiose popolari”.(13) Ed in seguito il corpo di Lenin verrà imbalsamato e venerato con le sue reliquie, come un santo “donato” per mezzo della redenzione comunista, nata dalla immacolata e verginale ideologia marxista-stalinista-leninista, portatrice in seno della buona novella salvifica-bolscevica a tutte le genti.
Lo stesso sistema di sincretismo fra religione tradizionale e religione secolare e civile avviene con la nascita degli Stati Uniti d’America, di matrice massonico-protestante-puritana. Nonostante che nella Costituzione degli Stati Uniti 1787 non vi sia nessun riferimento a Dio, e nel primo emendamento ad essa nel 1791 vi si garantisca la libertà a tutte le religioni - senza però riconoscere a nessuna la funzione di Chiesa dello Stato - gli Stati Uniti si considerano un popolo scelto specificatamente da Dio, il quale ha dato loro una missione salvifica a beneficio di tutta l’umanità. Bisogna capire quale “dio” invoca l’America. Assai forte è la valenza simbolica sacrale e rituale, di matrice massonico-luciferina per intendersi, espressa nel dollaro americano dalla scritta In God We Trust (Confidiamo in Dio) o, al di sopra dell’immagine della piramide con il “sacro” triangolo e l’occhio divino, dalla scritta di virgiliana memoria: Annuit Coeptis (Ha favorito la nostra impresa). Il simbolismo del dollaro è in effetti il veicolo di una fede: quella del popolo americano verso la propria nazione; una nazione che in qualche modo, al di là delle apparenze democratiche, si definisce “regale”. Continuando con le immagini presenti sulla banconota, notiamo infatti la rappresentazione di un’aquila dalle ali spiegate, che stringe con gli artigli delle frecce e un ramo d’olivo, mentre col becco dispiega un nastro che reca la scritta: E Pluribus Unum (Da molti uno). Novello Israele, il popolo americano è in una Nuova Terra Promessa, punto d’inizio per un nuovo annuncio alle genti. Dio annuncia alla nuova terra americana, immacolata e vergine, non corrotta dalla Vecchia Europa, sede - così si disse - dell’anticristica teocrazia del papato di Roma, della venuta redentrice di un Novus Ordo Seclorum. Questa terra vergine darà il suo fiat mihi. Il 4 luglio 1776 la Dichiarazione d’Indipendenza reciterà che il popolo americano assume “tra tutte le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per legge naturale e divina”, ed invoca il totale abbandono “al supremo Giudice dell’universo quanto alla rettitudine delle nostre intenzioni” con una “ ferma fiducia nella protezione della Divina Provvidenza”.(14) Quel continuo richiamare Dio sia nel dollaro, sia nell’aggiunta del 1954 alla formula di dichiarazione secondo cui gli Stati Uniti sono: One Nation Under God (nazione sottomessa a Dio: quindi una specie di omologo di un qualunque fondamentalistico stato islamico!!!), sia ancora nel giuramento alla Costituzione con la celebre frase: So help me God (Che Iddio mi aiuti), ebbene tutto ciò fa sottintendere che la religione americana è una religione civile. La visione religiosa di una nazione Americana immacolata nella sua fondazione e messianica nella sua missione salvifica per le genti, lascia intendere che chi è con l’America è con Dio, e chi non è con questo dio non è di conseguenza con l’America: dio inteso come insieme di valori sociali ed ideologici che tiene unita la comunitas fidei. Il dogma dell’immacolata concezione americana risulta quindi essere per gli stessi americani un “evento pari per importanza alla nascita di Cristo”,(15) poiché essa nazione americana ha partorito “un uomo nuovo che agisce secondo nuovi principi”,(16) prendendo le sembianze di una specie di messia collettivo. Parlare di una nazione come evento messianico, ma anche portatrice e testimone di questo evento di salvezza, è in qualche modo già parlare di attese escatologiche. Herman Melville notava che l’essenza messianica della nazione americana era già nella natura divina della sua democrazia intesa come dignità sacra. “Quella dignità democratica che si irradia senza fine su tutta la ciurma di Dio, da lui stesso, il grande e solo Dio che è centro e circonferenza di ogni democrazia: è la sua onnipresenza e la nostra eguaglianza divina”.(17) Un dio, un messia che si incarna nel popolo, si incarna nei valori civili, si incarna nella città terrena, al di sopra di qualsiasi altro. “Noi americani siamo un popolo speciale, un popolo eletto, l’Israele della nostra epoca, noi rechiamo l’arca delle libertà del mondo (…) Dio ha predestinato, e l’umanità attende grandi cose dalla nostra razza; e grandi cose noi sentiamo nella nostra anima. Il resto delle nazioni deve ora porsi sulla nostra scia. Noi siamo i pionieri del mondo, l’avanguardia, inviata attraverso un deserto inesplorato per aprire una strada nel Nuovo Mondo che ci appartiene. Nella nostra giovinezza è la nostra forza, nella nostra inesperienza è la nostra sapienza. In un periodo in cui le altre nazioni mormorano appena, la nostra voce profonda giunge lontano. Troppo a lungo siamo stati scettici su noi stessi, e abbiamo dubitato dell’avvento di un Messia politico. Ma egli è venuto in noi, se noi daremo espressione ai suoi incitamenti”. (18)Il messia americano, nato da una terra e dall’insieme di un popolo immacolato e vergine, si fa vivo e presente nelle strutture di valori che accomuna l’intera nazione: l’amor di patria, gli eroi dell’indipendenza, le feste e le ricorrenze, le istituzioni, vi si genera una vera struttura religiosa che sembra ricalcare come parodia sovversiva la religione della città di Dio. “La religione americana ha le sue ‘sacre scritture’ che sono la dichiarazione di indipendenza e la Costituzione, custodite e venerate come le tavole della Legge; ha i suoi profeti come i Padri Pellegrini; celebra i suoi eroi santificati, come George Washington, il ‘Mosè americano’ che ha liberato dalla schiavitù inglese il ‘Nuovo popolo di Israele’, cioè gli americani delle colonie, conducendolo nella Terra promessa della libertà, dell’indipendenza e della democrazia; venera i suoi martiri, come Abraham Lincoln, vittima sacrificale assassinata il Venerdì santo 1865, mentre la nazione americana era stata sottoposta al fuoco rigeneratore di una crudele guerra civile per espiare le sue colpe e riconsacrare la sua unità e la sua missione”.(19) “Lincoln entrò immediatamente nel Pantheon della religione civile americana, occupandovi un posto eletto, pari soltanto a quello di Washington: accanto al Padre della nazione, sedeva ora il Figlio che si era immolato per salvare l’unione e la democrazia”.(20) Vista in questa prospettiva religiosa, la questione si complica dopo la tragedia dell’11 settembre e le conseguenti decisioni belliche di Bush. “Di conseguenza, i suoi soldati non sono solo combattenti terreni, sono diventati missionari. Non uccidono semplicemente dei nemici, vanno a caccia di demoni. (…) La nozione del popolo eletto si è gradualmente modificata in un’idea più pericolosa. Non si tratta più degli americani come popolo scelto da Dio: l’America stessa è percepita ora come un progetto divino (…) La bandiera è diventata sacra come la Bibbia, il nome della nazione sacro come il nome di Dio, il presidente è diventato un sacerdote. Di conseguenza, chi fa obiezioni sulla politica estera di George Bush non è soltanto un critico, è un sacrilego o un anti-americano”.(21) In questo senso la nazione americana, divenuta regno di Dio in terra, è stata sottoposta ad un sacrificio rituale per mezzo di martiri.
Alla luce di ciò noi crediamo che siamo ad un punto cruciale e decisivo della storia, proprio perchè sul suolo americano non era mai avvenuto un attacco del genere e di questa portata e valenza. Ovverosia, trasponendo il tutto nei termini del nostro discorso, mai la terra americana immacolata e benedetta aveva dovuto subire una spada che trafiggesse il centro del suo cuore - il suolo americano stesso - e vedere flagellato e crocifisso suo figlio - il messia collettivo con il volto dei tanti poveri morti nella tragedia,(22) con il volto soprattutto dell’intera civiltà democratica con i suoi simboli, politico-economici, crocifissa per la prima volta in maniera così esplicita e diretta -. E’ in quel momento che si è compiuto e realizzato il tutto! Chi è con l’America è con il dio democratico che ha subìto il martirio nella sua terra promessa, nonché partecipa alla missione salvifica, rivolta a tutte le genti, di esportare quell’unica presenza divina che è la democrazia. Chi al contrario non percepisce ciò come suo modello di vita e di politica, e quindi non è con l’America, è tale da essere considerato un eretico, perchè rifiuta di vedere e di “adorare” in quella povera gente morta nella sciagura il “sacrificio” del dio collettivo. Naturalmente vi deve essere un atto pontificale per far discernere il bene dal male e guidare il popolo redento nella sua testimonianza democratica. Il sacrificio di milioni di vittime ha preso un volto, ed il messia collettivo con l’intero mondo democratico ha parlato per bocca di un pontifex: George W. Bush. “Noi - dice Bush - non possiamo comprendere interamente i disegni e la potenza del male. Ma è sufficiente sapere che il male, come la bontà esiste. E ha trovato nei terroristi dei servitori volontari”.(23) L’America stessa è divenuta strumento salvifico, ed una missione le è stata consegnata dal dio collettivo martirizzato in quell’11 settembre il quale ha parlato per mezzo del presidente suo pontifex. Questi ha dichiarato che la nazione americana ha “la grande opportunità in questo tempo di guerra di guidare il mondo verso valori che possono arrecare una pace duratura”.(24) E ciò non costituisce del resto una novità: “In ogni guerra, l’America aveva creduto di agire in nome di Dio e protetta da Dio, contro le forze del male, identificato con il diavolo o, nel pensiero apocalittico, con l’anticristo. La demonizzazione degli indiani, da parte dei coloni puritani, fu la giustificazione per iniziare il loro genocidio. Durante la guerra di indipendenza il male fu rappresentato dall’Inghilterra, il novello faraone che voleva tenere in schiavitù il nuovo popolo d’Israele. Poi, nei primi anni della Repubblica, il male fu identificato con le fazioni che minavano l’unità della nazione e con le cupidigie espansioniste della vecchia, reazionaria, corrotta, bellicosa e bigotta Europa del dispotismo e della teocrazia papale. Successivamente, l’insidia del male proveniente dal vecchio mondo fu vista negli immigrati cattolici ed ebrei. Durante la Guerra civile, nordisti e sudisti si demonizzarono reciprocamente (…) La potenza malefica riassunse l’aspetto del nemico esterno durante le due guerre mondiali (…) Poi, nei lunghi anni della Guerra fredda, il male fu incarnato dall’Unione Sovietica e dal comunismo (…) Alle fine del Ventesimo secolo, il male ostile alla democrazia di Dio aveva trasmigrato dalla Russia in Medio Oriente, assumendo le sembianze di Saddam Hussein (…) Poi, dall’11 settembre, il male si incarnò nei terroristi islamici e in Osama bin Laden: e fu nuovamente guerra dell’America in nome di Dio per la difesa della libertà”.(25) “Gli apocalittici della destra religiosa(26) si sono sentiti in sintonia con la politica estera del presidente Bush perché sono fautori della potenza militare americana (così come sono sostenitori, al pari di Bush, della pena di morte e della libertà del porto d’armi), considerano le Nazioni Unite uno strumento satanico per imporre un ordine mondiale antiamericano, e sostengono lo Stato d’Israele gli insediamenti territoriali ebraici nei territori palestinesi, perché secondo la profezia apocalittica, il ritorno degli ebrei in possesso della Terra Santa anticipa l’avvento del Regno di Cristo ( e la loro conversione al cristianesimo), e soprattutto credono nella missione universale della democrazia americana come nazione eletta da Dio. Per questi motivi, la teologia di guerra di Bush ha ricevuto il consenso di larga parte dei cristiani conservatori, degli evangelici tradizionalisti, dei fondamentalisti”.(27)
Sia assolutamente chiaro che qui non si vuole parteggiare per nessuno, se non con la Santa Romana Chiesa ed il Suo Santo Pontefice. Nostro Signore Gesù, Infinita Misericordia, non può essersi schierato con una nazione, per combattere un’altra parte di mondo che Egli dovrebbe invece aver rinnegato! Se così fosse Egli non sarebbe più un Dio che è morto per tutti! Perciò ancora una volta ci rivolgiamo al mondo cattolico affinché non cada nella trappola seducente della faziosità sentimentale, del parodistico revival delle crociate neocon e dei “profeti della televisione”.(28)
‘Dai frutti li riconosceremo’: e non siamo stati certo noi ad affermarlo! E dite voi se il continuo sangue che scorre in Terra Santa ed in Medio Oriente possa essere considerato un buon frutto da cogliere! Da cattolici rimaniamo fedeli alle decisioni della Santa Sede, che si oppose già con Giovanni Paolo II sia alla Guerra del Golfo, sia all’attacco contro l’Afghanistan, sia a quello contro l’Iraq. Un monsignore lo fece capire con toni assai forti: “Non vogliamo essere i cappellani della Casa Bianca”.(29) E’ un mondo che pare aver preso un’oscura strada con questo suo voler compiere la parodia di passione, morte e resurrezione di Cristo: l’unico Dio nato per mezzo di una Vera Terra Vergine. Slegata dalla città di Dio, dalla Chiesa pellegrina, l’umanità si sta sovrapponendo ad Essa sostituendola tramite la costruzione di città terrene ribelli e superbe a Dio. Continui neo-culti nascono da ideologie e filosofie che pretendono di essere portatrici in seno di una nuova buona novella da dare all’umanità. Si considerano immacolate poiché l’ombra dell’imperfezione del peccato non li sfiorò né prima né mai. Questa pseudoimmacolatezza che prende nome di relativismo, (che chiamiamo la religione del secondo me…) partorisce continue nuove religioni, nuove presenze di speranze messianiche. La religione scientista, la religione ecologista, la religione politica ed ideologica di uno Stato, la religione del martire dello Stato, la religione fondamentalista, la religione laicista, la religione della filosofia, la religione fai da te, la religione new age, la religione sportivo-domenicale, la religione di internet e dei suoi forum, la religione del cantante rock morto ed idolatrato, la religione dei consigli televisivi, la religione dei film cinematografici (tanto per citare, ricordo incidentalmente l’avvenuta nascita della religione dello jediismo, che si ispira ai cavalieri Jedi della saga di “Guerre Stellari”),(30) la religione delle mode, la religione del suicidio, la quale pare aver trovato in Giappone numerosi adepti,(31) la religione del turismo, la religione dei messaggi tramite cellulare ecc. ecc. ‘ Tutte queste cose io te le darò, se prostrato a terra mi adorerai’. Dirà la Madonna a Medjugorje: “Cari figli sono venuta a voi con le mani aperte per prendervi tutti nel mio abbraccio sotto il mio manto. Ma non posso fare questo finché il vostro cuore è pieno di luci false ed idoli falsi.” (02.08.2005) Tutto questo strano equilibrio, pieno di luci false ed idoli falsi, vincola e legittima questa nuova religione - o meglio dissoluzione - di questa nostra comunitas fidei. Infatti tutte queste false religioni vengono considerate dall’uomo come entità sacre, di natura divina, senza le quali verrebbe meno il nostro sentirsi messia collettivo; e di conseguenza fallirebbe la nostra società, che affonda le sue radici proprio nella libera e nuova re-interpretazione della realtà. Un vero e proprio totem a cui noi diamo quotidianamente il nostro bacio spirituale. ‘Vattene satana! Sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo presterai culto’ .(32) Vi si scorge, quindi, la sfumatura di una lotta quella fra la Donna ed il drago. La Gospa, vera Immacolata, e sotona che tenta di travestirsi e rubare il forte e decisivo ruolo svolto dall’unica e vera Immacolata in questi nostri ultimi tempi, prima della Sua vittoria. Un travestimento che sembra addirittura avvalersi, sovrapponendosi, della famosa immagine apocalittica della Donna: “Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto”(Ap 12,2). Fu Condoleezza Rice ad affermare, a riguardo della guerra tra Israele e Libano: “Il mondo sta ascoltando 'le doglie' del nuovo Medio Oriente che nasce, e non possiamo tornare indietro a quello vecchio”. E’ stato scritto da Domenico Savino: “E tuttavia non è questa espressione - ‘Nuovo Medio Oriente’, intendo - ciò che inquieta nella dichiarazione della Rice, ma il fatto che Condoleezza l'abbia accompagnata con una ‘formula’ che è in realtà un messaggio in codice: il mondo sta ascoltando le 'doglie' del 'Nuovo Medio Oriente' che nasce, e non possiamo tornare indietro a quello vecchio. L'espressione ‘doglie del nuovo Medio Oriente che nasce’ non è casuale ed è densa di significati religiosi. ‘Doglie del parto’ è espressione usata tra il resto nel Capitolo 12 dell'Apocalisse, laddove è scritto: ‘Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto’. A quest' immagine ricorre anche san Paolo, quando insegna che la creazione, proprio a causa della «schiavitù del peccato», è stata sottomessa alla caducità e, per questo, geme e soffre nelle doglie del parto, attendendo con impazienza la rivelazione dei figli di Dio, poiché soltanto su una tale strada può essere veramente liberata dalla schiavitù della corruzione, per partecipare alla libertà e alla gloria dei figli di Dio (confronta Romani 8,19-22). L'Apocalisse, che nella lettura cattolica, descrive ad un tempo la venuta ed il ritorno del Cristo sulla terra e la terribile ma inutile lotta di Satana contro di Lui e la Chiesa, si ricollega all'insegnamento di Paolo che proietta la pienezza della Redenzione nella dimensione escatologica finale”.(33)
Proprio in Medio Oriente le doglie di Hiram (34)si fanno più violente, “le truppe ebraiche hanno osato accerchiare e bombardare Nazareth, la città dell’Annunciazione, la fonte segreta della salvezza di tutti, senza alcun rispetto per Maria, per la Vergine che è gloria di Israele, per questo Fiore dei fiori della Torah”.(35) Quell’Hiram che ha sovvertito il nome di Marih (36)(contrario del nome e contraria ad esso) travestendosi e mascherandosi; tentando di distruggere tutto ciò che conduce a Lei, vera Immacolata Concezione, e prendendo la Sua immagine per sostituirLa con quella sua parodia animalesca. “L’allora premier di Israele, Benjamin Netanyahu, per annunciare un servizio sulla ingegneria genetica e sulla possibilità di creare incroci tra persone umane e animali, aveva scelto il quadro di una donna con un bambino in braccio e alla quale, con un fotomontaggio, era stata data la testa di una mucca. Quel quadro, però, era cristiano e la figura femminile con il Figlio era la Madonna”.(37) L’immagine di una parodia. Ecco quindi la lotta fra la Gospa e sotona, quando il sovvertitore si traveste da Immacolata Concezione. I figli nati sotto Maria Immacolata saranno gli uomini devoti, i figli di Dio. I figli nati dal drago saranno gli uomini ribelli che si considereranno, come parodia, dio in terra. Un’umanità intera che si sta considerando essa stessa come messia collettivo. “Ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: ‘Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete’ . Ma il serpente disse alla donna: ‘Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male’ ”.(38)
O Maria tu sola sei Immacolata e Vergine e nessun altro Ti potrà mai eguagliare e sovrapporsi alla Tua celeste immagine. Seppur nella nostra continua infedeltà alla legge di Cristo, noi umilmente Te ne preghiamo supplichevoli, nemica di ogni eresia diabolica, schiaccia la testa al serpente che insidia le nostre vite, mostrandosi come astuto sovvertitore e scimmia di Dio nel mondo. Donaci la grazia, o Vergine Immacolata, di combattere fino alla morte, se necessario, come veri Tuoi soldati, fai risorgere la cavalleria di Cristo pronta a difendere, con il Tuo Santissimo aiuto, senza mezze misure la Santa Romana Chiesa ed il Suo Santo Pontefice. Te ne preghiamo, seppur nelle nostre debolezze ed infermità. Ma sia fatta sempre la volontà di Dio e non la nostra. O Regina della Pace, prega per noi.

Federico Intini
Associazione Studi Cavallereschi San Giuseppe da Leonessa




Note:

[1] E’ il tempo di Maria. Chiamata alle armi per i suoi cavalieri di Cristo: http://www.identitaeuropea.org/archivio/articoli/intini_tempo.html http://www.katechon.net/modules/news/article.php?storyid=1972
2 Satana appare a Mirjana: http://medjugorje.altervista.org/doc/mirjana//satana_mirjana.html
3 Padre Livio Fanzaga, Il Falsario. La lotta quotidiana contro satana, Sugarco edizioni, 1999, p. 107
4 Sant’Agostino, De civitate Dei, 11,1
5 Idem, 14,13
6 Idem, 14, 13.1
7 Idem, 14,28
8 Ibidem
9 Mt 10,34; Lc 22,36; Gv 14,27;
10 De Civitate Dei, 19,13.1
11 In Gilberto Oneto, L’iperitaliano. Eroe o cialtrone? Biografia senza censure di Giuseppe Garibaldi, il Cerchio,2006. pp.252-253
12 Emilio Gentile, Le religioni della politica. Fra democrazie e totalitarismi, Laterza, 2007 p.168
13 Idem, p.171
14 Emilio Gentile, idem, p. XV
15 Albanese, The Sons of the Fathers, p.107 cit. in Emilio Gentile, idem, p.34
16 J.H.St.J. Crèvecoeur, Letters from an American Farmer, a cura di W.B. Blake, NY, 1912, p.44 cit. in Emilio Gentile, idem, p.35
17 H. Melville, Moby Dick ( 1851), Milano 1966, pp.127-28 cit. in Emilio Gentile, ibidem
18 Id., White Racket (1850), cit. in Emilio Gentile idem p.36
19 Emilio Gentile, idem p. XVI
20 Emilio Gentile,idem, p.37
21 G. Monbiot, Post-9/11 America Is a Religion, 30 luglio 2003, http:// http://www.alternet.org/ cit. in Emilio Gentile, La democrazia di Dio. La religione americana nell’era dell’impero e del terrore, Laterza, 2006 p. 213
22 Come ci informa Emilio Gentile in La democrazia di Dio p.169 veniamo a conoscenza che alcuni dalle macerie del World Trade Center raccolsero polvere e ciottoli dal suolo, mettendoli in apposite bottiglie come simboliche reliquie dei martiri della fede americana. Nasce quindi la religione dell’11 settembre.
23 Presidents Pays Tribute at Pentagon Memorial: Remarks by the President at the Department of Dense Service of Remembrance, 11 ottobre 2001 cit. in Emilio Gentile, La democrazia di Dio, idem p.134
24 The President’s State of the Union Address, 29 gennaio 2002 cit. in Emilio Gentile, ibidem
25 Emilio Gentile, idem, pp.135-137
26 Mi ritornano a questo punto ancora una volta alla mente alcune frasi della Madonna di Medjugorje, la Regina della Pace : “Quelli che fanno predizioni catastrofiche sono falsi profeti. Essi dicono: in tale anno, in tale giorno, ci sarà una catastrofe. Io ho sempre detto che il castigo verrà se il mondo non si converte. Perciò invito tutti alla conversione. Tutto dipende dalla vostra conversione.” (15 dicembre 1983) “Voi sbagliate quando guardate al futuro pensando solo alle guerre, ai castighi, al male. Se pensate sempre al male vi mettete già sulla strada per incontrarlo. Per il cristiano c'è un unico atteggiamento nei confronti del futuro: la speranza della salvezza. Il vostro compito è quello di accettare la pace divina, viverla e diffonderla. E non a parole, ma con la vita.” ( Messaggio 10 giugno 1982) Ciò non è in netto contrasto con certa politica internazionale neocon e telepredicativa, e con certe strategie della tensione fondamentalistiche?
27 Emilio Gentile, La democrazia di Dio. La religione americana nell’era dell’impero e del terrore, Laterza, 2006 p. 196
28 Rimando l’approfondimento di tale argomento, ovvero alle basi del pensiero della forte ed influente corrente nichilista neocon e la deriva della destra cattolica ad un articolo scritto da Luigi Copertino: http://www.identitaeuropea.org/archivio/articoli/copertino_deriva.html
29 http://www.quadranteuropa.it/articolo.asp?idarticolo=5327
30 http://www.antrocom.net/upload/sub/antrocom/030107/04-Antrocom.pdf
31 La chiamata al suicidio collettivo, vista come liberazione e realizzazione dell’individuo, avviene tramite internet con annunci di questo tipo: “Cerco ragazzi che vogliono morire con me in tal giorno, nel tal posto, nel tal modo” da: http://www.antrocom.net/upload/sub/antrocom/010105/07-Antrocom.pdf
32 Mt 4,10
33 http://www.effedieffe.com/rx.php?id=1321%20&chiave=doglie%20messianiche. Vi si può inoltre leggere in questo articolo un importante ed efficace riassunto sul fondamentalismo evangelico protestante e sulla sua influenza nella politica della Casa Bianca assieme ai nichilisti neocon.
34 Hiram è il nome dell’architetto capo della costruzione del Tempio di Re Salomone. Esso è anche il nome della rivista del Grande Oriente d’Italia. Intendiamo quindi per Hiram l’intero progetto massonico di creare un nuovo umanesimo come unica via, come di recente ha voluto dire il Gran Maestro Gustavo Raffi, ma anche i “bollori” di certo fondamentalismo integralista ebraico di voler ricostruire il Tempio di Salomone sulla spianata delle moschee a Gerusalemme ripetendo l’antico rito. Ricostruire il Tempio sarebbe un autentico abominio, poiché il Cristo, oltre che ultima Vittima sacrificale morta per tutti è anche il Tempio. Ne spiega bene le modalità e l’ attualità di questo piano Maurizio Blondet in I fanatici dell’Apocalisse. Ultimo assalto a Gerusalemme, Il Cerchio, Rimini. Al piano legato al nome Hiram si contrappone il piano vittorioso di Marih. Da parte nostra con questo simbolo, il quale rimanda sempre a qualcosa più in Alto di noi, riusciamo a scorgere la battaglia fra la Donna ed il drago, il quale si traveste tentando di sovvertire il nome di Maria e gli insegnamenti della Santa Romana Chiesa. Prendiamo l’arma: il Santo Rosario.
35 Citazione di Louis Massignon in Vittorio Messori, Ipotesi su Maria, Ares, 2005, p.504
36 Marih è la forma greca del nome Maria. Traslitterandolo in italiano si pronuncia Marie.
37 Vittorio Messori, Ipotesi su Maria, Ares, 2005, p.505
38 Genesi 3,3-5

venerdì 6 luglio 2007

Difesa del Crocifisso segno della nostra Fede



Dal giornale dei frati cappuccini: “Leonessa e il Suo Santo” ( n.252 Maggio-Giugno 2007)

"E' importante che Dio sia presente nella vita pubblica, con segni della Croce, nelle case e negli edifici pubblici"

S.S. Benedetto XVI – Castelgandolfo, 15 Agosto 2005
(Festa dell'Assunzione di Maria Santissima)

“Ma il Figlio dell’Uomo quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Luca 18,8). Non possiamo assolutamente rimanere indifferenti verso questa affermazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Proviamo a riflettere e guardiamoci intorno nel frattempo. Come sta evolvendo la nostra società? Rispetta gli insegnamenti evangelici? Possiamo ritenerci soddisfatti di come stanno crescendo i nostri figli? E le famiglie sono unite? Perché così tante divisioni sembrano crescere? Quanti ancor oggi pregano quotidianamente, si confessano e partecipano alla Santa Messa? Quanti credono ancora alla viva presenza di Gesù nell’Eucaristia? Noteremo, allora, una veloce perdita della Fede nella nostra vita e, di conseguenza, un rapido sfratto di tutto ciò che è sacro e quello che lo rappresenta. Una cacciata di Dio dal mondo da parte dell’umanità, la quale, oggi, preferisce seguire la tentazione di satana che già fu rivolta al Cristo nel deserto, quando gli mostrò tutti i regni del mondo con tutte le loro ricchezze: “ Tutte queste cose io te le darò, se prostrato a terra mi adorerai” (Mt 4,9). La risposta di Gesù, verso questa subdola proposta del maligno, fu rapida ed implacabile: “ Vattene satana! Sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo presterai culto” (Mt 4,10). Oggi in tanti modi sta avvenendo questa rottura col divino, rinnegando il Suo culto e la Sua adorazione. Per esempio tramite l’eliminazione dei crocifissi e di ogni simbologia cristiana nei luoghi pubblici, in ossequio dello stato laico. Già Benedetto XVI ebbe chiaramente a dire, poco dopo il suo rientro dalla Turchia: “Oggi la laicità viene comunemente intesa come esclusione della religione dai vari ambiti della società e come suo confino nell’ambito della coscienza individuale. La laicità si esprimerebbe nella totale separazione tra lo stato e la Chiesa”. Sorgono quindi, spontaneamente, alcune considerazioni:
- Stato laico vuol dire un tipo di stato che interagisce con la Chiesa per il bene comune. Per dirla con il catechismo della Chiesa Cattolica:“E’ compito dello Stato difendere e promuovere il bene comune della società civile, dei cittadini e dei corpi intermedi”. (1)
- Stato laico, oggi, viene invece considerato un tipo di stato ateo ed agnostico, dove i principi morali e religiosi sono repressi e combattuti o visti come inutili superstizioni di un medioevo oscurantista. Anche qui la Chiesa ci avverte della deriva: “L’idolatria non concerne soltanto i falsi culti del paganesimo. Rimane una costante tentazione della fede. Consiste nel divinizzare ciò che non è Dio. C’è l’idolatria quando l’uomo onora e riverisce una creatura al posto di Dio, si tratti degli dèi o dei demoni (per esempio il satanismo), del potere, del piacere, della razza, degli antenati, dello Stato, del denaro ecc. (…) L’idolatria respinge l’unica Signoria di Dio; perciò è incompatibile con la comunione divina”. (2)
Capiamo che addirittura può trasformarsi in culto idolatrico lo stesso Stato, nel momento in cui la società respinge l’unica Signoria di Dio e preferisce adorare ciò che al Signore si sovrappone. (3) “ Vattene satana! Sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo presterai culto”. Con queste premesse, risulta chiara l’importanza di avere un crocifisso ed i segni della tradizione sacra nei luoghi pubblici, nonché la gravità del gesto del volerli sostituire dopo due millenni. Rimaniamo profondamente addolorati e sorpresi dalle affermazioni del Rabbino Capo di Roma Riccardo di Segni, a proposito della presenza del crocifisso nei luoghi pubblici: “Nel nostro pensiero bisogna fare un importante distinguo fra luogo pubblico e persone. Nel primo, oltre alla fotografia del Presidente della Repubblica, in cui tutti ci riconosciamo, non dovrebbero esserci altri elementi di connotazione. Con questo, non vogliamo intraprendere alcuna guerra al crocefisso, anche se non siamo d’accordo”.(4) Questa affermazione di pieno relativismo (5) (ahimé!!!) è stata pronunciata dopo l’incontro pubblico a Palazzo Vitelleschi, a Roma, con il Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro, Luigi Danesin, della Gran Loggia d’Italia, Massoneria (6) Universale di Rito Scozzese Antico Accettato, Obbedienza di Piazza del Gesù. Sostituire l’immagine di Dio con Napolitano, perché oltre al Presidente della Repubblica “non dovrebbero esserci altri elementi di connotazione”, suona come nota stonata, soprattutto perché in questo caso chi si esprime è un rabbino Capo. Il culto a Dio viene insomma sostituito da un altro culto! Riccardo di Segni conferma il suo pensiero in un articolo intitolato: “ Sul crocifisso nelle scuole”. Egli dice: “La domanda che allora si pone a quella parte del mondo cattolico che si batte tanto per il crocifisso è se siano tornati, o non siano mai finiti, i tempi in cui la religione cattolica ha pensato di imporsi e diffondersi non con la testimonianza e la pratica esemplare delle sue virtù, ma con l´invasione, la forza, l´occupazione. Il problema che ci preoccupa è quale modello di religione sia dietro alle richieste dei difensori del crocifisso (…) come cittadini partecipiamo al dibattito civile per definire i limiti e i diritti di ogni religione nella società laica; come fratelli, rivolgiamo ai fratelli cattolici una domanda preoccupata sulla loro identità, sul loro modo di vivere e proporre la loro fede al mondo circostante”.(7) Risulta chiaro che oggi lasciare il crocifisso in un luogo pubblico, in un’Italia che ha 2000 anni di storia cristiana, non viene inteso come simbolo religioso e di fede (8) portatore di pace, di speranza, di carità, di rispetto per tutte le religioni, per tutte le tradizioni dei popoli, per tutte le razze, di reale vittoria sulle potenze infere ed oscure che s’annidano prima dentro di noi e poi nella società; ma viene percepito come se:
a) La religione cattolica ha pensato di imporsi e diffondersi non con la testimonianza e la pratica esemplare delle sue virtù, ma con l´invasione, la forza, l´occupazione.
Risulta pertanto strano per il mondo laicista che un cattolico, il quale ha fede in Gesù, voglia che il suo Signore rimanga nel luogo dove è stato visto da tante generazioni passate. La difesa della croce sembra essere oggi un nuovo modello religioso, una nuova identità del credente; e ciò preoccupa il mondo laicista ed ateo, o anche solamente non cattolico:
b) Il problema che ci preoccupa è quale modello di religione sia dietro alle richieste dei difensori del crocifisso (…) come fratelli, rivolgiamo ai fratelli cattolici una domanda preoccupata sulla loro identità, sul loro modo di vivere e proporre la loro fede al mondo circostante.
In ultimo la soluzione pertanto sembra essere quella di limitare le manifestazioni spontanee della fede, ed in tempi di dichiarata “democrazia” e di “libertà” sembra strano che simili repressioni possano avvenire ed anche concesse:
c) come cittadini partecipiamo al dibattito civile per definire i limiti e i diritti di ogni religione nella società laica.
Riccardo di Segni non è il solo! Oltre a tanti personaggi del mondo politico c’è stato pure quello “pseudo-musulmano” occidentalizzato di Adel Smith – dal cognome infatti “islamissimo” - che ha definito Gesù crocifisso: “cadavere in miniatura”. L’immagine del Redentore doveva essere tolta dalle pareti, poiché turbava l'animo sensibile dei bambini; dimenticando che, nel Corano, alla sura dei profeti (XXI,91), vi è scritto:“Ricordati pure di Maria, la quale preservò la sua verginità, e noi alitammo in essa del nostro spirito, e facemmo, di essa e di Suo Figlio, un segno della potenza di Dio, per le creature”. Si delinea così, il nuovo pensiero del nuovo ordine mondiale dell’uomo moderno , che non è altro che la vecchia tentazione del vecchio sovvertimento universale del serpente antico. Vengono in mente le celebri parole di Pio XII, pronunziate alla Gioventù Italiana dell’Azione Cattolica il 19 Marzo 1958:“ Mille errori moderni sono stati puniti dal loro fallimento; voi avete visto l’orgoglio di talune grandezze oscurarsi nel nulla, l’opulenza di talune fortune scomparire all’improvviso, l’abiezione della lussuria spesso mescolarsi a fiumi di lacrime e di sangue che hanno attraversato il mondo nei tempi passati. Altri errori dovranno scomparire, altre sedi elevate dovranno cadere; altre ambizioni sfrenate crollare in pezzi. E la rovina sarà tanto più vertiginosa, quanto più sarà stata grande l’audacia di rivaleggiare con Dio”. Non ci resta solo (ed è tanto!!!) che rimanere ancorati alla nostra tradizione, a Cristo Gesù ed a Maria, alla Santa Messa, alla Adorazione Eucaristica, alla lettura della Sacra Scrittura, all’acqua benedetta, agli oggetti benedetti presenti nelle nostre case o portati addosso, ed alla recita del Santo Rosario nelle nostre famiglie; senza mai dimenticarci che: “Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi” (Mc. 8,38). Concludendo: noi crediamo, per grazia del Cielo, che Gesù fu veramente Dio fattosi uomo, che veramente ha amato ed ama tutti quanti, tutti i popoli, tutte le razze, tutti i suoi nemici, tutti i suoi persecutori; e noi cattolici siamo chiamati a seguire il Suo insegnamento e non a relativizzarlo. Umanamente non potremmo mai del tutto capire la Sua Immensa Misericordia. Aiutano e “turbano” alquanto l’animo queste parole che riferì lo stesso Gesù a Suor Faustina Kowalska, poi divenuta Santa: “Anche se l’anima fosse come un cadavere in piena putrefazione, se umanamente non ci fosse più rimedio, non è così davanti a Dio. Le fiamme della misericordia mi consumano, desidero effonderla sulle anime degli uomini. Io sono tutto amore e misericordia. Un’anima che ha fiducia in Me è felice, perché Io stesso mi prendo cura di lei. Nessun peccatore, fosse pure un abisso di abiezione, mai esaurirà la mia misericordia, poiché più vi si attinge più aumenta. (…) Quando un’anima esalta la mia bontà, satana trema davanti ad essa e fugge fin nel profondo dell’inferno. Il mio cuore soffre perché anche le anime consacrate ignorano la mia Misericordia e mi trattano con diffidenza. Quanto mi feriscono! Se non credete alle Mie parole, credete almeno alle Mie piaghe!”.

Federico Intini
Associazione Studi Cavallereschi S. Giuseppe da Leonessa

1 Catechismo della Chiesa Cattolica, n.1910.
2 Idem, n. 2113.
3 Per esempio con leggi quali l’aborto, il divorzio, i matrimoni “misti” o la cancellazione dell’ora di religione cattolica dalle scuole ecc. ecc. Questo vale anche per le altre grandi tradizioni religiose non cristiane, in crisi anch’esse! Lo scardinamento odierno, ad opera del mistero d’iniquità , il nemico infernale di tutta l’umanità, volge a distruggere le tradizioni dei popoli sostituendosi ad esse in parodie della legge divina e con pseudo neo-culti.
4 Fonte sito “Messaggero”: <http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20061027&ediz=01_NAZIONALE&amp;amp;amp;npag=16&file=G.xml&type=STANDARD>
Fonte “Uarr” ultimissime:

5 Per relativismo s’intende ogni concezione filosofica che considera la realtà non conoscibile in sé stessa. La realtà delle cose viene quindi appresa in relazione alle particolari condizioni in cui i fenomeni vengono osservati. Perciò non ammette verità assolute nel campo della conoscenza o principi immutabili in sede morale. Con questa concezione si smentisce la Viva realtà di Cristo, la Sua Assoluta Verità, divenendo alquanto superfluo seguire la Sua Via ed i Suoi insegnamenti. In questo modo l’azione ed il pensiero umano, slegati da Dio, divengono anarchici, tutto può essere lecito, nulla è Assoluto poiché vengono dettati dall’Io istintivo e dalle passioni sfrenate. Accondiscendendo a questa tentazione luciferina, si può arrivare a dire che togliere il crocifisso in nome della libertà laica è giusto in sé stesso, quanto è giusto che lo stesso rimanga per chi ha fede. Ma chi ha ragione? Nulla è assoluto, tutto diviene relativo. Notiamo per altro che anche le prese di posizione quali il limitare e definire i diritti di ogni religione nella sfera pubblica, si trasformano anch’esse in una assolutizzazione, compiuta da una assoluta laicista relativizzazione. L’assoluto divino si trasforma in una sua parodia, quale è un paradossale assoluto relativo luciferino!! Per dirla con Benedetto XVI: “la dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura soltanto il proprio io e le sue voglie”. Già: l’io non Dio!!!
6 La massoneria è una setta, la cui filosofia è ritenuta inconciliabile già da tempo dalla Chiesa cattolica con la propria fede ed i propri dogmi:
I. Lettera apostolica In eminenti apostolatus specula di Papa Clemente XII (1738)II. Enciclica Humanum genus di Papa Leone XIII (1884)III. Dichiarazione sulla massoneria della Congregazione per la Dottrina della Fede (1983)IV. Inconciliabilità fra fede cristiana e massoneria. Riflessioni a un anno dalla Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede (1985)
Risultano pertanto strani questi incontri, ed ambigue queste affermazioni da parte del Gran Maestro Luigi Danesin al Rabbino Capo di Roma Riccardo di Segni: " (…) il giorno di questo incontro ci consente di esprimerci reciprocamente e di ascoltarsi reciprocamente, nell'intento di contribuire all'impegno etico e civile che le accomuna, promuovendo il dialogo e la comprensione fra comunità, quella massonica liberale e quella ebraica, in parte largamente affini per cultura esoterica e tradizioni spirituale ed iniziatica". Riccardo di Segni ha risposto: "Sono molto grato per questa occasione d'incontro e di scambio, questa è la mia prima visita qui. Sono vari i piani di confronto, quello ideologico, quello storico, quello rituale ed infine quello spirituale". Fonte: “ Il Tempo” 27/10/2006 “Comunità Ebraica e Gran Loggia d’Italia” di Ester Mieli o sito internet:
7 Dal sito “Morashà.it La porta dell’ebraismo italiano in rete”:

8 Addirittura oggi il significato religioso della Croce, grazie ad una recente sentenza del Consiglio di stato e della spintarella del Presidente della Repubblica, si dissolve divenendo “ simbolo dei valori civili”, dello Stato laicista, ovvero neo-culto della “ religione civile” degli “atei devoti”. Si sovverte il culto del Dio delle Scritture con l’Io umanistico occidentale. “ Vattene satana! Sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo presterai culto”.

E' il tempo di Maria. Chiamata alle armi per i Suoi cavalieri di Cristo.



Gesù dunque, vista la madre e presso di lei il discepolo che amava, disse alla madre: “ Donna, ecco tuo figlio!”. Quindi disse al discepolo: “ Ecco tua madre!” ( Gv. 19, 26-27)
Come possiamo permetterci di dimenticare questo? Non scenderò a delineare o percorrere le varie critiche da secoli mosse ai devoti di Maria, ma spero che Dio possa concedermi la grazia di forgiare un’immagine di ciò che stiamo “tutti” vivendo in questi tempi di guerra. Già: tempi di guerra! Poiché l’intero mondo sembra assopito in un vortice di confusione e violenza “ maligna”. Ed è una guerra che si sta consumando non solo con quei conflitti armati o con quelle strategie della tensione di matrice “fondamentalistico-yankee-massonica” - non neghiamone l’evidenza - che artatamente creano mostri apocalittici e nuove guerre di terrore; ma anche e soprattutto con una divisione dirompente nella società, la quale si presenta con una tale violenza ed un tale odio da farci percepire che tale situazione non la possiamo risolvere con le nostre “ sole” forze, “umanamente”. Non è guerra quell’odio che oggi si respira nelle famiglie? Non sono guerre i litigi che sempre più facilmente assumono una connotazione “maligna”? Non è guerra il pantano in cui è caduta la politica? Non è guerra - ed un cattolico oggi sa bene cosa ciò vuol dire - cercare oggi più che mai di rimanere costantemente vigile e attento alle miriadi di tentazioni, ai compromessi che sembrano costantemente mettere in gioco la sua fede, vivendo in un continuo stato di difesa ed arroccamento, quasi fosse un “oscuro e notturno” bombardamento di umiliazioni? “Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo né della notte, né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobri. Quelli che dormono, infatti, dormono di notte; e quelli che si ubriacano, sono ubriachi di notte. Noi invece che siamo del giorno, dobbiamo essere sobri e rivestiti con la corazza della Fede e della Carità e avendo come elmo la speranza della salvezza.” (1Ts 5, 4-8) Già, la speranza non deve mai venir meno! Ma qualcuno, o qualcosa, intanto ci ha dichiarato guerra!!! Facciamo un breve discernimento su cosa è già manifesto, su cosa si appresta a manifestarsi, e su come eventualmente rispondere. Intanto rispondiamo con un nome: Maria.
[1] Sarebbe interessante ed edificante ripercorrere ora tutta la storia delle moderne apparizioni mariane, ma sono lavori già affrontati in vari libri; qui ritengo opportuno invece arrivare all’essenza dell’intera questione, capire dove ora è sincronizzato il Tempo di Maria ed il compito di Lei negli ultimi tempi. “Ma quale sarà il ruolo di Maria in quell’occasione? I Santi – particolarmente il Montfort – ritengono che la Vergine avrà un ruolo importantissimo e palese. Il libero ‘sì’ di Maria, per volere divino, precedette l’Incarnazione del Verbo. Maria, alla prima venuta di Cristo, fu madre e collaboratrice del Redentore, ma in modo assai discreto. Per la seconda venuta del Signore, che sarà un ritorno glorioso, il ruolo di Maria sarà invece aperto: sarà lei a preparare ‘gli apostoli degli ultimi tempi’, come ama esprimersi il Montfort, e a condurre la lotta contro il ‘drago rosso’ dell’Apocalisse”.[2] Ebbene, Padre Ildebrando Santangelo fa notare: “ Le grandi apparizioni sono tre: Lourdes, Fatima, Medjugorje.”[3] Tali apparizioni sono grandi sia perché in ognuno di tali luoghi la Madonna è apparsa molte volte, sia perché Dio le ha accreditate con molti miracoli, sia per la grandezza dello scopo per cui Dio le ha volute, sia, infine, per il loro simbolismo. Qui specifichiamo le ultime due cose:

a) Le apparizioni di Lourdes avvennero contro l’Illuminismo, l’Idealismo e il Razionalismo, che allora era all’apogeo e dominavano tutta la cultura europea. Il Signore con esse volle far vedere come ci sono delle verità e delle realtà al di sopra della ragione e come la scienza, constatando i miracoli che lui, a conferma della apparizioni, opera e ne dà la prova. Le apparizioni di Fatima avvennero principalmente contro la massoneria, che dominava tutti i gangli della società, e per preavviso al più grande flagello che stava per abbattersi sull’umanità, il comunismo. Le apparizioni di Medjugorje avvengono contro l’ateismo che ormai domina tutto il mondo, tanto in quello comunista quanto in quello capitalista.

b) Le apparizioni di Lourdes avvengono di mattina, a principio dell’era di satana e dell’era di Maria; quelle di Fatima avvengono a mezzogiorno, quando con la rivoluzione comunista di ottobre 1917 comincia il trionfo di satana e la lotta più violenta, più intelligente e più perversa della storia contro tutto ciò che si chiama Dio, come già aveva profetizzato S. Paolo (2 Ts 2,4); ma, contemporaneamente, esse fanno esplodere nel popolo cristiano la devozione a Maria; quelle di Medjugorje avvengono verso il tramonto, ossia verso la fine del regno di satana e dell’era di Maria, e, quindi, verso la conclusione della storia e vicino alla Parousia. Accanto a queste grandi apparizioni vi sono molte apparizioni minori che fanno vedere la presenza costante della Madonna vicino ai suoi figli per cercare di salvarli…” [4] A questo punto partendo da questi utili presupposti, non possiamo rimanere d’ora in poi indifferenti verso quelle apparizioni che si protraggono con grande misericordia e grazia verso il tramonto, e prima della notte dell’umanità, tendendoci ancora una volta la mano divina. Parlo di Medjugorje! Accostarsi a questo fenomeno, vuol dire innanzitutto spogliarsi e lasciar cadere la nostra corazza arrugginita con i nostri idoli, lasciando manifestare quello che è nascosto,“ fra i monti”[5] innalzati dal nostro ego. Proprio su questi monti, dove un giorno vi sarà il segno grandioso e bellissimo promesso da Maria ad indicare che l’ora di satana sta per finire. Sarà il crollo degli idoli innalzati dall’uomo sulle vette della superbia. Non bisogna però confondere Medjugorje, come una credenza millenarista, catastrofica e settaria di un certo cattolicesimo, assimilabile alla deriva neocon americana e dei suoi “profeti della televisione”. Consapevoli anche di un certo cattolicesimo, assai incline a dare il fianco a simili visioni incoerenti della fede (ma chi è senza peccato scagli la prima pietra) sappiamo bene che i parametri da seguire sono quelli già detti dalla Madonna, la Regina della Pace: “Quelli che fanno predizioni catastrofiche sono falsi profeti. Essi dicono: in tale anno, in tale giorno, ci sarà una catastrofe. Io ho sempre detto che il castigo verrà se il mondo non si converte. Perciò invito tutti alla conversione. Tutto dipende dalla vostra conversione.” (15 dicembre 1983) Ma quale deve essere il nostro atteggiamento a riguardo? “Voi sbagliate quando guardate al futuro pensando solo alle guerre, ai castighi, al male. Se pensate sempre al male vi mettete già sulla strada per incontrarlo. Per il cristiano c'è un unico atteggiamento nei confronti del futuro: la speranza della salvezza. Il vostro compito è quello di accettare la pace divina, viverla e diffonderla. E non a parole, ma con la vita.” ( Messaggio 10 giugno 1982) Tornando a quanto detto più sopra, chi o che cosa ha dichiarato guerra? E come questa guerra si sta manifestando, in tutte le sue forme? Siamo certi che noi almeno cattolici ne siamo consapevoli? Nel messaggio che la Madonna a Medjugorje ci ha lasciato il 14 aprile 1982 viene chiarita una questione, viene fatta luce e discernimento su ciò che stiamo vivendo tutt’oggi: “Dovete sapere che satana esiste. Egli un giorno si è presentato davanti al trono di Dio e ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l'intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a satana di mettere la Chiesa alla prova per un secolo ma ha aggiunto: Non la distruggerai! Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di satana ma, quando saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati, il suo potere verrà distrutto. Già ora egli comincia a perdere il suo potere e perciò è diventato ancora più aggressivo: distrugge i matrimoni, solleva discordie anche tra le anime consacrate, causa ossessioni, provoca omicidi. Proteggetevi dunque con il digiuno e la preghiera, soprattutto con la preghiera comunitaria. Portate addosso oggetti benedetti e poneteli anche nelle vostre case. E riprendete l'uso dell'acqua benedetta!”
Notiamo alcune cose fondamentali:
a) La Chiesa è immersa in una forte prova.
b) La Chiesa non sarà distrutta.
c) Il potere di satana sta per essere infranto, perciò manifesta ogni genere di violenza.
d) Importanza della preghiera.
Di conseguenza noi cattolici abbiamo un impegno importante: fedeltà alla Chiesa Cattolica e speranza in Essa in completa obbedienza; obbedienza che non può essere svenduta con facili compromessi e chiacchiere, pseudo-intellettuali e puerili, condite con costanti e scontati criticismi. A cosa giovano? E’ tempo di muoversi, non di raccontarsi tante belle storie e poltrire nei nostri idoli mentali!!! Nostro compito è la difesa della Chiesa, non il nostro contributo all’anticristo tramite il nostro immobilismo. Di certo oggi la battaglia è prettamente culturale, ed ogni cattolico che abbia possibilità e carisma è chiamato ad informarsi per informare gli altri. Pronto a smentire le subdole diffamazioni, tutte tese a minare le fondamenta stessa della nostra fede. Non possiamo non notare come, giorno dopo giorno, insorgano continui e sempre più violenti attacchi alla Chiesa. Ad esempio, tramite libri come quello di Dan Brown[6], che ha dato vita a veri e propri eserciti, tutti intenti a screditare la divinità di Gesù; o anche tramite pseudo-documentari, tesi in realtà a screditare la figura del Santo Pontefice, su una fantomatica Chiesa ricolma d’omertà in puro stile mafioso, la quale coprirebbe atti osceni di pedofilia (questo grazie alla “potente” intercessione di “San Toro”, al quale già si vedono spuntare le sue dovute corna bovine); o ancora tramite politici fintamente cattolici e difensori della famiglia, quando in realtà dai frutti che di loro cogliamo ci accorgiamo del loro marciume; o ancora tramite programmi televisivi, del cui messaggio costantemente distruttivo dovremmo oramai renderci conto, smettendo pertanto di introdurre la loro perversa droga celebrale nelle nostre case. Oramai molti giovani hanno sostituito Maria Mater Boni Consilii, con Maria de Filippi, con i suoi consigli “ iniziatici”, e la sua trasmissione “ ritualizzata” come guida di un’intera generazione allo sbando. Ma come andare serenamente incontro a tutta questa dissoluzione anticristica, vincendo? Ce lo dice Maria Santissima l’8 agosto 1985: “Cari figli, oggi vi invito ad entrare in lotta contro satana per mezzo della preghiera, particolarmente in questo periodo (Novena dell'Assunta). Adesso satana vuole agire di più, dato che voi siete a conoscenza della sua attività. Cari figli, rivestitevi dell'armatura contro satana e vincetelo con il Rosario in mano. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!” Rivestirsi dell’armatura rimanda ad un’immagine tipicamente militare, di chiamata alle armi, e non di un immobilismo buonista e tiepido. Ma quale armatura? Il 18 luglio 1985: “ Cari figli, oggi vi invito a collocare nelle vostre case numerosi oggetti sacri, e ogni persona porti addosso qualche oggetto benedetto. Benedite tutti gli oggetti; così satana vi tenterà di meno, perché avrete la necessaria armatura contro satana. Grazie per aver risposto alla mia chiamata! ” E quali armi? “…Cari giovani, satana è forte e farà di tutto per disturbarvi ostacolandovi in tutte le vostre iniziative. Aumentate quindi le vostre preghiere perché ne avete particolarmente bisogno in questi ultimi tempi. La migliore arma da impiegare contro satana è il rosario.” (1.8.1990) Ma cosa può fare il Rosario di così importante? "Con il Rosario potete vincere tutti gli ostacoli che satana in questo momento vuole procurare alla Chiesa Cattolica" (25.8.1985). Teniamo bene presente quanto già ci dice S. Paolo: “ Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestitevi della corazza della giustizia e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il Vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la Parola di Dio.” (Ef. 6, 11-17) Una vera immagine di investitura entro una cavalleria celeste.
Ma a proposito di scudi! E’ assai noto il fatto che la Medaglia Miracolosa affidata dalla Vergine a suor Caterina, a Rue de Bac in quel lontano 1830, sembri un piccolo scudo.“Questa medaglia non è un semplice minioggetto materiale: è un segno, cioè qualcosa che rimanda al di là di se stesso…figura di protezione divina: la medaglia può essere vista, nella sua forma ovale voluta dalla Madonna stessa, come una riduzione a proporzioni minime dello scudo di difesa usato dai soldati ”.[7] Questo scudo, dato in dono da Maria ai Suoi soldati, in effetti allude a ciò che è in atto tuttora, e che sembra incominciare il suo sviluppo proprio nel 1830.[8] L’immagine della Vergine Maria con le dodici stelle, quest’ultime riportate sul retro della medaglietta, mentre schiaccia definitivamente il serpente e le sue seduzioni. Non possiamo non vedervi un rimando apocalittico:
“Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste dieci diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra”. (Ap.12,1-3) Non dobbiamo scandalizzarci di questo: la vicenda storica della Chiesa è accompagnata da “ segni” che sono sotto gli occhi di tutti, ma che chiedono di essere interpretati. Tra questi l’Apocalisse pone il “ segno grandioso” apparso nel cielo, che parla di lotta tra la Donna e il drago”. [9] Oltre all’immagine di Maria che sferra il colpo decisivo a satana vi è da prendere “seriamente” in considerazione l’iscrizione incisa; più precisamente la preghiera che deve accompagnare questi soldati di Maria: “ O Marie, conçue sans péché, priez pour nous qui avons recours à vous ” (“Oh Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi”). Preghiera assolutamente rivoluzionaria nel 1830, poiché come ben si sa il dogma dell’Immacolata Concezione avverrà con Pio IX nel 1854 e sarà riconfermata dalla Vergine stessa a Lourdes nel 1858: “ Que soy era immacolada councepciou ” ( “ Io sono l’Immacolata Concezione” ) . A questo punto notiamo bene come la Madonna abbia confermato a Lourdes quanto già detto a Rue de Bac. Riguardo ancora allo scudo mariano c’è da dire ancora una cosa. Sul rovescio della Medaglia fu riportato, oltre alle dodici stelle che contornano una M ed una croce anche due cuori. Il Cuore di Gesù ed il Cuore di Maria. Questo non può che portarci a sua volta direttamente a Fatima, a mio parere, con la richiesta di stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato, per la salvezza di molte anime e per la pace nel mondo. Questo con una solenne e pubblica consacrazione della Russia al Suo Cuore.“ Il mio Cuore Immacolato sarà il vostro rifugio nella via che vi porterà a Dio” ha detto Nostra Signora. In questo contesto e piano di attacco della Vergine Immacolata contro satana, nonché come realizzazione di quanto detto a Fatima, s’inserisce l’intera vicenda Medjugorje. Dirà la Madonna il 25 agosto del 1991: “Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera, adesso come mai prima, quando il mio piano ha cominciato a realizzarsi. Satana è forte e desidera bloccare i progetti della pace e della gioia e farvi pensare che mio Figlio non sia forte nelle sue decisioni. Perciò vi invito, cari figli, a pregare e digiunare ancora più fortemente. Vi invito alla rinuncia durante nove giorni, affinché con il vostro aiuto sia realizzato tutto quello che voglio realizzare attraverso i segreti che ho iniziato a Fatima. Vi invito, cari figli, a comprendere l'importanza della mia venuta e la serietà della situazione. Desidero salvare tutte le anime e presentarle a Dio. Perciò preghiamo affinché tutto quello che ho cominciato sia realizzato completamente.” Ma credo sia interessante notare, come la Madonna a Medjugorje si presenti come Regina della Pace. Ora la parola “pace”, non ci deve assolutamente far pensare alla teosofica, sovversiva e dissolutiva bandierina pacifista, né ad un pietismo fragile, sentimentale e tiepido. Questa parola invece racchiude in sé una valenza più che profonda e regale. Deriva dal latino Pàx, che a sua volta riprende la radice sscr. Paç- = Pak-, Pag-, “legare, unire, saldare”, pâç-a-yâmi: “lego”; ma anche paç-as: “corda”. Il latino continua con paciscor: “concordare”, ma anche “impegnarsi, sacrificarsi”, ed il greco peg-nyo: “conficco, collego” o pàg-ios: “saldo, fermo”. Il senso che ne viene è di “legare, saldare con fermezza ciò che è sciolto”. Questa è la Pace! La Pace di Maria ha la funzione di katéchon. Ma cosa “legare e trattenere”? Dirà la Regina della Pace il 1 gennaio 2001: “Cari figli! Io vi ho voluti qui questa sera in modo speciale. In modo speciale ora che satana è libero dalle catene, io vi invito a consacrarvi al mio Cuore e al Cuore di mio Figlio. In modo speciale ora, cari figli miei, io vi invito ad essermi vicino. Io vi benedico tutti con la mia benedizione materna. Andate in pace, cari figli miei.” Ne risulta che per combattere nelle fila dell’esercito di Maria Immacolata poiché come ci ha detto “Io, attraverso di voi, trionferò”
(2.6.2007), bisogna proteggersi dietro lo scudo del Suo Cuore e di quello di Gesù, con l’arma del Santo Rosario. Essere katéchon di Maria significa non lasciare che anche in noi vincano, manifestandosi, quelle forze dissolutive e oscure “Cari figli, non permettete che satana si impadronisca dei vostri cuori, sì da diventare sua immagine anziché mia. ” (30.01.1986) Nostro compito, tuttavia, è la denuncia dell’anticristo ovunque egli si manifesti nei luoghi dove è stato sciolto: “ affinché satana non approfitti di noi con inganno; non ignoriamo infatti i suoi disegni ”
(2 Cor. 2,11) Questo denunciare l’anticristo è già in qualche modo katéchon, come nota Maurizio Blondet che: “il primo atto di un esorcismo efficace consiste nel dare al demone specifico il suo vero nome. Oggi, ‘informare’ contro la menzogna totale - altro segno anticristico inequivocabile - è già ‘nominare’ l'innominabile, è la prima igiene”.[10] La nostra battaglia non deve assolutamente indulgere nel guardare il male e soffermarvisi troppo, fino ad assorbirlo ed inconsapevolmente farlo proprio: “ se rivolgi la tua mente all’avversario, questa sarà catturata da lui, e se la rivolgi dentro il tuo corpo sarà catturata da te stesso (…) Se rivolgi la tua mente alla spada che ti colpisce la mente sarà catturata dalla spada” (Takuan). La Madonna viene a noi come Madre, come maestra spirituale, ma anche come la Regina della Pace, del katéchon, di un esercito di nuovi apostoli di nuovi e veri cavalieri che sorgono in difesa della Chiesa, per richiamarci tutti alla conversione e ad entrare fiduciosi nella battaglia: “Siate pronti a lottare contro satana! Ma questo potete farlo solo con la preghiera!” ( Messaggio 5 febbraio 1985) In questi tempi così forti e carichi, non possiamo più noi cattolici poltrire nelle nostre comodità, accontentarci di qualche preghiera quando capita, e fare della Messa un vuoto dovere a cui non corrispondere quotidianamente. Dobbiamo agire e militare nella fede! Svegliamoci!!! Sorgano nuovi cavalieri in difesa della Chiesa. I pericoli per gli apostoli e per tutti i soldati di Cristo sono a destra e a sinistra. Ciò che è difficile è camminare nel giusto mezzo. Questi pericoli sono: da un lato il misoneismo, ossia l’avversione dei tradizionalisti ad ogni novità e ad ogni progresso; dall’altro il progressismo e il rigetto del passato. Hanno ragione gli uni e gli altri. Gli uni nel senso che nel passato ci sono tesori di scienza, di spiritualità, di apostolicità formanti la Chiesa; gli altri nel senso che nel presente bisogna conoscere la psicologia degli uomini, dei giovani e dei ragazzi d’oggi e le nuove tecniche di propaganda e di incidenza; hanno torto gli uni, perché bisogna aprirsi al progresso, gli altri, perché bisogna pur conservare il passato.[11] Testimoniamo la nostra fede con l’esempio e la luce, a prova per gli altri che Cristo è realmente morto, risorto e vive in mezzo a noi. Fondiamo librerie di forte cultura cattolica, raccogliamoci nelle nostre parrocchie e diocesi, collaboriamo con i nostri sacerdoti e vescovi per organizzare incontri culturali di grande testimonianza e discernimento dei tempi. Rammentiamo cosa ci dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, riguardo la vocazione dei laici: Nelle comunità ecclesiali, la loro azione è così necessaria che, senza di essa, l’apostolato dei Pastori, la maggior parte delle volte, non può raggiungere il suo pieno effetto.[12] Oggi più che mai la Chiesa ha bisogno di cavalieri che difendano la fede del popolo e che l’affianchino in un discernimento che appartiene propriamente alla sfera temporale. Sorgano nuovi cavalieri dediti alla “guerra” contro tutto ciò che è di satana. Arruoliamoci!!! Riuniamoci tutti nell’esercito di Maria che chiama insistentemente alle armi e facciamo risorgere la Militia Christi. La Pace di Maria è gioioso Katéchon, incatena-trattiene colui che è stato sciolto, in un combattimento che ha la sua chiamata, che ha le sue armi, e che ha la sua armatura ed i suoi scudi. Ad Jesum per Mariam come diceva San Bernardo; partiamo quindi da Maria -nemica vittoriosa di ogni eresia che s’annida prima in noi e poi nel mondo- e con il Rosario in mano, rivalutiamo i santuari mariani presenti nelle nostre città e paesi. “Con il Rosario potete vincere tutti gli ostacoli che satana in questo momento vuole procurare alla Chiesa Cattolica” (25.8.1985). Non rimarremo delusi. Abbiamo un cattolicesimo diviso, un mondo laico disorientato, completamente o quasi del tutto inebetito, mancante di discernimento, ed assai abile nel gettarsi a capofitto fra le braccia dell’anticristo. Ancor più si cade nella trappola, quando vogliamo insegnare al Vaticano (anche questa è democrazia liberale) quello che deve fare. Consapevoli degli enormi problemi e sforzi all’interno dell’alto clero, il nostro compito è e rimane la difesa anche con la critica quando serve, ma non il costante e scontato criticismo! Porta buoni frutti? Questo dobbiamo chiederci: quale sarà il risultato delle nostre opere! E mi rivolgo al mondo cattolico: quanto ancora faremo contento satana continuandoci a combattere fra di noi? Quanto ancora saremo ciechi nel non vedere la matrice maligna di queste guerre in atto, invece di appoggiarle insieme ai suoi rappresentanti idolatrizzati come salvatori della cristianità e della democrazia? “Satana vuole la guerra e l’odio.” (25.09.2001) Siamo profondamente stufi noi cattolici di sottostare ad una giostra politica di radice massonica subdolamente nascosta nel laicismo relativista, nel liberal-capitalismo sovversivo e nelle ipocrisie di facciata di certa real politik. Che i nemici della Chiesa di Roma e della fede del popolo cristiano sappiano: Essa non cadrà, ma saranno loro a cadere durante la corsa per l’auto-divinizzazione.[13] La battaglia è in atto fra i nemici della Chiesa: Hiram,[14] con tutto ciò che è attorno a questo nome, legato ai piani del nuovo ordine mondiale, e Marih,[15] (contrario del nome Hiram, e quindi contraria ad esso) Madre della Chiesa, venuta a schiacciare la testa alla sovversione, alla parodia del Suo Santissimo nome e della Sua maternità. Hiram che si vuole sovrapporre a Marih, alla Sposa, alla Chiesa di Roma, con una nuova ri-costruzione e porre le “nuove fondamenta” di “ nuove liturgie”. Battaglia fra la Donna ed il drago.[16] La nostra giaculatoria sia: “ Lasciamoli divertire un altro po’! ” Tenendo bene a mente che: “soffrire con pazienza le ingiurie inferte contro di noi è degno di lode; ma sopportare pazientemente le ingiurie contro Dio sarebbe il culmine delle empietà” [17] Nostro Signore Gesù è, rimane e rimarrà Re del Cielo e della Terra e non Presidente di qualche Stato. La Vergine Maria è, rimane e rimarrà Regina; e non col titolo di ministro delle Pari Opportunità! Teniamoci stretta la profezia di S. Cesario vescovo di Arles ( 469-542), profezia ritrovata fra le carte di mons. De Lau, martirizzato durante la Rivoluzione francese. Il titolo era Magna Sancti Cesarii Arelatensis Ecclesiae Episcopi praedictio: “ Splende finalmente il raggio della misericordia divina. Ecco, viene il nobile esiliato, il predestinato di Dio. Egli sale sul trono dei suoi antenati dal luogo dove la malizia di uomini depravati l’aveva cacciato. Egli recupera la corona del giglio rifiorito (…). Posta la sua sede nella città pontificia, rimetterà la tiara sul capo d’un santo pontefice, colmo d’amarezza per le tribolazioni sofferte, il quale condurrà il clero a vivere secondo la disciplina dei tempi apostolici. Ambedue uniti di cuore e d’animo, faranno trionfare la riforma nel mondo”.[18] Per questo noi cristiani saremo accusati di fondamentalismo estremista, di terrorismo contro la civiltà democratica, sovversivi, nemici del vero amore, addirittura nemici di quel “ dio” che oggi chiama insistentemente alla guerra preventiva, razzisti, illusi e folli…Ma manteniamoci nella Pace con la nostra Regina, nella battaglia del katéchon; sia la speranza a guidare le nostre opere e tutto ciò che dovremo testimoniare. “Cari figli, voglio che comprendiate che Dio ha scelto ognuno di voi nel suo piano di salvezza per l'umanità. Voi non potete capire quanto grande sia la vostra persona nel disegno di Dio. Perciò, cari figli, pregate affinché nel pregare comprendiate ciò che poi dovete fare secondo il piano di Dio. Io sono con voi perché possiate tutto realizzare. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!” ( 25.01.1987) “Oh Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi, e per quelli a voi non ricorrono in particolar modo per i nemici della Santa Chiesa e per quelli che vi sono raccomandati ”ed ancora preghiamo così come ci insegnò la Madonna nel 1863: Augusta Regina dei Cieli e Signora degli angeli. Tu hai ricevuto da Dio il potere e la missione di schiacciare la testa a satana. Noi umilmente ti chiediamo di inviare le legioni celesti, affinché ai tuoi ordini, perseguitino i demoni, li combattano dappertutto, reprimano la loro audacia e li respingano nell’abisso. Chi è come Dio! O buona e tenera Madre, tu sarai sempre il nostro amore e la nostra speranza. O divina Madre, invia i santi angeli per difenderci e respingere lontano da noi il crudele nemico. Santi angeli e arcangeli, difendeteci e custoditeci.


Federico Intini
Associazione Studi Cavallereschi San Giuseppe da Leonessa




[1] Faccio notare ai lettori una cosa curiosa. Mentre mi trovo a scrivere quest’articolo non posso non notare che le parole Gesù e Maria mi vengono segnate in rosso dal computer. Ovvero come un errore. Soprattutto Maria, mi meraviglia, nome assai comune nelle donne. Mi stupisce la cosa! Mentre se scrivo: Teodolinda, Teofila, Eneo, Ermenegilda, Ermengarda, Tamburella, Telesforo ed addirittura satana, belzebù, l’errore non sussiste. Saranno più comuni ed importanti questi nomi? Per Microsoft Word, Maria e Gesù sono un errore! Se lucifero potesse invocare per la propria salvezza, la Santissima Vergine con la sola parola “ Maria”, raggiungerebbe il paradiso all’istante. Tanto più un uomo, anche se si trovasse nei momenti più duri e più disperati della vita. ( San Massimiliano Kolbe)
[2] Padre Gabriele Amorth, Tratto dalla rivista paolina "Madre di Dio" - Novembre 2004 o sito internet: http://www.mariadinazareth.it/La%20Donna%20e%20il%20drago/9.htm
[3] Le apparizioni di Medjugorje ancora non sono riconosciute dalla Chiesa, semplicemente per il fatto che esse sono tuttora in atto. La Santa Sede, giustamente è prudente a riguardo, prima di emettere un giudizio definitivo sulla vicenda. Vale però la pena chiarire che nei messaggi lasciati dalla Madonna, non viene aggiunto ne tanto meno tolto nulla al messaggio del Vangelo. Celebre d'altronde la frase di Giovanni Paolo II su Medjugorje: «Se non fossi Papa, sarei già a Medjugorje a confessare». Dal sito: http://medjugorje.altervista.org/doc/papa/quandoaparlare.html Padre Amorth inoltre aggiunge: “Come distinguere le vere dalle false apparizioni? È compito dell’autorità ecclesiastica che è tenuta a pronunciarsi solo quando lo ritiene opportuno; per cui è lasciata larga parte all’intuizione e alla libertà dei fedeli. Il più delle volte le false apparizioni sono fuochi di paglia, che si spengono da sé. Altre volte si scopre che c’è inganno, interesse, manipolazione, o che il tutto nasce da qualche mente squilibrata o esaltata. Anche in questi casi è facile ricavarne le conclusioni. Quando invece il concorso di popolo si dimostra costante, crescente per mesi e per anni, e quando i frutti sono buoni («Dai frutti si conosce la pianta», dice il vangelo), allora c’è da prendere le cose sul serio.” Dal sito: http://medjugorje.altervista.org/doc/pamorth/apparizioni_vere_o_false.html
[4] Ildebrando A. Santangelo, L’ultima battaglia, Comunità editrice Adrano Catania
[5] Medjugorje infatti vuol dire “fra i monti”: il Krizevac e il Podbrdo.
[6] “Libri cattivi abbonderanno sulla terra e gli spiriti di oscurità spargeranno da ogni parte un universale rilassamento in tutto ciò che concerne Dio.” Attuale profezia della Madonna di La Salette. Nel 1999 negli Archivi Vaticani sono stati ritrovati dall’ abbé Michel Corteville i segreti dati da Maria ai due pastorelli de La Salette, Melania e Massimino, che avevano poi inviati a Pio IX nel 1851. Ha detto l’abbé Corteville che è la prima volta che un’apparizione mariana fa scoprire i suoi segreti autenticati. Intanto lo scorso mese la Sugarco ha pubblicato un libro di mons. Antonio Galli intitolato: Scoperti in Vaticano I segreti de La Salette, dove si analizzano i seguenti segreti che la Madonna ha voluto donare aux peuples. Ebbene da questi messaggi, di spaventosa attualità, la Madonna descrive l’apostasia e le mosse, e la modalità della venuta del figlio della perdizione, tra queste preparata dall’abbondare di libri iniqui. Fondiamo librerie di forte connotazione cattolica!!!
[7] Citazione di Stefano De Fiores, in Vittorio Messori, Ipotesi su Maria, edizioni Ares, 2005 p. 147
[8] La Madonna a Suor Caterina Labourè per altro disse: Verrà un momento in cui il pericolo sarà grande e tutto sembrerà perduto, ma Io sarò con voi, abbiate fiducia.
[9] Giovanni Paolo II, Ecclesia in Europa, 2003
[10] http://www.effedieffe.com/rx.php?id=2018%20&chiave=leone
[11] Ildebrando A. Santangelo, L’ultima battaglia, Comunità Editrice Adrano Catania, p.181
[12] Catechismo Chiesa Cattolica, “La vocazione dei laici”, 900
[13] A ciò valgono le celebri parole di Pio XII, pronunziate alla Gioventù Italiana dell’Azione Cattolica il 19 Marzo 1958:“ Mille errori moderni sono stati puniti dal loro fallimento; voi avete visto l’orgoglio di talune grandezze oscurarsi nel nulla, l’opulenza di talune fortune scomparire all’improvviso, l’abiezione della lussuria spesso mescolarsi a fiumi di lacrime e di sangue che hanno attraversato il mondo nei tempi passati. Altri errori dovranno scomparire, altre sedi elevate dovranno cadere; altre ambizioni sfrenate crollare in pezzi. E la rovina sarà tanto più vertiginosa, quanto più sarà stata grande l’audacia di rivaleggiare con Dio”. Si aggiungono inoltre a proposito le recenti dichiarazioni del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, Gustavo Raffi: “La Massoneria del Grande Oriente d’Italia si propone l’elaborazione di un progetto di un nuovo umanesimo per il rinascimento dei valori, la sola via per pervenire ad una civiltà della persona edificata sui fondamenti culturali di uguaglianza, libertà, fratellanza, tolleranza: nostri valori, questi, che conducono all’amore gratuito dell’uomo per il proprio simile e che non potranno mai essere acquistati da alcuna società finanziaria”. Fonte: Comunicato Stampa GOI Rimini, 15 aprile 2007. Si può trovare anche in: http://massoneria.wordpress.com/2007/04/28/massoneria-gran-loggia-2007-raffi-goi-i-massoni-come-sentinelle-etiche-per-un-nuovo-umanesimo/
[14] Hiram è il nome dell’architetto capo della costruzione del Tempio di Re Salomone. Esso è anche il nome della rivista del Grande Oriente d’Italia. Traete voi lettori le dovute conclusioni!!!
[15] Marih è la forma greca del nome Maria. Traslitterandolo in italiano si pronuncia Marie.
[16] Non posso non notare una sorprendente “coincidenza”- se di “coincidenza” vogliamo parlare- riguardo la nascita della massoneria. Fu, come noto, il 24 giugno 1717 quando quattro logge londinesi si associarono sotto un Gran Maestro formando la Gran Loggia di Londra. Data assai emblematica. Duecento anni dopo dal 1717, a Fatima, in quel 1917 avvenne l’apparizione della Vergine quando la massoneria oramai era un fenomeno dilagante nella società, mentre a Medjugorje la Regina della Pace incomincerà le sue apparizioni proprio fra il 24-25 giugno. Un caso? Una forzatura? Nulla è un caso agli occhi della fede e della strategia divina.
[17] San Tommaso, S.T. 2-2,q.136,a.4
[18] A. Galli, Kérizinen, Segno, Udine, 1995, p.30

Misericordia e giustizia, armi del Katechon.


Contro il tiepidismo cattolico

E’ utile partire dalle parole pronunciate da S.S.Benedetto XVI in occasione dell’Angelus dello scorso 18 febbraio 2007. Ritornando sulla liturgia domenicale, la quale si era incentrata sul tema dell’“amore cristiano verso il nemico” così come proposto in Lc. 6,27-38, il Pontefice ha così commentato: “Giustamente questa pagina evangelica viene considerata la magna charta della non violenza cristiana, che non consiste nell’arrendersi al male, secondo una falsa interpretazione del ‘porger l’altra guancia’, ma nel rispondere al male con il bene, spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia…”. Oltretutto, ha proseguito il Pontefice, tale non violenza non è tanto un comportamento meramente tattico, ma è parte viva dell’ontologia del cristiano, in quanto rappresenta “…l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della Sua potenza che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità”.
Premesso ciò, ed alla luce di tale prospettiva, è allora innanzitutto possibile cogliere chiaramente quanto la “rivoluzione cristiana” (per usare un’altra espressione del Papa) si sia posta da subito ben al di là non solo dell’ontologia morale dei Gentili (il che può risultare pure ovvio), ma anche e soprattutto di quella israelitica (il che è certamente più emblematico). Se l’A.T. non è riuscito infatti ad andare oltre il dettato dell’“ama il prossimo tuo come te stesso” (Lev. 19,18), in cui tale “prossimo” si intendeva evidentemente circoscritto con tassativa esclusività all’ambito ebraico, Cristo Gesù dilata invece incommensurabilmente il senso di tale amore estendendolo non solo all’indirizzo dell’intera ecumene, ma, paradossalmente e scandalosamente, anche a beneficio del “nemico”![1]
La finezza teologica di Benedetto XVI, che va sempre riconosciuta nelle più sottili pieghe delle Sue parole, ben coglie e ritrasmette quale sia il senso evangelico più proprio della “mitezza cristiana” di fronte al “nemico”. Più precisamente il Pontefice ricorda che essa mitezza – senza voler scadere in un sentimentalistico “volemose bene”, né tanto meno in un masochistico “facciamoci del male” o peggio ancora in un ignavo e vittimistico “è tutta colpa nostra” – consiste nel pieno confidare tanto sulla “mano di misericordia” di Dio, quanto sulla Sua “mano di giustizia”!
Ciò è reso ancor più necessario per la piena consapevolezza del fatto che quel “prossimo”, che la Chiesa di Cristo Gesù deve amare con mitezza, è effettivamente ogni giorno di più un “infido nemico” nel senso pieno della parola; rappresentato, come esso è, da tutti coloro che mirano con tutti i mezzi possibili - siano essi espliciti che occulti, ma pur sempre subdoli - alla persecuzione, alla delegittimazione ed all’annientamento della Chiesa cattolica medesima.
I fedeli nella Chiesa, mandati nel mondo come “agnelli tra lupi famelici” e che devono da sempre combattere una guerra di difesa, non possono prescindere dall’ausilio di queste “due armi”, la cui complementarietà rimane l’unica garanzia per la loro personale e collettiva incolumità. L’azione del cattolico-fedele in Cristo infatti non può e non deve far altro che informarsi allo stesso comportamento che è proprio del suo Dio, che risulta per l’appunto guidato dai due principi della misericordia e del giudizio. Tali due principi “…non possono essere disgiunti. Non si può predicare misericordia incondizionata…come dicevano (e dicono ancora, forse) i falsi profeti, né si può predicare il giudizio incondizionato, come facevano (e fanno) i profeti di sciagura”.[2] Lo stesso Giovanni Paolo II diceva che “la misericordia, così come la insegnò e la praticò Gesù…è la pienezza della giustizia”.[3]
Nel cammino di salvezza, l’amore è ciò che “dona slancio”: la missione ecclesiale trae infatti dall’amore di Dio la propria forza, in quanto “l’amore di Cristo ci spinge…” (2Cor. 5,14). Mentre, d’altra parte, è nella verità che si raggiunge il traguardo finale: Dio “…vuole che tutti gli uomini siano salvi e arrivino alla conoscenza della verità…” (1Tim. 2,4), cioè a dire è Suo desiderio d’Amore la salvezza di tutti attraverso la verità (cfr. Catechismo C.C. 851). Se dunque l’amore-misericordia è uno strumento, da parte sua la verità-giustizia è lo scopo; e mentre ciò ribadisce l’inevitabile propria inscindibile complementarietà nonché la propria equivalenza “ontologica” (Dio è infatti misericordia e giustizia in egual misura, se è possibile esprimerci così), non ci nascondiamo tuttavia la sussistenza, dal punto di vista dell’uomo, di una certa qual superiorità di tipo “logico” della seconda, in quanto rappresentativa della “meta finale”, della “conclusione” a cui si perviene per il tramite della prima in quanto “premessa”! S.Vincenzo de Paoli, quasi provocatoriamente, diceva: “Soccorrere…è opera di giustizia e non di misericordia”.
Vi è insomma una forte componente “escatologica” nella così articolata endiadi misericordia-giustizia, poiché allorquando Gesù al Suo ritorno glorioso giudicherà tutti gli uomini in base ai loro gesti di misericordia, ebbene saranno i “giusti” che andranno alla vita eterna e regneranno per sempre con Lui (cfr. Mt. 25,31-46). Ed è per questo che non vi è vera misericordia che non sia giustizia; né vi è vera giustizia che non sia misericordia!
Se è vero come è vero che sussiste il dettato di conformarsi alla misericordia di Dio - “siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro” (Lc. 6,36) -, altrettanto doveroso è quindi il conformarsi alla Sua giustizia. Tant’è che, come dice S.Agostino, : “La giustizia di Dio è quella grazie alla quale, per sua grazia, egli fa di noi dei giusti”![4] E del resto, così scrive pure S.Giovanni: “Se voi sapete che Egli è giusto, dovete riconoscere che chiunque pratica la giustizia è nato da lui” (1Gv. 2,29). Pur con atteggiamento di misericordia e di amore, anche a costo di sofferenza, bisogna esser insomma “…per la giustizia…sempre pronti a rispondere a chiunque vi chieda conto della vostra speranza…Affinché siano coperti di confusione, proprio in ciò di cui vi calunniano, coloro che deridono la vostra buona condotta in Cristo” (1Pt. 3,14-16).
Lungo la storia sacra dell’A.T. e del N.T. la misericordia e la giustizia sono stati i principi che hanno sempre guidato il comportamento di Dio. Tuttavia, quando ha prevalso l’ira-giustizia ciò non ha costituito un momento di vendetta quanto piuttosto di fedeltà al Suo misterioso piano, al Suo progetto. In tempi di emergenza, di scontro decisivo tra bene e male, Dio fa prevalere la Sua ira-giustizia; è compito di tutti allora riconoscere i tempi di Dio per adeguarsi ad essi: “vigilate, dunque, perché non sapete quando il padrone della casa verrà…di modo che, venendo (Egli) all’improvviso, non vi trovi addormentati” (Mc. 13,35-36).
Come adeguarsi ai tempi? Applicando prontamente, con misericordia e per misericordia, la giustizia e quindi la verità; in maniera tale che ognuno potrà rispondere con il proprio “sì” alla fatidica domanda: “Ma il Figlio dell’uomo, alla sua venuta, troverà forse la fede sulla terra?” (Lc 18,8). Il cattolico, colui che ha fede in Cristo Gesù, non può non volere la verità-giustizia, dato che essa è il Cristo stesso: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv. 14,6). La “verità-giustizia” si colloca pertanto come punto centrale di una triade che riconosce ai propri estremi la “via” rappresentata dall’”amore misericordioso”, e la “vita” costituita dalla “salvezza in eterno”.
Escatologicamente il “nemico della verità”, che è anche il “nemico della via e della vita”, altro non è se non il male in senso stretto, quello cioè contro cui il cristiano “non può e non deve arrendersi”. Perché se il nemico è l’individuo umano che nel proprio consapevole libero arbitrio ha scelto la lontananza da Cristo Gesù, o peggio l’opposizione a Lui, il male è invece satana in persona, di cui l’uomo-nemico della Chiesa di Cristo si fa predicato consapevole o, a volte, anche inconsapevole. A tale proposito le parole di Gesù sono tanto esplicite quanto categoriche; ed ai Farisei che lo provocano risponde: “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde” (Mt. 12,30; Lc. 11,23). Dio è Colui “che raccoglie, unisce” tramite Amore e Verità; il diavolo (dal gr. dia-ballo : “disunire, metter male fra due, calunniare, rendere odioso, screditare”) è invece colui che “disperde, divide” con la sua mancanza di amore e verità. Chi non è con Cristo è anti Cristo; ed all’Anticristo rende, consapevolmente o inconsapevolmente, i propri servigi! Per amore, l’uomo-nemico può essere perdonato; ma per verità e giustizia il male anticristico che è dentro di lui deve essere combattuto: “…per spezzare in tal modo la catena dell’ingiustizia”! Proprio a tal proposito ecco quanto affermato recentemente dal cardinal G.Biffi: “Se il cristiano per aprirsi al mondo e dialogare con tutti stempera il fatto salvifico, preclude la sua connessione personale con Gesù e si ritrova dalla parte dell’Anticristo”.[5]
Cosa è dunque oggi il “tiepidismo cattolico” nei confronti del “nemico”? E’ quell’ormai invalso equivoco secondo il quale l’equilibrio tra amore e verità deve pendere in maniera esagerata verso il primo, a discapito della seconda. Ma la fede, venendo così privata dell’incisività che guadagnerebbe con un atteggiamento di convinta applicazione della verità-giustizia, ne risulta compromessa in quanto svuotata di un pilastro determinante per la buona riuscita della battaglia difensiva. Dice il Catechismo: “Il primo comandamento ci richiede di nutrire e custodire la nostra fede, con prudenza e vigilanza, e di respingere tutto ciò che le è contrario” (Catechismo C.C. 2088). E S.Paolo, da parte sua: “…(combatti) la buona battaglia con fede e buona coscienza, poiché alcuni che l’hanno ripudiata hanno fatto naufragio nelle fede” (1Tm. 1,18-19).
La mitezza cristiano-cattolica non implica dunque il ripudio della “buona battaglia”, che è oltretutto difensiva; poiché quando male interpretata essa mitezza diviene il nocivo “tiepidismo” che mina alla base i baluardi per la difesa della fede: sia questa personale che collettiva!
Buona è dunque la dote dell’umiltà misericordiosa, purché essa non degeneri in ottusità: perché l’asina di Balaam non si trasformi nell’asino di Buridano!

L’asina di Balaam e l’asino di Buridano

Ma qual è la differenza tra il comportamento dell’asina di Balaam e l’asino di Buridano? E’ la stessa che sussiste tra quel cattolico che non teme di patire le “bastonate” derivategli dalla testimonianza della propria fede nella verità e nella giustizia (primo caso), e quell’altro cattolico che invece (secondo caso) rimane con indecisione pericolosamente in bilico tra la propria fede cristiana e quella anti cristiana, assumendo cioè un atteggiamento tiepido, poco fermamente convinto nel manifestare e difendere il proprio credo, per il timore d’“irritare” l’interlocutore e mancargli così di rispetto (!!). Ma che magnifico esempio di carità è mai quello secondo cui non bisogna turbare colui che insiste nell’errore?! E ciò tanto più quando l’atteggiamento di infedeltà a Cristo assume i contorni evidenti di una tattica anticristica! L’essere umano va sempre rispettato nella prospettiva del suo recupero alla fede: “la Chiesa rifiuta ogni forma di razzismo come una negazione dell’immagine del Creatore intrinseca ad ogni essere umano”.[6] Tuttavia l’anticristicità va sempre affrontata e respinta nella prospettiva del suo costituirsi quale letale insidia per la fede; in quanto, come ammonisce sempre il cardinal G.Biffi a proposito di quel certo “ecumenismo di bassa lega, dalle buone maniere”: “…Il cristianesimo ridotto a pura azione umanitaria nei vari campi dell’assistenza, della solidarietà, del filantropismo, della cultura; il messaggio evangelico identificato nell’impegno al dialogo tra i popoli e le religioni, nella ricerca del benessere e del progresso, nell’esortazione a rispettare la natura; la Chiesa del Dio vivente, colonna e fondamento della verità, scambiata per un’organizzazione benefica, estetica, socializzatrice: questa è l’insidia mortale che oggi va profilandosi per la famiglia dei redenti dal sangue di Cristo”.[7]
Seppur l’insidia sia oggi di particolare attualità, risale tuttavia già alle origini il preciso e fermo invito dei Padri a “…non soccombere alla tentazione, ma a riportare la vittoria sul demonio che ci insidia. Cristo infatti – ci ricordano con insistenza – si è presentato sulla scena del mondo per sconfiggere le opere del maligno, come avverte S.Giovanni (1Gv. 3,8)”.[8]
Ed è forse proprio l’evangelista S.Giovanni ad enucleare con più efficacia i termini della questione! Sempre nella sua Prima Lettera egli ribadisce la necessità della carità e dell’amore misericordioso verso i fratelli (cfr. 1Gv. 2,9-11; 3,10 e segg.; 4,7); ma altresì sottolinea la doverosità di riconoscere dove ed in chi si celi l’Anticristo: “…Come avete sentito l’Anticristo viene; anzi già fin d’ora sono molti gli anticristi (1Gv. 2,18)…Non vi ho scritto come se voi non conosceste la verità, ma perché la conoscete e sapete che nessuna menzogna può uscire dalla verità…E chi è il bugiardo se non chi dice che Gesù non è il Cristo? Costui è l’Anticristo che nega il Padre e il Figlio. Chi nega il Figlio non possiede nemmeno il Padre; chi invece confessa il Figlio possiede pure il Padre (2,21-23)…Figlioli, nessuno vi seduca; chi pratica la giustizia è giusto, come Egli è giusto, ma chi pecca è del diavolo, perché il diavolo è peccatore sin dal principio (3,7-8)…Da questo si conoscono i figli di Dio e i figli del diavolo: chiunque non pratica la giustizia non è da Dio, come pure chi non ama il proprio fratello (3,10)…Carissimi, non vogliate credere ad ogni spirito, ma esaminate prima se tali spiriti provengono da Dio o no, perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo. Da questo dovete conoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce in Gesù il Cristo venuto nella carne è da Dio; ma ogni spirito che non confessa Gesù, non è da Dio, ed è quello dell’Anticristo (4,1-3)…Colui che non è da Dio non ci ascolta; da questo dobbiamo riconoscere lo spirito della verità e lo spirito dell’errore (4,6)”.
Da tutto quanto sin qui ribadito si evince quindi che il compito del cattolico, accanto alla fondamentale necessità della preghiera continua, oggi più che mai è quello di difendere la propria fede con virile fermezza ed altrettanta sapiente sagacia: per parare, con l’una, gli anticristici colpi della “persecuzione” e cautelarsi, con l’altra, dalle lusinghe anticristiche della “seduzione”!
Delle due, la “sagacia” è forse oggi la virtù più immediatamente necessaria; poiché la perfidia dell’Anticristo consiste propriamente nel far in modo di nascondersi là dove meno ce la si aspetti o dove meno esso vorrebbe farci credere che essa sia: “Qui sta la sapienza! Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia; perché è un numero d’uomo (Ap. 13,18)

Quando il bue dice cornuto all’asino

Sì! Perché, oltretutto, chi asino si fa rischia pure di divenire facile preda delle apostrofi del bue di turno; il quale, se perfido, non perderà occasione di diffamarlo addebitandogli responsabilità che invece gli sono proprie! Il proverbiale “bue che dice cornuto all’asino”!
L’antinomia al Cristo, che costituisce la caratteristica saliente appunto dell’Anticristo, manifesta il suo grado massimo di perfidia e di subdolo intento nel mirare non tanto, e non solo, allo scontro diretto con la Chiesa cattolica, quanto ad una lenta, impercettibile nonché progressiva e sempre più totale sostituzione ad essa!
Quando “il bue dice cornuto all’asino” (e già in questo si palesa bene da che parte stiano veramente le “corna”!) non solo il primo intende delegittimare l’altro tramite menzogna, calunnia e diffamazione; ma oltretutto, leggendo la metafora più in profondità, ci rendiamo conto che esso cerca con malizia di sovvertire le rispettive reciproche posizioni. Ed è del resto proprio in questo che, per usare un’ulteriore metafora, riconosciamo la caratteristica tipicamente luciferica di atteggiarsi a “scimmia di Dio”!
Tale imitazione, costituendosi quale surrogato falsificante - intenzionata come essa è piuttosto a scalzare il modello, che non a riconoscerlo come prototipo cui adeguarsi -, tradisce la propria “diabolicità” (= dia-ballo) nell’appellarsi ad una misericordia ed una giustizia artatamente “scisse, separate” tra loro. Infatti, non più intese nella loro cristica, unitaria complementarietà, misericordia e giustizia si svuotano dello Spirito di Dio riducendosi a morta lettera, ad ipocrita giudizio, a sepolcro imbiancato! In tal modo l’autoglorificazione umana si sostituisce a quella per Dio, che è da effettuarsi attraverso Cristo Gesù, il Giusto per antonomasia. Così come pure le opere si sostituiscono alla fede e la legge si sostituisce alla grazia! “…Che cosa dice la Scrittura? «Abramo credette a Dio e ciò gli fu ascritto a giustizia (Rm. 4,3)…fu ascritta la fede a giustizia». Come gli fu ascritta? Non nella circoncisione, ma prima (Rm. 4,9-10)…Infatti, non in forza della legge fu fatta ad Abramo ed alla sua stirpe la promessa che sarebbe stato l’erede del mondo, ma in forza della giustizia della fede (Rm. 4,13)…Che diremo dunque? Che i Gentili, i quali non cercavano la giustizia, hanno conseguito la giustizia, quella che proviene dalla fede. Israele, invece, che perseguiva una legge di giustizia, non è giunto a praticare la legge. E perché? Perché non l’hanno cercata dalla fede, ma dalle opere. Inciamparono nella pietra di scandalo (Rm. 9,30-32)…Gli Ebrei hanno zelo per Dio, ma non è illuminato. Non volendo, infatti, riconoscere la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. Termine della legge, infatti, è Cristo, a giustizia per ogni credente (Rm. 10,2-4)”.

Contro l’ipocrisia anticristica

Il non aver riconosciuto in Gesù il Cristo-Messia pone i “fratelli maggiori” in una posizione per loro pericolosa, in quanto suscettibile di giungere ad incarnare l’apostasia anticristica! Dice sempre S.Paolo: “…non tutti hanno obbedito alla Buona Novella (Rm. 10,16)…Ma io domando: i Giudei non hanno forse udito? (Rm. 10,18)…Ma io dico: forse Israele non ha compreso? (Rm. 10,19)…A Israele dice (Dio): «Tesi tutto il giorno le mie mani ad un popolo contumace e ribelle» (Rm. 10,21)[9]…Al presente vi è un residuo scelto per grazia (= i Cristiani). Or, se è per grazia, non è per le opere, altrimenti la grazia non è più una grazia. Che dire adunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava, ma l’ha ottenuto la parte eletta. Tutti gli altri, invece, sono stati induriti; come sta scritto: «Dio diede loro uno spirito di torpore: occhi per non vedere, orecchi per non intendere, fino a questo giorno» (Rm. 11,5-8)”.
Se da una parte gli Ebrei si sono preclusi (sino a questo giorno) la rinnovata giustificazione e la rinnovata elezione da parte di Dio, da parte sua il cattolico con la propria fede nella giustizia e nella misericordia cristica non solo può salvare sé stesso, ma può oltretutto contribuire a salvare gli stessi Ebrei: “Come un tempo anche voi non credevate a Dio ed ora per la loro (= degli Ebrei) incredulità avete ottenuto misericordia, così anch’essi ora sono divenuti disubbidienti a causa della misericordia concessa a voi, affinché ora ottengano misericordia. Dio, infatti, ha racchiuso tutti nella disobbedienza, per usare misericordia a tutti (Rm. 11,30-32)”.
In definitiva, la salvezza non verrà ottenuta da Israele tramite l’ambizioso e bestemmiante progetto di ripristinare il proprio Tempio a Gerusalemme: ciò, più che un tributo a Dio, sarebbe un’opera umana per Lui oltraggiante, in quanto attività mirante alla idolatrica autoesaltazione di un popolo! D’altro canto, il cattolico non deve cadere nella trappola di considerare come decisiva e doverosa “misericordia” verso Israele la propria sentimentalistica opposizione a tutto quanto oggi, non senza equivoche e forzate ambiguità, viene fatto ricadere sotto il termine di “antisemitismo”! Ben altro comportamento potrà valere allo scopo: ossia, un comportamento di giustizia misericordiosa che sia consapevole, per fede, della potenza e della grazia di Dio nel giudizio: “…cedete il posto all’ira divina, poiché sta scritto: «A me la vendetta, io darò ciò che spetta», dice il Signore. Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo così ammasserai carboni accesi sul suo capo» (Rm.12,19-20)”.
Accondiscendere pertanto all’inveterato ed isterico malvezzo giudaico di indulgere con compiacimento ad un atteggiamento contraddittorio che coniuga, in un ibrido, da una parte un “superbo senso di superiorità” (per cui il Giudeo non vuole, né può né deve volere, di esser assimilato dai goym) e dall’altra un “maniacale senso di vittimismo” (per cui il Giudeo ritiene di essere costantemente discriminato e perseguitato dai goym), ebbene accondiscendere a questo gioco vizioso non facilita certo l’induzione dei Giudei al pentirsi della colpa di non aver riconosciuto in Gesù il Cristo-Messia tanto atteso. Anzi, è proprio questa loro psicopatologica instabilità a funzionare paradossalmente da provocatoria, scatenante causa di tutti quegli eccessi antigiudaici occorsi nella storia! In una spirale perversa l’Anticristo, con diabolica mossa duplicemente efficace benché unica, fa sia degli Ebrei gli stessi artefici del concretizzarsi di ciò di cui hanno paura, sia del cattolicismo tiepido la mina esplosiva posta alle fondamenta della Chiesa cristiana.
La determinante e risolutiva importanza del rapporto con gli Ebrei è legata peraltro al rapporto che questi possiedono, a loro volta, con quella che è la visione del mondo laico-progressista d’oggi, incarnata soprattutto dal protestantesimo liberal-massonico e neoconservatoristico statunitense, ma al cui modello si conforma del resto gran parte della visione politico-culturale europea! Non sarà il caso di approfondire qui la questione, esulando dai compiti prefissici. Basterà tuttavia almeno dire che ad uno sguardo più attento è possibile cogliere tanto nel “sionismo”, quanto nel “lobbismo massonico” il perseguimento di un medesimo scopo, tramite i medesimi procedimenti!
Risulta intanto del tutto emblematico che Ebraismo e massoneria, seppur in senso concreto l’uno ed in senso astratto l’altra, perseguano entrambi, quale “eschatìa”[10] del proprio operato, la “costruzione del Tempio”. Né è un caso che, recentemente, si sia giunti pure alla oramai anche pubblica dichiarazione di una comune unità di intenti, nonché di un’affinità “…per cultura esoterica e tradizioni spirituale ed iniziatica”[11], presagendo oltretutto “…collaborazioni e nuove prospettive, perché sono molteplici i punti di contatto tra Massoneria e cultura ebraica”.[12]
Se la massoneria, in senso stretto, è già stata dichiarata più volte “inconciliabile” con la fede cristiana,[13] le esplicite affermazioni di reciproca solidarietà - miranti all’attuazione di laicistici e relativistici intenti di dialogo solidarietà ed uguaglianza tra tutte le fedi umane - non fanno che tirar dentro al medesimo anticristico progetto anche i “fratelli maggiori”. Se ci viene detto che: “…la Libera Muratoria da corporazione muraria diventa un Tempio dell’Umanità, dove uomini diversi per fede, per religione, per credo anche politico trovano un luogo comune per confrontarsi…La Massoneria non ha mai voluto esser chiesa, però ha sempre richiesto ai propri membri di esser credenti…in un essere supremo”,[14] ebbene, spontaneo ci viene allora di pensare che “ab uno disce omnes”,[15] forma antica per dire “dimmi con chi vai…”! S.Massimiliano Kolbe, vittima cattolica dei lager, così si esprimeva: “La massoneria è senza dubbio il capo del serpente infernale. Non dico i massoni, perché sono persone infelici, ma le loro finalità, la loro organizzazione rivolta contro Dio e contro la felicità delle anime”.[16] Chiaro è insomma di quale “essere supremo” si diventi i fedeli credenti, soprassedendo alla centralità di Cristo Gesù!
Come possa coniugarsi a tale laicismo l’ebraismo, è facile comprenderlo nel fatto che, per stessa ammissione dei propri autorevoli rappresentanti, esso non è una religione vera e propria: “…gli ebrei non sono neanche una religione, sono un popolo che ha una sua religione”.[17]
Sempre alcuni ebrei, intellettuali e dissenzienti questa volta, hanno definito tale religione come la cosiddetta “religione dell’olocausto”: l’unico vero elemento aggregante per gli ebrei sparsi in tutto il mondo.[18] In essa appaiono presenti tutti gli “ingredienti” tipici di una vera religione, ordinati secondo le rispettive funzioni e dinamiche: grandi sacerdoti (E.Wiesel, S.Wiesenthal, ecc.), profeti (S.Peres, B.Netanyahu, ecc.), dogmi e comandamenti (“Mai più”, “Sei milioni”, ecc.), rituali (Giorno della Memoria, pellegrinaggi ad Auschwitz), santuari e templi (Yad Vashem, l’ONU). Il tutto però, quale palese contraffazione di una vera religione, esclusivamente relegato ad un livello umano, terreno, contingente, storicistico e, pertanto, antimetafisico! Anche il Messia non è visto necessariamente come individuo: “ Il Dio degli ebrei è il Padre, e il popolo di Israele è il Figlio. Questo Figlio ha il compito di perpetuare il concetto dell’esistenza del Padre e della sua unità a tutti i popoli della terra…Tutti sono figli di Dio. Il Messia è quella persona o quell’epoca che porterà la fraternità universale[19]…L’era Messianica è un’aspirazione e vi si arriverà quando tutti si saranno convinti che gli uomini sono fatti a immagine di Dio”.[20] Traspare in ciò la ristrettezza della visione ebraica la quale riduce alla pura e semplice dimensione umana, niente affatto “trascendente” quindi, il concetto di Messianicità. Dal canto suo, il Cristo va infinitamente oltre quando afferma che “…il mio regno non è di questo mondo; se fosse di questo mondo il mio regno, la mia gente avrebbe combattuto affinché non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma il regno mio non è di quaggiù” (Gv. 18,36).

La pseudo-religione dell’olocausto trova un chiaro parallelo nella “religione dell’11 settembre”, la quale non fa che trasporre, su un piano solo apparentemente diverso, tensioni e paranoie del tutto simili. Ancora una volta, infatti, come già nel caso dell’“olocausto”, dopo aver preso a pretesto un drammatico evento storico gli si impianta sopra una sorta di pseudo-teologia; all’interno della quale una nazione, singoli individui, luoghi, avvenimenti e addirittura oggetti, vengono riconsiderati quali veicoli di significati ierologici ed inseriti in un contesto messianico-escatologico! Ma ciò si configura, peraltro, quale soltanto il più recente esito di un processo autoesaltativo-idolatrico già avviato dagli Stati Uniti d’America sin dalla sua costituzione!
E così: “…l’America stessa è percepita come un progetto divino,…la bandiera è diventata sacra come la Bibbia, il nome della nazione sacro come il nome di Dio, il presidente è diventato un sacerdote,…i suoi soldati sono diventati missionari…Di conseguenza chi fa obiezioni sulla politica estera di G.Bush non è soltanto un critico, è un sacrilego”.[21] Ancora una volta, cioè, l’essere umano sovverte le gerarchie invertendo l’ordine divino con quello terreno, confondendo le opere con la verità, la lettera con lo spirito. Dice Cristo Gesù: “Io vi conosco e so che in voi non c’è l’amore di Dio. Io sono venuto in nome del Padre mio e non mi riceverete: se un altro verrà in proprio nome lo riceverete. Come potete avere la fede voi che ricevete la gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene solo da Dio?” (Gv. 5,42-44).
L’ipocrisia anticristica della “religione dell’olocausto” risiede nell’aver “…trasformato l’amore di sé in una convinzione dogmatica in cui il fedele osservante adora sé stesso. In questa religione gli ebrei adorano l’Ebreo. E’ l‘adorazione esclusiva dell’ego-mio, in quanto soggetto di sofferenza infinita che avanza verso la propria autoredenzione…E’ ovvio che Dio resti fuori dal gioco; è stato licenziato perché ha fallito la sua missione storica: non era lì a salvare gli ebrei. Nella nuova religione, l’ebreo diventa il nuovo dio degli ebrei, tutto si gioca sull’ebreo che riscatta sé stesso”.[22]
Da parte sua, in maniera in certo qual modo analoga, l’ipocrisia anticristica della “religione dell’11 settembre” consiste invece nel “…confondere il ruolo di Dio con quello della nazione americana, come sembra fare G.Bush;[23]…identificando gli Stati Uniti col regno di Dio, trasformando l’America in un idolo, la Old Glory (la bandiera americana, N.d.A.) in un totem e la guerra preventiva in una guerra santa contro il male…La religione americana santifica la nazione americana come popolo eletto, santifica le sue istituzioni quasi fossero la realizzazione del regno di Dio, legittima in nome di Dio i suoi comportamenti, anche quando non sono affatto religiosi o sono in netto contrasto con i principi cristiani, e considera i suoi successi e la sua potenza una conferma della speciale protezione divina sulla nazione americana in perenne lotta contro il male nel mondo”.[24]
L’una e l’altra di tali ipocrisie manifestano oltretutto la propria intrinseca equivocità nella comune pretesa di investire le rispettive aberrazioni idolatriche con il “crisma della rettitudine”. E così, da una parte la missione messianica della nazione statunitense, secondo le parole di G.Bush, è quella di utilizzare la propria posizione di forza per “…creare un equilibrio di potenza nel mondo a favore della libertà umana,…costruire un ordine internazionale in cui il progresso e la libertà possano fiorire in molte nazioni,…estendere i benefici della libertà e del progresso alle nazioni che ne sono prive”.[25] Mentre dall’altra parte per l’ebraismo, in maniera affine, “…l’epoca messianica è un’epoca nella quale vi sarà la pace universale, gli uomini si sentiranno fratelli…in una terra rinnovata, sotto la guida diretta di Dio”.[26] Ed il raggiungimento di tale epoca sarà ottenuto proprio grazie al popolo ebraico, in quanto esso “…ha come missione quella di essere di esempio, e attraverso l’esempio svolge la sua missione nel mondo,…perché l’ebraismo è qualcosa di nobile, di puro (sic!), che ha scopi di elevazione morale, mentre l’uomo è quello che è”.[27] Paradossalmente, proprio “…dalla dispersione del popolo ebraico viene la diffusione dell’ideale ebraico in mezzo ai popoli…Se gli ebrei fossero tutti nella stessa terra, facessero come tutti gli stati di questo mondo e guardassero soltanto i fatti propri, verrebbero meno alla loro missione:…è provvidenziale che il popolo ebraico sia disperso ai quattro angoli della terra”.[28]
Ma ci chiediamo: con questo dio-messia che guiderà direttamente la “terra rinnovata” in un, oseremmo dire, “supremo benessere mondiale” posto sotto l’egida moralistica ebraico-statunitense, non è che si stia in realtà alludendo al “principe di questo mondo”? Oltretutto è un sintomo di esagerata e miope sottovalutazione proprio dell’Anticristo ciò che fa pure dire: “…Satana è considerato (dagli ebrei) come uno degli angeli che sono al servizio di Dio. Perché ha questa orribile fama? Soltanto perché il suo compito è quello di mettere in evidenza i peccati, i vizi del popolo. E’ l’angelo accusatore, che fa vedere a Dio i lati peggiori del popolo di Israele”.[29]
Ed ancora: “Non esiste l’inferno, ma esiste la punizione. Come per il giusto c’è un premio che viene concesso, nel lasso di tempo di un anno, così per il reprobo c’è la punizione. Dopo questo anno, questi undici mesi, vanno tutti in Paradiso”.[30]
Contro tali inganni la voce di giustizia del cattolico certo non può e non deve rimanere muta ed inerte, ma deve al contrario levarsi per far sentire misericordiosamente il proprio grido d’allarme verso tutti coloro che, consapevolmente o inconsapevolmente, si fanno o si pongono nelle condizioni di farsi predicati dell’Anticristo!



Il Katechon

Pare che a nulla siano serviti gli strali lanciati dalla profetica vetero-testamentaria contro quella “pace e misericordia” promessa dai falsi profeti (cfr. Ger. 6,14; 8,8-12; 14,13; 23,16. Ez. 13,10-16. Mi. 3,5). E lo stesso S.Paolo analogamente avverte: “Quando diranno «Pace e sicurezza», allora improvvisa li sorprenderà la rovina, come le doglie della donna incinta, e non avranno scampo” (1Ts. 5,3). La necessità di non confondere la pace temporale con quella eterna è già stata difatti stigmatizzata dallo stesso Gesù, allorché ha nettamente distinto la Sua pace da quella del mondo (cfr. Gv. 14,27). Pur essendo ovviamente auspicabile anche il raggiungimento di quest’ultima, tuttavia è necessario che essa vada intesa solamente nella prospettiva del suo ulteriore trascendimento; dal momento che, nella visione cristiana, il fine della storia universale è al di là della storia stessa. Ed è del resto proprio in questo che risiede il mistero pasquale della resurrezione; di modo che non certamente ad una rinnovata Gerusalemme terrena si deve alludere, bensì alla venuta della Gerusalemme celeste!
La pace terrena è pertanto un concetto votato all’instabilità ed all’apparenza esteriore: solamente un “sintomo di progresso”, come dice Solov’ev; ed il progresso è un sintomo della fine della storia, in cui avrà un ruolo fondamentale l’Anticristo! Oltretutto, come scrive sempre Solov’ev, in quanto “…il male esiste realmente e non si esprime soltanto nell’assenza del bene, ma in una diretta opposizione (contro il bene)”,[31] ebbene esso esige allora di essere individuato e combattuto, in quanto è dovere cristiano schierarsi per Cristo contro il Suo oppositore. Altrimenti, se non secondo questo senso, in quale altro modo bisognerebbe interpretare il passo evangelico in cui Cristo afferma di essere venuto a portare in questo mondo la “divisione” e “non la pace” (Mt. 10,34)?
Pare inoltre scontato, quindi, che per una lotta vittoriosa “…occorre avere un punto di appoggio in un altro ordine di esistenza”.[32] E se quest’altro ordine di esistenza è appunto il Cristo risorto, il punto di appoggio è costituito allora dalla Sua verità incarnata nel “Katechon”!
“Voi ben sapete che cosa impedisce la manifestazione (dell’avversario di Cristo), che avverrà a suo tempo. Infatti il mistero dell’iniquità è già qui in azione; soltanto v’è chi impedisce, finché sia tolto di mezzo” (2Ts. 2,6-7). “Katechon”, cioè “colui che impedisce”, è l’insieme coordinato dell’azione della duplice mano di Dio: rispettivamente quella di misericordia e quella di giustizia; che è come dire di “autorità sacerdotale” e di “potere regale”. L’esegesi patristica ha ben visto infatti nella complementarietà attiva tra Papato ed Impero il reale ed unico baluardo “politico-religioso” capace di opporsi al mistero di iniquità.[33]
Tuttavia una parte di esso è già stata “tolta di mezzo”; ed è stato proprio per il decadere dello “ius romano”, simbolo della regalità nella sua funzione sacra,[34] che l’Istituto dell’Imperium si è sovvertito e corrotto nell’“imperialismo”! Ecco quindi la necessità di reintegrare pienamente quell’endiadi di “misericordia e giustizia”; la cui messa in opera, se in senso generale compete individualmente ad ogni cattolico, in senso particolare trova la sua migliore attuazione allorché suddivisa tra il “sacerdote” (la cui opera è pertanto da definirsi di “misericordia giusta”) ed il laico cattolico (la cui opera è da parte sua di “giustizia misericordiosa”). Questa testimonianza laicale di “giustizia misericordiosa”, in attesa e nella prospettiva di un ritorno di una politica veramente “consacrata a Cristo”, non può che realizzarsi se non tramite le armi della “preghiera” e della “cultura”, con uno spirito che potremmo definire “cavalleresco” quanto a contenuti e modalità: spirito di virile fermezza e decisione, il quale sia privo di menzogna, alieno dai compromessi e incapace delle mezze misure, nonché coraggiosamente denunciante le menzogne ed i compromessi altrui… Ma questo è un altro discorso che sarà bene trattare in un’ulteriore occasione!

Cosmo Intini
Ass. Studi Cavallereschi “S.Giuseppe da Leonessa”



[1] La sussistenza del succitato passo del Levitico è spesso indicata impropriamente quale una delle presunte prove della mancanza di originalità di Gesù rispetto alla morale ebraica. Nei migliori dei casi viene invocata altre volte come prova di una equiparabilità tra morale cristiana e morale ebraica. Per quel che ci riguarda, a noi pare che tali obiezioni decadano alla luce appunto di quanto si è appena fatto osservare.
[2] A.Niccocci-ofm, in Ira e misericordia. Linee teologiche dall’Antico al Nuovo Testamento – SBF Corso di aggiornamento biblico teologico: Il cristiano di fronte alla violenza, Gerusalemme 13-16 aprile 2004.
[3] Omelia di sabato 2 febbraio 1985, Monterrico –Perù.
[4] S.Agostino, Lo spirito e la lettera, 32, 56 (PL 44,237).
[5] G.Biffi, Esercizi spirituali al Papa ed alla Curia romana, Città del Vaticano 27/02/07.
[6] Discorso di Giovanni Paolo II in occasione della visita al mausoleo di Yad Vashem, Gerusalemme 23/03/2000.
[7] G.Biffi, Attenti all’Anticristo! L’ammonimento profetico di V.Solov’ev, Piemme, Casale Monferrato 1991.
[8] A.Gentili, L’Anticristo: attualità di una ricerca, Ed. Il Cerchio, Rimini 1995, p.73.
[9] Cfr. Is. 65,2.
[10] Punto più alto, culmine, parte estrema.
[11] Ester Mieli, Comunità ebraica e Gran Loggia d’Italia, in IL TEMPO, Roma 27 /10/2006,
[12] Il rabbino capo Di Segni incontra il Grande Oriente, in Erasmo Notizie Anno V - n.11, Roma 2003
[13] Per un accurato riassunto dei principali documenti della Chiesa di Roma, a riguardo del rapporto tra fede cristiana e massoneria, cfr. A.Morganti (a cura di), Inimica vis: la Chiesa Cattolica contro la massoneria, Ed. Il Cerchio, Rimini 2006.
[14] Il rabbino capo, Erasmo Notizie, cit.
[15] Da uno conosci tutti gli altri.
[16] S.Massimiliano Kolbe, Scritti, ENMI, Roma 1997, p.1839.
[17] E.Toaff con A.Elkann, Il Messia e gli Ebrei, Bompiani, Milano 2002, p.34.
[18] Cfr. G.Atzmon, Purim special – from Esther to AIPAC, in Counterpunch, 3-4 marzo 2007, tradotto in sito web EFFEDIEFFE.com del 06-03-07.
[19] E.Toaff con A.Elkann, op.cit., p.26 seg.
[20] Idem, p.83.
[21] Citato in E.Gentile, La democrazia di Dio: la religione americana nell’era dell’impero e del terrore, Ed. Laterza, Roma-Bari 2006, p.213.
[22] G.Atzmon, op.cit.
[23] E.Gentile, op.cit., p.218.
[24] Idem, p.216.
[25] E.Gentile, op.cit., p.138.
[26] E.Toaff con A.Elkann, op.cit., p.9.
[27] Idem, p.32.
[28] Idem, p.34 seg.
[29] Idem, p.39.
[30] Idem, p.29.
[31] V. Solov’ev, I tre dialoghi ed il Racconto dell’Anticristo, Ed. Marietti, Genova-Milano 2006, p.143.
[32] Idem, dalla Prefazione dell’Autore, p.LXV.
[33] Cfr. pure S.Tommaso d’Aquino, De Anticristo, opuscolo LXVIII.
[34] In latino ius (dall’i.e. *YOUS), ancor prima di costituire un termine giuridico, indica nel concetto romano “lo stato di regolarità, di normalità, richiesto dalle regole rituali” e prescrive quello a cui ci si deve attenere. Lo ius procede dal Fas, al quale è indissolubilmente legato come l’effetto alla causa. Il Fas indica il diritto divino e deriva dalla stessa radice da cui deriva il verbo fari, “parlare”. La radice comune i.e. da cui il termine proviene è *BHA- che indica “la parola vivente in sé stessa” (quindi il Logos). Su tutto ciò cfr. M.Polia, Imperium: origini e funzioni del potere regale nella Roma arcaica, Ed Il Cerchio, Rimini 2001, p.20 segg.